Quattro fondazioni lanciano un bando per dare ai giovani nuove opportunità di lavoro

I giovani anche in Sicilia fanno sempre più fatica a inserirsi nel mondo del lavoro: gli ultimi dati Istat hanno registrato sul territorio un tasso di disoccupazione dei 15-24enni pari al 51,3%rispetto ad un dato nazionale parial 39,5%. Se il dato vale per la categoria dei “giovani” genericamente intesa, immaginiamo le difficoltà ancora maggiori di chi abbia abbandonato gli studi, o sia in carico ai servizi sociali perché  ha alle spalle situazioni familiari critiche, o ancora sia affetto da disabilità fisiche o psichiche, oppure sia disoccupato di lunga durata. Quattro Fondazioni private italiane – Fondazione “aiutare i bambini”, Fondazione San Zeno, Fondazione UMANA MENTE e UniCredit Foundation – a vario titolo impegnate già da anni in quest’ambito, per la prima volta fanno fronte comune unendo risorse ed esperienze con l’obiettivo di inserire al lavoro in tutta Italia 120 giovani in situazione di disagio sociale. I fondi messi a disposizione dalle quattro Fondazioni – pari a 600.000 euro – serviranno a sostenere l’inserimento lavorativo di giovani presso realtà produttive del loro territorio di residenza, oppure a sostenere attività di imprenditorialità sociale che favoriscano l’occupazione giovanile. I beneficiari dovranno avere un’età compresa tra i 16 e i 29 anni. I fondi verranno distribuiti attraverso un Bando, nominato significativamente “Occupiamoci!”, rivolto esclusivamente a organizzazioni senza scopo di lucro costituite da almeno tre anni (tra cui: cooperative sociali, enti di formazione professionale, imprese sociali). I progetti presentati verranno valutati dai promotori secondo precisi parametri. I progetti accolti verranno poi classificati in tre graduatorie distinte a seconda dell’area geografica di realizzazione degli interventi (Nord, Centro e Sud Italia). I progetti vincitori riceveranno un finanziamento a fondo perduto: massimo 35.000 euro per progetto in caso di inserimenti lavorativi in realtà produttive e massimo 60.000 euro per progetto in caso di sostegno ad attività di imprenditorialità sociale. Le domande vanno presentate entro il 31 ottobre. Il Bando e tutte le informazioni necessarie per partecipare saranno consultabili on line a partire dal 30 settembre sui siti internet delle quattro Fondazioni promotrici: www.aiutareibambini.it, www.fondazionesanzeno.org,  www.umana-mente.it, www.unicreditfoundation.org. Le Fondazioni promotrici ringraziano la società Adecco per la consulenza offerta pro bono in fase di revisione del testo del...

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Pil Sicilia a Picco nel 2013. Per CongiunturaRes -3,8%
Lug09

