L’Ue bacchetta ancora l’Italia sui ritardi di pagamento della Pa
Giu07

L’Ue bacchetta ancora l’Italia sui ritardi di pagamento della Pa

(askanews) – La commissione europea torna a bacchettare l’Italia sui tempi di pagamento della pubblica amministrazione. Con un comunicato, l’esecutivo comunitario riferisce di aver inviato a Roma un parere motivato “in quanto il suo diritto nazionale non è conforme alla direttiva sui ritardi di pagamento. Nel mese di aprile 2017 l’Italia ha apportato una serie di modifiche al Codice dei contratti pubblici italiano. Una delle nuove disposizioni estende sistematicamente di 30 giorni i tempi di gestione del pagamento delle fatture per stato avanzamento lavori negli appalti pubblici”. “Le autorità italiane sostengono che tale ulteriore periodo sia necessario ai fini delle verifiche, anche qualora siano già state svolte nel corso delle diverse fasi di realizzazione delle opere pubbliche. Tale disposizione, che estende il periodo in questione di ulteriori 30 giorni, si configura come una violazione della direttiva sui ritardi di pagamento – avverte Bruxelles -. La direttiva dispone che le autorità pubbliche debbano eseguire i pagamenti non oltre 30 o 60 giorni dalla data di ricevimento della fattura o, se del caso, al termine della procedura di verifica della corretta prestazione dei servizi”. La Commissione ricorda di aver giù inviato a luglio 2017 una lettera di costituzione in mora all’Italia “nel quadro di un impegno costante volto a garantire la tempestività dei pagamenti a favore degli operatori economici, spesso Pmi, e a migliorare l’attuazione della direttiva in tutta l’Ue”. L’Italia dispone ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire l’Italia alla Corte di giustizia...

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Fondi Ue, Bruxelles rivede le assegnazioni All’Italia andranno quasi 2,5 miliardi in più
Mag30

Fondi Ue, Bruxelles rivede le assegnazioni All’Italia andranno quasi 2,5 miliardi in più

(Europa&Mediterraneo). La riforma dei fondi strutturali europei proposta dalla Commissione Ue per il 2021-2027 porterà nelle casse dell’Italia 2,4 miliardi di euro in più rispetto al 2014-2020. L’aumento della dotazione italiana, nonostante i tagli alla politica di coesione, deriva dalla modifica dei criteri di assegnazione delle risorse. Oltre al Pil, infatti, conteranno di più fattori come la disoccupazione giovanile. La fetta  italiana di Fondo Ue per lo sviluppo regionale salirebbe così da 36,2 miliardi (2014-2020) a 38,6 (2021-2027). Secondo un documento interno della Commissione consultato dall’Ansa, che considera Fesr e Fondo di coesione in prezzi 2018, i tagli per l’Ue a 27 saranno del 9,9% (da 367 a 331 mld), quindi non del 6%, come dichiarato nelle scorse settimane dallo stesso esecutivo. Ma l’Italia, che rimane il secondo beneficiario della politica di coesione europea dopo la Polonia, non è l’unico Paese che potrebbe vedere la sua dotazione aumentata nonostante le sforbiciate. La proposta di regolamento adottata dalla Commissione europea implica infatti uno spostamento di risorse dal Nord-Est Europa verso il Centro-Sud che tenga conto del migliorato tenore di vita negli ex Paesi sovietici ma anche dell’impatto della crisi su molte economie del Mediterraneo, della lotta ai cambiamenti climatici e degli sforzi per integrare i migranti. Grecia (da 17,8 a 19,2 mld), Romania (da 25,2 a 27,2 mld) e Bulgaria (da 8,3 a 8,9 mld) vedrebbero un aumento dell’8%; Finlandia (da 1,5 a 1,6 mld) e Spagna (da 32,4 a 34 mld) del 5%, mentre Cipro del 2%. Invariate le risorse per Danimarca, Svezia, Belgio, Paesi Bassi, Austria e Lussemburgo. Mentre a subire le sforbiciate più pesanti sono Ungheria (da 23,6 a 17,9 mld), Lettonia (da 7,4 a 5,6 mld), Estonia (da 3,8 a 2,9 mld), Repubblica Ceca (da 23,5 a 17,8 mld) e Malta (da 0,8 a 0,6 mld), con un -24%. Segue il -23% della Polonia (da 83,9 a 64,4 mld), il -22% della Slovacchia (da 15,1 a 11,8 mld) e -21% della Germania (da 19,8 a 15,7 mld). La perdita di fondi per il gruppo di Visegrad nel prossimo settennato di programmazione sarebbe quindi di 34,2 miliardi di euro. La proposta di regolamento deve ora essere negoziata con le altre istituzioni Ue prima di entrare in...

