Infrastrutture al collasso ed opere incompiute:  Ance avvia campagna “sbloccacantieri”
Apr10

Infrastrutture al collasso ed opere incompiute: Ance avvia campagna “sbloccacantieri”

Le imprese dell’Ance chiedono un atto di volontà e di coraggio da parte del nuovo Parlamento e del nuovo Governo per lo sblocco dei cantieri ed avviano una apposita capagna di sensibilizzazione. “Occorre subito“, si legge in una nota, “rimettere mano al Codice appalti e eliminare le procedure farraginose: ci vogliono troppi anni per aprire i cantieri necessari per il benessere e la sicurezza. Per farlo serve subito un decreto legge, per consentire alle amministrazioni di far partire i lavori, e poi una nuova riforma dotata di un regolamento attuativo che restituisca la certezza del diritto”. Da oggi, martedì 10 aprile è on line il sito www.sbloccacantieri.it in cui verranno inserite le  segnalazioni sulle opere che non riescono a partire, che sono ferme, in ritardo o incompiute a causa delle procedure farraginose, della burocrazia asfissiante e delle disfunzioni legate al Codice degli appalti. Sarà disponibile anche un indirizzo mail info@sbloccacantieri.it  a cui tutti – amministrazioni, cittadini, imprese edili – potranno scrivere per segnalare casi di opere bloccate. “Le risorse ci sono ma”, continua la nota, “rimangono sui conti correnti dello Stato. La burocrazia è asfissiante. Le norme sono incomprensibili anche per le pubbliche amministrazioni che le devono applicare: bloccano le opere, ma non l’illegalità”. “I ribassi esagerati, che sono già arrivati a superare la soglia del 35% proprio per le storture del codice degli appalti – dice il Presidente di Ance Siracusa, Massimo Riili – hanno come conseguenza che le opere o restano incompiute o vengono fatte male; inoltre con queste procedure non puó che annidarsi illegalità e corruzione oppure il fallimento delle imprese”. “Le conseguenze più frequenti sono la mancanza di sicurezza nei cantieri, l’incertezza del salario e i lavoratori in nero: tutto ciò non fa altro che aggravare il già martoriato comparto...

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Bando regionale per aiuti alle imprese esistenti: scadenza del bando con “thriller” finale
Apr09

Bando regionale per aiuti alle imprese esistenti: scadenza del bando con “thriller” finale

Scadenza al cardiopalma questa mattina per il bando della Regione siciliana 3.1.1._03 per le imprese esistenti con più di 5 anni di anzianità. Dopo il click day di martedì 3 aprile scorso era previsto per oggi lunedì 9 aprile alle 14 il termine ultimo per la presentazione telematica all’apposita piattaforma telematica gestita da Sicilia e-Servizi. Ma dalle 9 di questa mattina sino alle 12.30 la piattaforma è andata in tilt. Nei tantissimi studi professionali della Sicilia che avevano ricevuto l’incarico di presentazione dei progetti la fibrillazione si è tagliata a fette. Il rischio evidente era che non si arrivasse a tempo per la presentazione dei progetti entro le 14. Ad essere interessati ben 3 mila aziende, con i loro relativi progetti, intenzionate a concorrere alla torta dei 30 milioni di finanziamento a condizione decisamente vantaggiose visto che il bando prevede un contributo a fondo perduto che arriva sino al 75%. Numerosi i tentativi di oltrepassare lo sbarramento della pagina della piattaforma che andava perennemente in errore. Ad essere chiamato in causa, con numerose telefonate, è stato l’assessorato regionale Attività produttive, guidato da Girolamo Turano, sollecitato ripetutamente a sbloccare l’intoppo tecnologico. Finalmente un sospiro di sollievo da parte dei professionisti e delle aziende verso le 12.30 con lo sblocco della piattaforma che ha reso possibile la presentazione di tantissimi progetti per il rotto della cuffia. Ma restano gli interrogativi anche per i futuri bandi e dal mondo delle imprese arriva forte l’invito ad evitare che inconvenienti di questo tipo abbiano a ripetersi. Andrea...

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Pmi: nel Sud il 70% si concentra in Campania, Puglia e Sicilia
Apr05