Pil Sicilia a Picco nel 2013. Per CongiunturaRes -3,8%

La recessione in atto nell’economia siciliana presenta sintomi più marcati di quanto espresso dai precedenti scenari di previsione. La flessione del PIL nel 2013 potrebbe essere nell’ordine del 3,8% e quella della domanda delle famiglie del 3,2%, mentre gli investimenti in macchinari e attrezzature potrebbero diminuire del 4,5%. Il tasso di disoccupazione potrebbe raggiungere un nuovo massimo storico al 20,4%. È quanto emerge dalla presentazione dell’ottavo numero di CongiunturaRes | Analisi e Previsioni, pubblicazione dell’Osservatorio Congiunturale della Fondazione Res. Lo scenario di previsione presenta anche un Focus dedicato al bilancio della Regione Siciliana, con un’analisi delle criticità e della dinamica della spesa in conto capitale. Il Rapporto è stato presentato ieri presso la sede della Fondazione Sicilia alla presenza di Giovanni Puglisi, presidente della Fondazione Sicilia; Adam Asmundo, responsabile delle Analisi Economiche della Fondazione Res e di CongiunturaRes; Giuseppe Arrica, direttore della Banca d’Italia, Palermo; Roberto Helg, presidente della Camera di Commercio, Palermo; Fabio Mazzola, preside della Facoltà di Economia dell’Università di Palermo. Ha coordinato Nino Amadore, de Il Sole 24 Ore. I lavori sono stati conclusi dal Ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia. “Le nostre stime configurano una recessione senza precedenti, più grave di quanto atteso. Abbiamo probabilmente raggiunto il punto di minimo della crisi che investe l’economia siciliana dal 2007 – ha spiegato Adam Asmundo, responsabile del modello di previsione dell’economia siciliana –. Tutto appare drammaticamente sotto pressione: il reddito disponibile, le condizioni economiche delle famiglie e delle imprese, il mercato del credito, la capacità stessa del sistema economico regionale e della componente pubblica dell’economia di reagire alla crisi”. “Sono fortemente colpiti i settori e le imprese tradizionali, dall’edilizia al commercio e all’artigianato, che rappresentano l’ossatura storica e identitaria dell’economia siciliana. Tuttavia – prosegue Asmundo – è in corso una lenta e importante trasformazione: tra le forze di lavoro cresce la pressione di nuove leve disposte a mettersi in gioco in un mercato che tende a privilegiare le scelte più innovative e coraggiose. Nuove conferme in questo senso sono date dai risultati di successo di imprese innovative che operano in comparti tradizionali e dalla capacità competitiva e di mercato delle imprese che scelgono di esportare. I limiti dell’intervento pubblico regionale e nazionale, inoltre, indicano che un ruolo determinante per l’uscita dalla crisi dovrà essere assunto in prima istanza dall’iniziativa privata.” Lo scenario di previsione è accompagnato da un approfondimento dedicato all’analisi del bilancio della Regione siciliana, con particolare riguardo alla spesa di investimento. “Si tratta di una variabile di estrema importanza per le prospettive di sviluppo strutturale dell’Isola – ha sottolineato Asmundo – che appare ancora ampiamente sottoutilizzata”. “Per curare l’economia siciliana malata occorre anzitutto mettere...

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Osservatorio economico Camera di Commercio di Palermo: volume affari imprese -50%,aumentano giovani senza lavoro
Giu03

Osservatorio economico Camera di Commercio di Palermo: volume affari imprese -50%,aumentano giovani senza lavoro

Meno sei punti del Pil, 12,4 per cento di perdite di fatturato delle imprese nel 2012, una contrazione complessiva del volume di affari delle imprese pari ad oltre 50 per cento, soprattutto nei settori delle costruzioni (-15,9 per cento) e nel turismo (-15 per cento). E, ancora, si riscontra un aumento dei ‘neet’, giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano: il 35,7 per cento in Sicilia, la media nazionale e’ del 22,7. Sono questi alcuni dati dell’Osservatorio 2012, focus sullo stato dell’economia provinciale, presentato oggi nel corso di una conferenza stampa alla Camera di commercio di Palermo. Il commercio segna una perdita del 13,4 per cento, meno 12,7 per cento il manifatturiero. Le imprese che hanno investito nel 2012 sono soltanto il 10,8 per cento, contro il 24,6 nel 2010. Per due terzi degli imprenditori le difficolta’ sono soprattutto di tipo finanziario e di liquidita’. Il tasso di disoccupazione nella provincia di Palermo ha raggiunto il 19,4 per cento (piu’ 3,5 per cento rispetto al 2011). Si riscontra nel 2012 un aumento della Cig che nel territorio locale arriva al 50,9 per cento, ben 38,8 rispetto al dato nazionale. Problemi rimangono anche per lo sviluppo delle pari opportunita’ e crescente aumento dell’area del sommerso. Secondo i dati dell’Osservatorio economico 2012, presentato oggi da Confcommercio Palermo, si registra un trend positivo invece per le partite Iva con un piu’ 6,3 per cento rispetto al 2011, soprattutto in settori come i servizi privati ed il commercio. La motivazione che ha spinto gli imprenditori locali a fare impresa rimane la tradizione familiare (51,8 per cento), la seconda e’ l’autoimpiego con 28 per cento, mentre nell’11 per cento dei casi la partita Iva serve per attivita’ monocommittente, che nascondono un rapporto di lavoro subordinato. La burocrazia rimane pero’ il problema principale: a Palermo occorrono 316 giorni per ottenere i necessari permessi edilizi (peggior risultato su 13 citta’ italiane esaminate) e 1366 giorni per la risoluzione di dispute commerciali (65 giorni in piu’ rispetto alla media nazionale). Nel 2012, tuttavia, si verifica un incremento del numero di scioglimenti e liquidazioni di impresa (7 per cento), 5231 le imprese costrette a chiudere....