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Fondi europei cambiamenti climatici e sicurezza territoriale al centro dell’incontro territoriale del Po Fesr Sicilia 2014-2020
Mag17

Fondi europei cambiamenti climatici e sicurezza territoriale al centro dell’incontro territoriale del Po Fesr Sicilia 2014-2020

  Concluso ieri 16 maggio  a Catania l’incontro territoriale del Po Fesr Sicilia 2014-2020 “Le nuove sfide: cambiamenti climatici e sicurezza territoriale” Nel corso della giornata sono stati trattati gli obiettivi dell’Asse 5 del Programma che, oltre a perseguire la materiale riduzione del rischio idrogeologico e di erosione costiera promuovendo investimenti destinati a garantire la resilienza dei territori, intende conseguire analoga riduzione del rischio sismico sviluppando al contempo efficaci sistemi di gestione delle catastrofi. I lavori,   preceduti dai saluti istituzionali  di Ignazio Baglieri, segretario generale della Città Metropolitana di Catania,  sono stati introdotti dal moderatore, Calogero Foti – Dirigente Generale del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza della Regione Siciliana, che ha ricordato come la Protezione civile sia “un sistema complesso, la cui ossatura è costituita dai sindaci, che vanno sostenuti, in maniera da rafforzare l’intero sistema, che inoltre si giova dell’aiuto dl mondo scientifico  e di quello delle professioni.” Nel corso dell’incontro, in particolare,  Giuseppe Basile – Dirigente del Servizio S.02 – CFDMI, ha illustrato l’Azione 5.1.4 e il  Progetto pilota INSYLAND (Integrated System for Landslide Monitoring): “Integrazione e sviluppo di sistemi di prevenzione per il monitoraggio di fenomeni franosi a cinematica lenta innescati da pioggia”. Il sistema raccoglie e studia i dati per migliorare la prevenzione delle frane prodotte dalla pioggia. Il Piano regionale di micronizzazione sismica è stato oggetto dell’intervento di Antonio Torrisi – Progettista Azione 5.3.2 OT 5. “La microzonizzazione, che in Italia risponde a criteri omogenei di rilevamento ed archiviazione dei dati, è uno studio a livello comunale teso a riconoscere le condizioni geologiche più rilevanti che potrebbero amplificare le conseguenze di un evento sismico. Il Piano regionale perimetrerà le aree di diverso livello di pericolosità, realizzando un elenco gerarchico di zone a...

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XII congresso Uil Sicilia. Catanzaro (Sicindustria) “Necessario uso strategico fondi Ue”
Mag07

XII congresso Uil Sicilia. Catanzaro (Sicindustria) “Necessario uso strategico fondi Ue”

“La prima questione che in Sicilia va affrontata con urgenza, ancor prima del problema infrastrutture, e’ la necessita’ di rendere le imprese competitive, e per farlo e’ necessario un uso strategico dei fondi comunitari. Non vorremmo, per assurdo, che si continui in un modello a tutti noto: negli anni, a fronte di tre cicli di programmazione comunitaria e con ben trenta miliardi di investimenti, non abbiamo avuto un significativo incremento dell’occupazione. E’ quindi necessaria la capacita’ di usare le risorse pubbliche per fare valore aggiunto e non per distribuire risorse a pioggia”. Lo ha detto il presidente di Sicindustria, Giuseppe Catanzaro, intervenendo al congresso regionale della Uil Sicilia....

