Unicredit continua ad assumere in Sicilia, ulteriori sei ingressi a Palermo
Lug22

Unicredit continua ad assumere in Sicilia, ulteriori sei ingressi a Palermo

  Fra il 22 e il 31 luglio, infatti, a completamento del piano semestrale di assunzioni previsto per il primo semestre 2019, prenderanno servizio a Palermo sei neoassunti presso il Polo di Unicredit Direct, la Banca Telefonica del Gruppo Unicredit. Questi nuovi ingressi seguono a ruota le dieci assunzioni con contratto a tempo determinato perfezionate nel mese di giugno nei vari territori dell’Isola oltre ad altre effettuate negli ultimi mesi in Sicilia e la  First Cisl, da sempre in prima fila nella battaglia per gli aumenti degli organici in Sicilia, parla di una positiva inversione di tendenza. “Registriamo positivamente – dichiarano Gabriele Urzì Responsabile First Cisl Unicredit Palermo e Calogero Li Puma Portavoce Regionale First Cisl Unicredit Sicilia – l’ingresso di ulteriori 6 colleghi con contratto di Apprendistato Professionalizzante, anche se avremmo preferito che venissero assegnati nella rete delle agenzie del Palermitano in forte sofferenza per carenze di organico a seguito delle massicce adesioni dei lavoratori ai piani di esodo anticipato.Comunque registriamo la positiva inversione di tendenza in tema di assunzioni e apprezziamo la sensibilità dei vertici locali e nazionali della Banca che, anche se in modo parziale, sono venuti incontro alle pressanti richieste del...

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Gli italiani puntano su casa e liquidità, indagine del Centro Einaudi
Lug17

Gli italiani puntano su casa e liquidità, indagine del Centro Einaudi

Gli italiani popolo di risparmiatori, ma siamo oramai sotto alle medie europee. Anche perché investiamo troppo sulla casa, e manteniamo un livello di liquidità eccessiva sui conti correnti. È questo il quadro che emerge dall’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, realizzata dal Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi con Intesa Sanpaolo. Uno stato delle cose che a lungo termine non darà frutti positivi. “La liquidità sui conti correnti, costa, e non rende. Il risparmio monetario non serve a nulla”, ha allertato il presidente della banca Gian Maria Gros-Pietro, sottolineando come “servono investimenti, perché la domanda globale non mantiene i livelli di occupazione, e si deve aumentare il reddito”. Ma il valore delle case, calato mediamente del 2% all’anno dopo la crisi del 2008, ha complessivamente ridotto la possibilità di investimenti privati nel nostro Paese.  Eppure, nel 2019 come già da tre anni a questa parte, gli italiani sono sufficientemente soddisfatti del proprio reddito, con il 57,5% di loro che guadagna tra 1.500 e 3.000 euro, erano il 51,7% nel 2016.  Una situazione che consente al 52% degli italiani di risparmiare, in media mettono da parte il 12,6% del reddito, soprattutto nel Nord Est dove accantona il 63,8% della popolazione. Il primo obiettivo degli investimenti resta la sicurezza (62,2% degli intervistati), segue il bisogno di liquidità (37,9%). Il 63% dei patrimoni è rappresentato da case, che valgono in media 169 mila euro. Ma pochi vendono o comprano, appena il 3% degli intervistati, sulla casa si investe invece in ristrutturazioni e adeguamenti, o per avere un reddito a lungo termine, per garantire un’eredità ai figli. La proprietà degli immobili spinge la ricchezza verso le fasce d’età più avanzate, tra chi ha più di 45 anni sono infatti presenti i tre quarti della ricchezza complessiva. Più in generale, ha spiegato Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, l’Italia però non ha una compressione della ricchezza nelle fasce più agiate della popolazione: il 10% più ricco possiede il 42,8% della ricchezza totale, in Germania il dato è invece del 59,8% e negli Stati Uniti si arriva al 79,5%.  Se la ricchezza è più diffusa, lo è anche l’ignoranza finanziaria: il 53,8% degli intervistati non è interessato a questo tipo di informazione, il 56% ha difficoltà a capire il rischio degli investimenti, il 44,5% nello scegliere il momento, il 33% non si informa sugli investimenti. Di fronte a questa complessità di apprendimento, sale il risparmio gestito, scelto dal 15,3% degli intervistati. Il risparmio gestito è privilegiato da chi ha un alto reddito (27,2%) e da chi è più istruito (31,7%), tuttavia, solo uno su quattro distingue i fondi dalle azioni. La...