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8 marzo amaro per le donne in cerca di lavoro. Tasso di occupazione femminile in Italia al 47,1%. In Sicilia al 28%
Mar08

8 marzo amaro per le donne in cerca di lavoro. Tasso di occupazione femminile in Italia al 47,1%. In Sicilia al 28%

Diminuisce di un punto percentuale il tasso di occupazione femminile e negli ultimi tre anni gli indici nazionali si rivelano in caduta libera. In Italia il tasso di occupazione femminile nel 2012 è stato del 47,1% in Sicilia del 28%, a Catania del 27 %. Nel 2010 il tasso di occupazione femminile era in Italia del 46%, in Sicilia quasi del 29% e a Catania del 28%. L’Ires Cgil di Catania divulga i dati curati dal segretario Tuccio Cutugno, sul lavoro al femminile alla vigilia della Giornata internazionale della donna che la Camera. Catania detiene un primato negativo nel contesto nazionale e positivo se paragonato alle altre città siciliane: nel capoluogo etneo la disoccupazione femminile è tra le più  alte d’Italia, ma tra le più basse della Sicilia, il primato tocca a Trapani con un tasso del 24,4%. Le donne in cerca di occupazione censite nel 2012 sono 24 mila il 18,8% della forza lavoro (20,6% in Sicilia; 11,9% in Italia ), erano 18 mila nel 2010 per un tasso di disoccupazione del 14,5%. La disoccupazione diagnosticata dalla statistica nell’arco di tre anni nella nostra provincia registra una cresciuta di ben 4 punti e mezzo. Per le giovani donne dai 15 ai 24 anni il dato è  ancora più allarmante: in Italia il tasso di occupazione delle ragazze tra i 15 e i 24 anni è del 15,75% nel 2009 era del 19,59%, in Sicilia nel 2012 è del 9,39% a Catania del 8,35% era del 9,54 nel 2010. Per avere un dato di confronto significativo a Bolzano il tasso di occupazione delle donne tra i 15 e i 24 anni è del 34,36%, per consolarci c’è però chi sta peggio: a Crotone è del 3,55%. A questo dato bisogna aggiungere quello delle lavoratrici scoraggiate, le cosiddette inattive – quelle che non lavorano e che un lavorano non lo cercano più. L’ISTAT dice che le non forze lavoro al femminile a Catania sono circa 370 mila, per un tasso di inattività  delle donne tra i 15 e i 64 anni del 65,6%. Il tasso di inattività  per le ragazze dai 15 ai 24 anni che non studiano, non hanno un lavoro né lo cercano, invece è del 81,58%. Alto come nel resto d’Italia 75% e della Sicilia 80,41%. Al dato statistico delle donne inattive bisogna aggiungere quello delle lavoratrici precarie e quello difficilmente rilevabile di quelle che hanno un lavoro irregolare e di quelle che lo hanno precario e scarsamente remunerato. Le lavoratrici parasubordinate nella provincia di Catania nel 2011 ( dati INPS ) erano 11.414 pari al 55,63% degli addetti complessivi, con un reddito medio annuo di poco meno di 6.500 euro. Le parasubordinate di età inferiore ai 25 anni 2.646 con...

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Palermo: Osservatorio Cciaa “citta’ rischia prolungata recessione”
Mar06

Palermo: Osservatorio Cciaa “citta’ rischia prolungata recessione”