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La Sicilia è tra le regioni dell’Unione europea con il più alto tasso di disoccupazione giovanile
Mag03

La Sicilia è tra le regioni dell’Unione europea con il più alto tasso di disoccupazione giovanile

(Europa&Mediterraneo) La Sicilia è tra le regioni dell’Unione europea con il più alto tasso di disoccupazione giovanile nel 2017. Il 52,9% dei giovani siciliani, compresi nella fascia d’età 15-24 anni, non ha un lavoro. Va ancora peggio, restando nel territorio nazionale, alla Campania (54,7%) e alla Calabria (55,6%). Il triste primato nell’Unione europea, però, secondo i dati Eurostat raccolti nell’ambito di una indagine sulla forza lavoro dell’UE, spetta alla Ciudad Autónoma de Melilla (62,7%) in Spagna, seguita da Voreio Aigaio (58,2%) in Grecia. Percentuali molto al di sopra del tasso medio di disoccupazione giovanile che, per l’anno preso in considerazione, è pari al 16,8%. Valori più bassi rispetto alla media UE, invece, si sono registrati a Praga e a Oberbayern, in Germania, entrambe con percentuali del 3,8%, seguite dalle regioni tedesche di Weser-Ems (4,6%) e Stoccarda (4,7%) e dalla olandese Zelanda (5,0%). Considerando la fascia 15-74 anni, oltre l’80% delle regioni NUTS 2 dell’UE – comprendente 276 regioni- ha visto ridurre nel 2017 il tasso di disoccupazione rispetto all’anno precedente e circa il 60% ha registrato un calo di almeno 0,5 punti percentuali. Anche in questo caso si annoverano variazioni significative tra i diversi territori. Ancora una volta è Praga a presentare i tassi più bassi, appena l’1,7%, seguita da Treviri (2,0%) in Germania e, a parità di percentuale (2,1%), dalle regioni ceche di Střední Čechy e Jihozápad e da quelle tedesche di Niederbayern e Mittelfranken. Compare, invece, di nuovo la Ciudad Autónoma de Melilla (27,6%) tra le aree con i tassi più alti di disoccupazione, preceduta da Dytiki Makedonia (29,1%) in Grecia. Tra le zone con maggiori problemi occupazionali, vi sono pure Dytiki Ellada in Grecia ed Estremadura in Spagna (entrambi il 26,3%), Mayotte (25,9%), una regione d’oltremare della Francia, e l’Andalusia (25,5%). Quasi una regione su cinque, circa il 20% delle 275 dell’UE per le quali sono disponibili i dati, ha registrato un tasso di disoccupazione del 3,8%, la metà della media dell’UE pari al 7,6%. Tra le 56 regioni con percentuali inferiori al valore medio europeo, ventuno sono tedesche, tredici appartengono al Regno Unito, sette sono in Repubblica Ceca e tre a testa fanno parte della Bulgaria, dell’Italia e dei Paesi Bassi. Le 31 regioni con percentuali al di sopra della media europea, ossia oltre il 15,2% di disoccupazione, sono tutte e tredici le regioni della Grecia, nove della Spagna, cinque della Francia e quattro dell’Italia. Tra le regioni UE con un tasso di disoccupazione di lunga durata al di sopra della media UE (45,0%) risulta nuovamente Mayotte (83,8%), seguita dalle due regioni greche Attiki (77,3%) e Thessalia (77,2%). Anche la Sicilia ha un valore oltre...

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Eurozona: in aprile attività economica stabile. Pil verso +0,6%
Apr23

Eurozona: in aprile attività economica stabile. Pil verso +0,6%

(askanews) – In aprile attività economica stabile nell’Eurozona. L’indice Pmi, che misura l’andamento del settore manifatturiero e di quello dei servizi, è risultato pari a 55,2, lo stesso livello del mese precedente. Un risultato sopra la stima di consensus degli economisti (54,8 punti) che interrompe una fase di modesto declino avviatasi nel gennaio di quest’anno. La stabilizzazione del trend non apre, a detta degli economisti,, prospettive per una nuova accelerazione dell’attività economica nei prossimi mesi. La componente dell’indice relativa ai nuovi ordinativi viaggia infatti sui minimi dei 15 mesi, penalizzata dall’apprezzamento dell’euro mentre le aspettative sulla produzione futura si trovano sui minimi dal novembre 2017. Queste ultime tendenze “non rappresentano motivo di preoccupazione in quanto l’indice Pmi si trova, in aprile, due punti sopra la sua media storia di lungo periodo (53,1 punti, Ndr). Se dovesse mantenersi su questi livelli, si tratterebbe di una traiettoria compatibile con un crescita del Pil dell’Eurozona nel secondo trimestre stimata a +0,6%”, scrive Apolline Menut, economista di...