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Tecnis: sindacati “Ok lavoratori a vendita alla D’Agostino Costruzioni srl”
Lug17

Tecnis: sindacati “Ok lavoratori a vendita alla D’Agostino Costruzioni srl”

Via libera dei lavoratori della Tecnis spa alla vendita della loro azienda alla D’Agostino Costruzioni srl. L’intesa per l’acquisto era stata stipulata a Roma grazie ad un accordo con i sindacati FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil, approvato adesso all’unanimita’ dai lavoratori nel corso di un’assemblea molto partecipata. “La vendita – spiegano i sindacati – prevede la ricollocazione di tutti i 148 dipendenti addetti ai cantieri e alla sede. Si tratta di un accordo che ci soddisfa – proseguono – perche’ non intacca i livelli occupazionali ed arriva alla fine di una vertenza lunga e difficile, in cui i lavoratori hanno dovuto affrontare momenti di grande tensione. Ci auguriamo che con l’arrivo dell’acquirente, la D’Agostino Costruzioni srl, ci sia una immediata ripresa dei cantieri, a tutto vantaggio non solo delle maestranze ma anche delle aree interessate, che da tempo soffrono il sostanziale fermo produttivo e aspettano opere importanti per lo sviluppo e la competitivita’ del territorio”.  Intanto nel settore delle costruzioni ci sono ancora crisi importanti che attendono soluzioni in grado di garantire il mantenimento dell’occupazione: “La crisi della CMC di Ravenna e della romana Grandi Lavori Fincosit – spiegano Feneal, Filca, Fillea – sono solo due degli esempi sui quali il Mise ci deve delle risposte. Non e’ pensabile che realta’ storiche del mondo delle costruzioni, che occupano migliaia di lavoratori, non siano considerate prioritarie per lo sviluppo del Paese. E’ necessario che i tavoli di crisi siano attivati e che siano trovate soluzioni rapide per il mantenimento dei posti di lavoro e per il completamento delle opere”, concludono i sindacati....

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Confcommercio, Sangalli “Senza il Sud l’Italia non cresce”
Lug17

Confcommercio, Sangalli “Senza il Sud l’Italia non cresce”

L’Italia centrale e settentrionale hanno gia’ raggiunto l’obiettivo di Lisbona 2020 di un tasso di occupazione del 67%. Il Sud, nel 2018, e’ ancora al 48,2% con meno di meta’ delle persone tra i 24 e i 64 anni occupate. Al Nord Est la quota e’ piu’ alta di quasi 25 punti rispetto al Mezzogiorno (73%), al Nord Ovest e’ del 71,6% e al Centro del 67,8%. E’ quanto emerge dal rapporto dell’uffcio Studi Confcommercio “Nord Italia verso l’Europa, Sud altrove”. La media nazionale si attesta cosi’ al 63%. “Il divario nelle opportunita’ di lavoro contribuisce a fare del Sud un luogo di passaggio per chi ha la possibilita’ di andare altrove”, ha ricordato il direttore dell’ufficio studi, Mariano Bella. Tra il 2015 e il 2018 la popolazione al Mezzogiorno e’ diminuita di oltre 222 mila unita. Questo spopolamento e’ destinato ad aumentare nei prossimi 20 anni quando l’Italia perdera’ un milione di persone, in base alle dinamiche demografiche registrare dall’Istat, un problema che secondo Confcommercio e’ “sottovalutato per le citta’ e per il commercio”.  Per Confcommercio si deve “pensare a ricompattare le citta’”: nel 2018 si registra per l’Italia una dinamica negativa in termini di popolazione, -0,2%, per il quarto anno consecutivo dal 2015, con il Sud che ha perso 222.783 persone dal 2015 al 2018. Il nord-ovest in tre anni ha perso 30.861 mila abitanti, il nord est 4.552, il centro 42.526. “Un’economia ferma e senza una vera prospettiva di ripresa aggrava i problemi strutturali del Mezzogiorno allontanandolo sempre piu’ del resto del Paese”, ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. “Un dato tra tutti: negli ultimi 10 anni il Pil pro capite del Sud e’ calato del 10% a fronte dell’1,9% del Nord-Est, una crisi che incide un po’ meno nel commercio e nel turismo, settori che in quest’area riescono ancora a sostenere Pil, occupazione e consumi”, ha aggiunto. Per il presidente di Confcommercio “per ridurre i divari territoriali non servono politiche assistenziali, ma occorre e migliorare l’accessibilita’, le infrastrutture e sfruttare al meglio i fondi strutturali europei puntando sul turismo”. Quindi, Sangalli ha usato una metafora calcistica: “se vuoi vincere la partita della crescita non puoi giocare con un uomo in meno, senza le risorse del Mezzogiorno”....