Le difficolta’ dell’economia palermitana sono influenzate da un ciclo macroeconomico generale che volge nuovamente verso i rischi di una prolungata recessione. E’ quanto emerge dai dati relativi al 2011 presentati oggi dall’Osservatorio Economico della provincia di Palermo, un appuntamento istituzionale che la Camera di Commercio del capoluogo siciliano realizza con continuita’ da dieci anni insieme con l’Istituto Tagliacarne. Rimanendo sul piano strettamente economico e produttivo emerge “che vi sono degli squilibri inerenti al modello di sviluppo stesso, dipendente in modo cruciale dai livelli di domanda di consumo, pubblico e privato, e molto meno dalla competitivita’ intrinseca dal lato dell’offerta”. “Un ulteriore segnale di allarme – come emerge dai dati – e’ rappresentato dalla contrazione del valore dei depositi bancari. I depositi bancari a Palermo si sono ridotti per due anni consecutivi del 5% e nel primo semestre del 2011 non vi sono sostanziali segnali di ripresa. La riduzione di depositi bancari crea una condizione di crescente fragilita’ – e’ stato reso noto – nel circuito creditizio locale ed un evidente segnale di riduzione delle scorte monetarie delle famiglie locali, che tentano di mantenere un tenore di vita sproporzionato rispetto al potenziale di crescita dell’economia e del mercato del lavoro”. Secondo il rapporto il contributo delle esportazioni e’ negativo: Palermo -3,7%, Italia + 13,4%. Il mercato del lavoro presenta disoccupati di lunga durata e sensibili difficolta’ di accesso da parte delle donne e in particolare dei giovani (tasso di disoccupazione 15-24 anni: 44,7%). “Una situazione che impone – si legge nel rapporto – una riflessione sulla sostenibilita’ intergenerazionale del modello economico provinciale e sul dinamismo di quello attuale. La fragilita’ dell’economia si riflette anche sul sistema imprenditoriale provinciale che nei primi sei mesi del 2011 perde circa 1.400 unita’ locali, per lo piu’ ditte individuali (-4,2%). L’insieme di queste dinamiche si traduce in un andamento del Pil insoddisfacente ormai da quattro anni, riportando la crescita della ricchezza prodotta in area negativa di circa mezzo punto percentuale”. “Il turismo – sempre secondo il rapporto – rimane una opportunita’ fondamentale per il territorio ricchissimo di risorse, ma nell’insieme nonostante le potenzialita’ del territorio emerge una preoccupante flessione dei flussi in ingresso fra il 2000 e il 2010 (- 20% in termini di arrivi, -23,9% di presenze, -3,8% di permanenza media). Vi sono quindi complessi problemi da affrontare in termini di politiche promozionali del territorio”. “Il problema specifico che storicamente ha penalizzato anche lo sviluppo industriale e la competitivita’ della sua agricoltura, e’ – secondo il rapporto – la cronica difficolta’ di accessibilita’, sono in parte legate all’insularita’ ma anche strettamente connessa ad un sostanziale divario infrastrutturale”....

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Manovra: sindacati Sicilia “effetti drammatici, modifiche indispensabili”

“Nonostante la mancata apertura di ieri da parte del governo, continuiamo ad auspicare che si aprano spazi per modifiche alla manovra economica nel segno dell’equita’ e della giustizia sociale. Chiediamo un impegno in tal senso anche alle forze politiche presenti nel parlamento”. Lo dicono, in una nota congiunta, i segretari di Cgil, Cisl e Uil Sicilia, Mariella Maggio, Maurizio Bernava e Claudio Barone. In Sicilia i sindacati hanno organizzato per oggi presidi davanti a tutte le prefetture. “Se i provvedimenti su pensioni e Ici verranno confermati nella formulazione attuale – aggiungono i tre sindacalisti – avranno un peso insostenibile per i redditi piu’ bassi e una nuova scure si abbattera’ per conseguenza sui consumi, gia’ calati negli ultimi due anni nell’isola di oltre il 4%, accrescendo il disagio sociale, e aggravando la recessione”. Maggio, Bernava e Barone sottolineano quanto “questi effetti saranno ancora piu’ gravi in Sicilia, la regione che conta il maggior numero di pensioni al minimo, i redditi piu’ bassi, il piu’ alto tasso di disoccupazione”. “Temiamo peraltro – dicono ancora – che ci si sia incanalati su un percorso antidemocratico nel quale i sindacati non vengono ascoltati, le forze politiche non incidono. Per questo- sottolineano- chiediamo ai partiti di fare valere il binomio equita’- democrazia, rappresentando nel parlamento gli interessi di tutti, soprattutto delle fasce piu’ deboli della popolazione e di chi ha meno voce”. Maggio, Bernava e Barone sottolineano anche la loro”preoccupazione per l’entita’ dei tagli ai trasferimenti a regioni, comuni e province, che rischiano di indebolire anche il welfare locale con ulteriore danno per i meno abbienti”. E chiedono al presidente della Regione di “fare sentire la voce della Sicilia, cominciando col pretendere l’accordo con lo Stato per la restituzione delle accise sui prodotti petroliferi”....