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Spesa a rilento, la Sicilia rischia di perdere i fondi europei
Apr19

Spesa a rilento, la Sicilia rischia di perdere i fondi europei

(Europa&Mediterraneo) Ogni mese che passa per l’Italia si fa sempre più concreto il rischio di perdere milioni di euro di fondi strutturali europei che autorità nazionali e regionali non stanno spendendo sul territorio nella misura concordata. Questo il pericolo che emerge dalla lettura degli ultimi dati pubblicati dalla Commissione Ue sul suo portale web. Il tasso di spesa italiano risul-ta ancora fermo fra il 5 e il 7% per i fondi di sviluppo regionale Fesr e sociale Fse (contro una media Ue del 9,7 e del 12%), con picchi negativi (zero per cento) per alcuni programmi regionali (Fesr Sicilia, Abruzzo, Bolzano) e nazionali (Governance e ‘Legalità’). La necessità di recuperare il tempo perso, accelerando decisamente il ritmo di spesa dei fondi europei, nasce dalle nuove regole in vigore. Norme che, nell’ambito del quadro finanziario 2014-2020, obbligano le autorità di gestione nazio-nali a rendicontare una spesa che raggiunga i target minimi concordati per ogni programma entro una certa data. Se ciò non avverrà entro la fine dell’anno, scatterà il disimpegno automatico e, salvo diverse intese ‘ad hoc’ dell’ultima ora, l’Ita-lia perderà i fondi non spesi. Per quanto riguarda le regioni, i dati migliori sulla spesa sono dell’Emilia-Romagna, che con il suo 17% è prima in Italia sul Fesr ed è terza per il Fse (20%). La media italiana di soldi Fesr spesi e rimborsati dall’Ue è appena del 4,57% sui quasi 34 miliardi previsti per il 2014-2020 (media Ue 9,74%), mentre per il Fse il Paese è fermo al 7% dei 17,7 mld totali (media Ue 12%). Restando sul Fesr, che rappresenta la fetta più consistente dei fondi Ue, le uniche regioni che con l’Emilia-Romagna sono in doppia cifra sulla spesa sono Valle d’Aosta (14%) e Toscana (10%). Le altre toccano al massimo l’8%. Quasi tutto il Mezzogiorno è nelle ultime posizioni: uniche eccezioni la Calabria (6%, settima in Italia col Piemonte) e la Puglia (4%, nona con Marche e Provincia autonoma di Trento) che però presentano un dato unico per Fesr e Fse. Sono ferme a percentuali intorno allo zero Sicilia, Abruzzo e la Provincia autonoma di Bolzano, dove i ritardi sono legati anche alla designazione tardiva dell’autorità di gestione. Per quanto riguarda il Fse, guida la classifica dei pagamenti il Piemonte (25%), seguito dalla Provincia autonoma di Trento (23%). In coda ci sono nuovamente Sicilia (3%), Abruzzo (2%), Molise (2%, dato unico per Fesr e Fse) e la Provincia autonoma di Bolzano (1%). Gli stessi problemi emergono se si volge lo sguardo ai programmi nazionali: Reti e infrastrutture (1,85 mld) è fermo al 3% della spesa; “Città metropolitane (893 mln) all’1%, mentre Governance (828 mln) e ‘Legalità’ (610...