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Palermo. Bpm, inaugurato nuova agenzia pro-family
Lug17

Palermo. Bpm, inaugurato nuova agenzia pro-family

 Prestiti personali, cessioni del quinto, mutui. Sbarca a Palermo, con l’inaugurazione della seconda agenzia in due giorni, “ProFamily”, la societa’ specializzata nel credito al consumo del gruppo Banco BPM. Si rivolge principalmente alle famiglie, attraverso un ventaglio ampio di prodotti per una scelta di finanziamento consapevole, perche’ ‘supportata da un’attenta valutazione delle capacita’ di rimborso’. “ProFamily e’ compagno di viaggio. Perche’ accompagna il consumatore, la famiglia – ha detto Fabio Peluso, direttore commerciale di ProFamily -. Noi siamo specializzati nel credito alla famiglia. Possiamo proporre soluzioni sicuramente vantaggiose, trasparenti”....

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Almaviva, sindacati “No ai 1600 licenziamenti annunciati a Palermo”
Lug17

Almaviva, sindacati “No ai 1600 licenziamenti annunciati a Palermo”

“No ai 1.600 licenziamenti annunciati nel sito di Almaviva, a Palermo”. E’ quanto chiedono i sindacati che hanno organizzato per domani, alle 9.30, davanti alla Prefettura del capoluogo siciliano, un presidio dei lavoratori Almaviva di Slc Cgil, Fistel Cil, Uilcom e Ugl in contemporanea con il tavolo convocato al Mise sui call center. I sindacati chiedono un tavolo istituzionale con il presidente della Regione e con il sindaco per definire soluzioni in grado di scongiurare i licenziamenti in Almaviva Palermo. L’azienda ieri in Sicindustria, fa sapere la Slc Cgil, “ha confermato l’apertura della procedura di mobilita’ a partire dalla prima decade di settembre e ha annunciato l’aumento degli esuberi di altre 300 unita’, fino a raggiungere il numero di 1.600 operatori. Almaviva ha comunicato ai sindacati i dati economici relativi al primo semestre della sede di Palermo, che evidenziano una perdita di 5,7 milioni di euro. Inoltre, l’azienda ha informato la delegazione sindacale che, tranne alcuni aumenti temporanei che riguarderanno esclusivamente i mesi di luglio e agosto, i committenti non hanno proposto nessun incremento di volumi utile a consolidare l’occupazione nel sito palermitano. In prospettiva, e’ stato annunciato un ulteriore calo dei volumi da settembre in poi. “Continuiamo a essere molto preoccupati – dichiara il segretario generale Slc Cgil Palermo Maurizio Rosso -. L’appuntamento di domani al Ministero e’ assolutamente necessario ma si tratta di un incontro generico sul settore. Non si intravede ancora nessuna soluzione per risolvere il dramma dei 1600 esuberi annunciati da Almaviva. Pensiamo che quelle indicate dalla Slc Cgil, la lotta alle delocalizzazioni, la certezza dei contratti e il fondo strutturale siano le uniche azioni per poter risolvere i problemi di questo settore e soprattutto di Almaviva”. “Continuano a non arrivare risposte neanche da parte della Regione siciliana – aggiunge il sindacalista -. Il destino di 4500 famiglie siciliane non puo’ assolutamente essere lasciato al caso ma c’e’ bisogno di un progetto e di una politica industriale seria per questo che ormai e’ il lavoro del futuro e dei servizi”. “Lanciamo un grido d’allarme a tutte le istituzioni – prosegue il segretario Slc Cgil Palermo Maurizio Rosso – perche’ capiscano quanto seria e’ la crisi di questa azienda e di tutto il comparto dei call center. Ad Almaviva chiediamo un impegno di sviluppo, investimenti concreti, il rinnovamento delle attivita’ a Palermo e un futuro di lavoro pregiato sempre piu’ legato all’information technology”....