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Scuola: Panarello “in provincia Messina persi 1560 posti in due anni”

“I tagli previsti dalla riforma Gelmini sono pesanti in Sicilia, ma diventano insostenibili in provincia di Messina, dove in due anni si perdono 1.560 posti di lavoro fra personale docente e non docente. Serve un immediato cambio di rotta da parte di un governo nazionale che sta massacrando la nostra isola”. Lo dice Filippo Panarello, deputato regionale del Pd, che stamane ha partecipato ad una manifestazione di precari della scuola di fronte alla Prefettura di Messina. “Ai circa 900 posti cancellati lo scorso anno – aggiunge – si aggiungono altri 600 tagli previsti quest’anno. Al di la’ delle ripercussioni sociali in una provincia gia’ martoriata da un altissimo tasso di disoccupazione, si avranno gravi ripercussioni sul piano dell’offerta scolastica, particolarmente  complessa nel Messinese per via dei tanti piccoli comuni presenti nel territorio. Il Pd – conclude Panarello – portera’ avanti le proprie battaglie in tutte le sedi necessarie, per spingere il governo nazionale a rivedere un piano scellerato, destinato a creare disoccupazione e ad abbassare l’offerta formativa”....

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La disoccupazione toccherà quota 15%

  La recessione economica proseguirà in Sicilia anche in autunno. Segnali di ripresa potrebbero arrivare tra la tarda primavera e l’estate del 2010. Per l’intero anno, si prevede la smobilitazione di circa 40 mila posti di lavoro: – 2,7 per cento contro un -2,0 per cento stimato per l’intero territorio italiano. La flessione dell’occupazione comporterà un aumento del tasso di disoccupazione, che si prevede risalire al 15 per cento in Sicilia ed all’8,3 per cento su scala nazionale. E’ emerso oggi, a Palermo, a palazzo dei Normanni, nell’ambito della presentazione del XXXIII report Sicilia intitolato “La secessione è già  arrivata”, che ha tracciato alcune previsioni sulle tendenze dell’economia siciliana nel 2009. Lo studio elaborato dal Di.s.te. (Dipartimento studi territoriali) in collaborazione con la Fondazione Curella, è stato presentato dal dott. Alessandro La Monica, presidente del Di.s.te. consulting, da Dario Corso, assegnista del Cirmet, da Roberto Foderà  dell’Università di Palermo e naturalmente dal presidente della Fondazione Curella, professore Pietro Busetta. “Il problema – ha affermato il professore Busetta – più che congiunturale è strutturale, nel senso che non ha origine dalla situazione di crisi che sta attraversando l’economia mondiale ma piuttosto da un politica in Sicilia e nel Mezzogiorno disattenta ai reali problemi di crescita di questi territori. Il rischio è che si arrivi ad un disamore rispetto all’unità del Paese”. Secondo l’indagine compiuta dal Dipartimento di studi territoriali, si assisterà in autunno alla prosecuzione della recessione ma i ritmi di crescita di questa crisi si attenueranno. Si giungerà così ad un graduale rallentamento del ciclo recessivo e un calo del PIL causato dalla diminuzione dei consumi (famiglie) e della produzione (aziende). Il taglio del prodotto interno lordo in volume potrebbe essere prossimo al 5,4 per cento, un tasso ancora una volta più alto del dato dell’Italia (-5,0 per cento). “La Sicilia – ha aggiunto il presidente del Di.s.te consulting La Monica – è sempre più lontana dall’Italia e la profonda crisi che sta interessando l’economia mondiale rischia di amplificare ancor di più il problema, per questo motivo adesso bisognerà concentrarsi su una robusta ripresa. Se così non sarà si corre il rischio non ipotetico che ci si allontani definitivamente dagli standard economici e sociali nazionali”. Secondo il Di.s.te, sarà il settore dell’industria a subire una riduzione più pesante dei posti di lavoro: quasi -11% rispetto al dato dell’inizio del 2008. Il ricorso alla cassa integrazione, infatti, per quanto corposo rispetto agli anni precedenti, non riuscirà a coprire tutte le imprese siciliane che spesso sono di ridottissime dimensioni e quindi escluse dai benefici della CIG. L’altro settore che accuserà il peso della crisi economica è quello delle costruzioni che negli...

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