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Aiuti di Stato: la Commissione approva il regime italiano che agevola l’uscita dal mercato delle piccole banche in dissesto
Apr19

Aiuti di Stato: la Commissione approva il regime italiano che agevola l’uscita dal mercato delle piccole banche in dissesto

(Europa&Mediterraneo) La Commissione europea ha autorizzato, in base alle norme dell’UE sugli aiuti di Stato, un regime di liquidazione italiano per le piccole banche con attivi totali inferiori a 3 miliardi di euro. Il regime agevola il lavoro delle autorità nazionali in caso di emergenza, ad esempio quando viene individuato il dissesto di una banca dalle autorità nazionali competenti. Nell’ambito di tale regime, i sistemi di garanzia dei depositi riconosciuti (SGD) in Italia possono sostenere il trasferimento delle attività e passività di una banca in dissesto a un’altra banca secondo le procedure di insolvenza nazionali. La Commissione ha ritenuto che il sostegno da parte dei componenti obbligatori dell’SGD italiano fosse compatibile con il principio degli aiuti di Stato, in linea con la comunicazione della Commissione relativa alle banche del 2013 e la corri-spondente normativa dell’UE, inclusa la direttiva relativa ai sistemi di garanzia dei depositi, in particolare l’articolo 11, paragrafo 6. Qualsiasi aiuto sarebbe limitato al minimo necessario per agevolare l’uscita ordinata della banca in dissesto dal mercato. I contributi degli azionisti e dei detentori di obbligazioni subordinate sono pertanto richiesti in linea con gli obblighi della comunicazione relativa alle banche del 2013. I fondi del sistema di garanzia dei depositi saranno impiegati per garantire l’accesso dei depositanti ai depositi coperti, e i costi di finanziamento non supereranno l’importo netto ne-cessario per risarcire i depositanti protetti della banca in dissesto. L’autorizzazione degli aiuti è concessa per un periodo di dodici mesi a partire da oggi. La comunicazione sul settore bancario delinea una serie di condizioni in cui gli Stati membri hanno la possibilità di istituire regimi per sostenere l’uscita ordinata delle piccole banche in dissesto, in relazione alle condizioni di ogni mercato. La Commissione ha già approvato tali regimi per Croazia, Danimarca, Irlanda e Polonia. La versione non riservata della decisione sarà consultabile sotto il numero SA.50640 nel registro degli aiuti di Stato sul sito della DG Concorrenza una volta risolte eventuali questioni di...

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Bando aree crisi: Catanzaro (Sicindustria) “Contrari a nuovo bando. Intervenga Musumeci”
Apr19

Bando aree crisi: Catanzaro (Sicindustria) “Contrari a nuovo bando. Intervenga Musumeci”

“Apprendiamo dalla stampa che l’assessore regionale delle Attività produttive, Mimmo Turano, a proposito dei fondi del contratto di programma per gli investimenti nelle aree di crisi industriale non complessa, parla di un ‘bando bloccato da 4 anni’ e aggiunge di non sapere ‘neppure quali siano le imprese del vecchio bando’. Vorremmo pertanto renderci utili, ricordano le fasi che hanno portato Invitalia ad aprire la call per individuare progetti di investimenti nelle aree definite depresse”. Lo dice il presidente di Sicindustria, Giuseppe Catanzaro, a proposito delle agevolazioni previste dall’accordo di programma tra Mise, Regione Siciliana e Invitalia. “Con decreto del Mise del 24 febbraio 2017 – afferma Catanzaro – è stata fissata alle ore 12 del 4 Aprile 2017 la data per inviare le domande di ammissione; con decreto del Mise del 5 aprile 2017 è stata disposta, a partire dal 6 aprile 2017, la chiusura in considerazione del fatto che il fabbisogno finanziario derivante dalle domande presentate superava ampiamente la dotazione finanziaria stabilita nel decreto ministeriale del 31 gennaio 2017; la maggior parte delle aziende che hanno presentato domanda hanno ricevuto la comunicazione della sospensione dell’iter di valutazione a causa dell’avvenuto impegno delle risorse finanziarie disponibili;    ad oggi perdura la sospensione dell’iter e rimangono appese ad un filo 27 progetti di investimento presentati da aziende siciliane”. “L’intero iter quindi – aggiunge il leader degli industriali – si è consumato appena un anno fa e non quattro come sostiene l’assessore. Chiediamo al presidente della Regione, Nello Musumeci, di intervenire affinché non si disperda un patrimonio di progetti (27) immediatamente cantierabili. La decisione di indire un nuovo bando allunga immotivatamente i tempi senza assicurare il risultato (ossia attuare il prima possibile i programmi di investimento dai quali si avvia la reindustrializzazione e il recupero dei siti dismessi generando nuovi occupati), e penalizza tutte quelle imprese che, fidandosi delle Istituzioni, l’anno scorso hanno deciso di investire in territori dove è stata certificata una profonda crisi e un grave tasso di disoccupazione. A beneficio dell’assessore Turano, inviamo le schede di Invitalia dalle quali è possibile trarre indicazione sulle tipologie dei progetti presentati, le aree di localizzazione, il numero di posti di lavoro previsti e il valore degli investimenti. Condividiamo con l’assessore l’idea che questa regione debba cambiare mentalità. La responsabilità per creare benessere sociale non è infatti compatibile con questo modo di procedere. Si tratta di un modello che allontana chi vuole investire, scoraggia e, in alcuni casi, danneggia chi ha già investito. A queste condizioni è difficile parlare di Sicilia che attrae. Anzi, nei fatti, avviene esattamente il contrario”....