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Mercato box e posti auto, lieve ribaso dei prezzi ma crescono le compravendite
Lug17

Mercato box e posti auto, lieve ribaso dei prezzi ma crescono le compravendite

Nella seconda parte del 2018 i prezzi di box e posti auto, nelle grandi città, hanno subito un leggero ribasso (-1,2% e -0,1%). Bologna e Milano sono le uniche due realtà dove i valori dei box sono in aumento, trend in parte determinato dalla generale ripresa del mercato immobiliare residenziale. Il 48,8% di chi ha comprato il box lo ha fatto per investimento, si tratta infatti di una tipologia immobiliare sempre molto richiesta in locazione e più facile da gestire rispetto all’abitazione.   Anche i dati dell’Agenzia delle Entrate confermano una tendenza al rialzo delle transazioni che sono in aumento del 5,2%. I prezzi più alti interessano sempre le zone centrali dove l’offerta di box non è elevata, ci sono difficoltà di parcheggio e, spesso, immobili storici privi o con pochi box.   Variazione percentuale PREZZI – ( II sem18 rispetto al I sem18)   Città Box Posto auto Bari -4,7 -1,2 Bologna 1,9 2,6 Firenze 0,3 1,1 Genova -6,2 -0,4 Milano 1,1 -0,8 Napoli -1,4 -0,5 Palermo -3,0 -1,2 Roma -0,6 -1,4 Torino 0,3 0,9 Verona 0,0 -0,2   Si acquista anche per investimento L’analisi delle informazioni raccolte presso le agenzie affiliate Tecnocasa e Tecnorete mostra che, nel secondo semestre del 2018, il 70,4% delle operazioni sui box ha avuto come finalità l’acquisto, mentre il 29,6% ha avuto come finalità la locazione. Rispetto ad un anno fa si registra un aumento della percentuale di compravendite, nel secondo semestre del 2017 infatti gli acquisti si fermavano al 64,8%, mentre le locazioni si attestavano al 35,2% del totale delle operazioni. L’aumento della percentuale di chi compra il box auto trova conferma nella generale ripresa del mercato immobiliare residenziale. Il 48,8% di chi ha comprato il box lo ha fatto per investimento, si tratta infatti di una tipologia immobiliare sempre molto richiesta in locazione e più facile da gestire rispetto all’abitazione. La percentuale di acquisti per investimento è comunque in lieve contrazione, nel secondo semestre del 2017 infatti si attestava al 55,3%.   Fonte: Ufficio Studi Gruppo...

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Confindustria-SRM: Check Up Mezzogiorno, motori al minimo al Sud, mettere l’impresa al centro delle politiche pubbliche
Lug17

Confindustria-SRM: Check Up Mezzogiorno, motori al minimo al Sud, mettere l’impresa al centro delle politiche pubbliche

   Motori al minimo per l’economia meridionale. Secondo la tradizionale analisi di mezza estate condotta da Confindustria e SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Centro studi del Gruppo Intesa Sanpaolo) il Sud, nei primi mesi del 2019, vede affievolire la sua capacità di spinta, e i segnali di frenata, già ampiamente visibili a fine 2018, rischiano di diventare veri e propri arretramenti. Anche nel 2018, continua la lenta risalita dell’Indice Sintetico dell’Economia Meridionaleelaborato da Confindustria e SRM, in aumento di circa 10 punti rispetto al 2017: tutti e 5 gli indicatori che compongono l’indice fanno segnare un piccolo miglioramento, che si fa tuttavia sempre più lieve, in particolare con riferimento al Pil, all’occupazione, agli investimenti e alle imprese, mentre continua la crescita dell’export. È ancora lontano il recupero dei livelli pre-crisi: il consumo procapite di energia elettrica è del 9,4% inferiore a quello del 2007. Ha smesso di crescere il numero delle imprese: dopo molti trimestri di aumento, infatti, nei primi mesi del 2019 le imprese attive sono meno di 1milione settecentomila (esattamente come un anno fa). All’interno di questo insieme, aumentano le imprese di capitali, che sono al Sud ormai quasi 330mila, con una crescita del 5,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma di queste, solo 25mila hanno più di 9 dipendenti. L’export meridionale, dal canto suo, mostra segnali di miglioramento assieme ad altri di frenata che prevalgono nel breve periodo. Se il 2018, infatti, si è chiuso con un valore positivo delle esportazioni (+5,5%, per un valore complessivo delle merci esportate di circa 50 miliardi di euro), nei primi tre mesi del 2019 si registra un inatteso stop: a penalizzare le regioni meridionali è soprattutto la flessione dell’export di coke e prodotti raffinati, in diminuzione del 21% rispetto al primo trimestre 2018, solo parzialmente compensata dall’andamento dell’export di mezzi di trasporto (+4,5%), prodotti alimentari (+5,1%) e soprattutto dalla farmaceutica, che mette a segno un lusinghiero +18%. Cresce nel 2018 anche l’export turistico, ovvero arrivi (+14,9%) e spesa (+8,8%) dei turisti stranieri. Il mercato domestico continua a soffrire: restano elevati i divari interni relativi al potere d’acquisto, che si traducono in minori consumi (circa 800 euro pro capite in meno nelle regioni del Mezzogiorno rispetto a quelle del Centro Nord). L’andamento degli occupati mostra elementi positivi mescolati a quelli negativi, con questi ultimi che prevalgono nei mesi più recenti (-2,2%): il primo trimestre 2019 è infatti il terzo trimestre di fila a far segnare un andamento negativo, cosicché, gli occupati al Sud tornano sotto la soglia dei 6 milioni, con un calo nella maggior parte delle regioni, tranne Molise, Puglia e Sardegna. I disoccupati sono circa 1milione...

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Cgil Sicilia, Alfio Mannino è il nuovo segretario generale
Lug10

Cgil Sicilia, Alfio Mannino è il nuovo segretario generale

Alfio Mannino e’ il nuovo segretario generale della Cgil Sicilia. Lo ha eletto l’assemblea generale del sindacato con 119 voti a favore, 16 contrari, 3 astenuti. Succede a Michele Pagliaro, che lascia l’incarico dopo 6 anni e 2 mesi perche’ nominato presidente dell’Inca nazionale (il patronato della Cgil). All’Assemblea ha preso parte il segretario nazionale Maurizio Landini che, sentita l’organizzazione siciliana, ha proposto a nome del centro confederale Mannino per l’incarico di vertice in Sicilia. Il nuovo segretario della Cgil regionale ha 46 anni, una laurea in giurisprudenza, e’ sposato e ha una figlia. Nato in Germania, da bambino si e’ trasferito con la famiglia a Randazzo (Catania). Milita nella Cgil da molti anni con incarichi di vertice, tra gli altri, nella Flai di Catania, nella segreteria della Camera del lavoro etnea e in ultimo nella Flai regionale, di cui attualmente e’ segretario generale....

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Lavoro: Tridico “Nativi precari al 24,7% nel Mezzogiorno”
Lug10

Lavoro: Tridico “Nativi precari al 24,7% nel Mezzogiorno”

“Negli ultimi anni e’ emersa una nuova categoria di persone vulnerabili nel Paese, che possiamo chiamare i ‘nativi precari’: giovani che non solo non studiano e non lavorano, i cosiddetti Neet, ma che vivono anche in famiglie dove nessun genitore e’ occupato e sono il 18,4% delle famiglie. Questa percentuale sale al 24.7% nel Mezzogiorno”. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, illustrando la relazione annuale dell’Istituto. “Nel 2018 a fronte di una crescita della domanda di lavoro prossima o superiore al 2% in quasi tutte le regioni del Centro Nord, particolarmente rilevante nel quadrilatero costituito da Nord-Est, dove si colloca tra il 2,5% e il 3% (questo dato esclude il Friuli Venezia Giulia), al Mezzogiorno si arriva al massimo all’1,1% (Campania), e per la Calabria e le Isole il dato e’ negativo, indicando un arretramento del volume della domanda di lavoro”, ha aggiunto Tridico....

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