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Ambiente: clima ed economia, parte progetto europeo per le isole
Apr09

Ambiente: clima ed economia, parte progetto europeo per le isole

Mitigare gli effetti del cambiamento climatico e l’impatto socio-economico sulle isole europee nel periodo 2030-2100, integrando le proiezioni climatiche e i modelli economici attualmente disponibili per l’Europa. E’ questo l’obiettivo del progetto Ue SOCLIMPACT, finanziato dal programma Horizon 2020 e a cui l’Italia aderisce con Enea, Cmcc, Universita’ di Bologna e Anci Sardegna. Studi pilota verranno condotti su un campione di 12 isole e arcipelaghi europei con ambienti naturali e climatici diversi, dal Baltico al Mediterraneo (Sardegna, Sicilia, Corsica, Baleari, Cipro, Malta, Creta), dall’Atlantico (Madeira, Canarie e Azzorre) al Mar dei Caraibi (Antille francesi); in particolare verranno presi in considerazione settori specifici della “Blue Economy”, per determinare percorsi di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici efficaci, tenendo conto della strategia europea in materia di decarbonizzazione dell’economia. “All’interno del progetto SOCLIMPACT – spiega Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio di Modellistica climatica e impatti dell’Enea – coordineremo le attivita’ di modellistica climatica e contribuiremo alla definizione di indicatori ambientali innovativi utili a favorire lo sviluppo sostenibile delle isole. Saranno per esempio sviluppati indicatori che terranno conto dell’erosione costiera indotta dai cambiamenti climatici, dell’innalzamento del livello del mare e dell’aumento della temperatura del mare. Le nuove simulazioni climatiche prodotte in SOCLIMPACT andranno inoltre ad ampliare le banche dati internazionali attualmente disponibili”. Nonostante la rilevanza socioeconomica delle isole e la loro particolare vulnerabilita’ ai cambiamenti climatici, ad oggi non sono disponibili proiezioni climatiche affidabili che possano indicare percorsi di decarbonizzazione e politiche di gestione e tutela degli ambienti naturali e degli ecosistemi in piena armonia con il necessario sviluppo economico delle comunita’ locali. “La ragione principale di questa lacuna va ricercata nell’insufficiente definizione spaziale dei modelli climatici attualmente in uso – che nel migliore dei casi si attesta intorno ai 30Km – a cui si aggiunge la scarsita’ di studi di impatto economico specifici per i settori marino e marittimo e la difficolta’ di stimare il valore economico di beni immateriali e non commerciabili quali il paesaggio, la biodiversita’ e i servizi ecosistemici”, aggiunge Giovanna Pisacane, ricercatrice del Laboratorio di Modellistica climatica e impatti. Il progetto Ue SOCLIMPACT punta a colmare queste lacune e a fornire agli amministratori locali e a tutti gli stakeholder pubblici e privati informazioni piu’ dettagliate in termini di risoluzione spaziale e accurate sulla complessa catena di cause ed effetti che lega i cambiamenti climatici in ambiente insulare ai loro impatti ambientali e alle inevitabili conseguenze economiche. Inoltre, SOCLIMPACT si propone di valutare il rapporto costi/benefici di strategie di intervento praticabili e sostenibili, delineando una ‘metodologia di riferimento’ esportabile anche in contesti costieri continentali....

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