Pmi: nel Sud il 70% si concentra in Campania, Puglia e Sicilia

Il sistema delle PMI del Mezzogiorno si caratterizza per una maggiore presenza di piccole imprese (85,5%, contro l’82,5% nazionale) e una minore quota di medie societa’ (14,5% vs 17,5%) in confronto alla media nazionale. Rispetto al 2014 cresce il numero delle medie imprese, che sono aumentate al Sud del 7,4%, contro un +3,6% medio nazionale. Sono alcuni dei dati contenuti nella 4^ edizione del Rapporto PMI Mezzogiorno, a cura di Confindustria e Cerved, con la collaborazione di SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno. La presenza di PMI nel Mezzogiorno riflette in parte la distribuzione della popolazione sul territorio, in parte il tasso di imprenditorialita’: le regioni con il maggior numero di imprese sono Campania (8.394, il 32% del totale Mezzogiorno), Puglia (5.289, il 20%) e Sicilia (5.040, il 19%), tre regioni in cui si concentra oltre il 70% delle PMI meridionali. In proporzione, nel 2015, la regione con la quota maggiore di medie imprese (sul totale delle imprese) e’ la Basilicata (16%), mentre quella con la presenza piu’ bassa e’ il Molise (10,5%). Nel 2015 nelle PMI di capitali meridionali erano impiegati 665mila addetti, il 17% dei 3,9 milioni di occupati nelle piccole e medie imprese italiane. Di questi, 377mila (pari al 56,7%) lavorano in imprese di piccole dimensioni, una quota maggiore di quella italiana (il 53%). La regione con il maggior numero di occupati nelle PMI del Mezzogiorno e’ la Campania (213 mila addetti), seguita dalla Puglia (133 mila addetti) e dalla Sicilia (126 mila addetti). L’Abruzzo (46,7%) e’ la regione in cui e’ piu’ elevato il peso degli addetti nelle medie imprese, un dato in linea con la media nazionale. Il dato delle altre regioni e’ leggermente inferiore, ma comunque oltre il 40%; fa eccezione il Molise in cui solo il 32,2% degli addetti e’ impiegato in medie imprese....

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A febbraio la disoccupazione cala al 10,9%
Apr04

A febbraio la disoccupazione cala al 10,9%

A febbraio, secondo i dati provvisori dell’Istat, la stima degli occupati cresce dello 0,1% (pari a +19 mila rispetto a gennaio). Il tasso di occupazione rimane stabile al 58%. Rispetto a gennaio, si stima un significativo incremento congiunturale dei dipendenti a tempo indeterminato (+54 mila) e una lieve crescita di quelli a termine (+4 mila); continuano invece a diminuire gli indipendenti (-39 mila). La crescita del complesso degli occupati è determinata dalla componente femminile, mentre resta invariato il numero di uomini occupati. Con riferimento all’età, si registra un aumento tra le persone di 35 anni o più (+37 mila), a fronte di un calo tra i 15 e i 34 anni (-18 mila).  Nell’arco del trimestre dicembre -febbraio l’occupazione diminuisce dello 0,1% (-32 mila) rispetto al trimestre precedente. Il calo si concentra tra gli uomini. Segnali positivi si registrano tra i giovani di 15-24 anni (+23 mila) e gli over 50 (+41 mila), a fronte di un calo nelle classi comprese tra 25 e 49 anni (-96 mila). Crescono nel trimestre i dipendenti a termine (+55 mila), mentre calano i permanenti (-33 mila) e gli indipendenti (-53 mila). Dopo l’aumento del mese scorso, a febbraio la stima delle persone in cerca di occupazione diminuisce dell’1,7% (-49 mila). Il calo della disoccupazione si concentra tra le donne e nelle classi di età centrali tra 25 e 49 anni. Il tasso di disoccupazione scende al 10,9% (-0,2 punti percentuali rispetto a gennaio), mentre quello giovanile sale al 32,8% (+0,3 punti). A febbraio la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta dello 0,2% (+28 mila). L’aumento interessa prevalentemente le donne e i 25-34enni. Il tasso di inattività sale al 34,7% (+0,1 punti percentuali). Nel trimestre dicembre-febbraio, rispetto ai tre mesi precedenti, al calo degli occupati si accompagna una diminuzione dei disoccupati (-1,1%, -32 mila) e un aumento degli inattivi (+0,4%, +52 mila). Su base annua si conferma l’aumento degli occupati (+0,5%, +109 mila), prevalentemente tra le donne. La crescita si concentra esclusivamente tra i lavoratori a termine (+363 mila) mentre i permanenti rimangono stabili e calano gli indipendenti (-255 mila). Aumentano soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+292 mila) ma anche i 15-24enni (+36 mila), mentre calano i 25-49enni (-219 mila). Nello stesso periodo diminuiscono i disoccupati (-4,8%, -143 mila) mentre gli inattivi restano sostanzialmente stabili. Al netto dell’effetto della componente demografica, l’incidenza degli occupati sulla popolazione cresce su base annua in tutte le classi di...

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Pasqua: regali religiosi, a Palermo business da un mln
Mar30

Pasqua: regali religiosi, a Palermo business da un mln

E’ tempo di Pasqua, festivita’ religiosa per eccellenza. Dalla classica icona da appendere in casa al ciondolo con l’immagine sacra, dai prodotti dei monasteri ai rosari, dall’angioletto colorato per la stanza dei bambini fino ai candelieri, alle statuette in marmo o alabastro e ai santini da collezione, sono solo alcuni degli oggetti o idee regalo a tema religioso. E sono 718 nel 2017 le imprese italiane specializzate nel commercio di articoli religiosi e arredi sacri, in crescita del 4,2% rispetto al 2012 con circa 1300 addetti e 33 milioni di business. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati registro imprese a fine 2017. Prima citta’ Roma, Campania tra le regioni. A Venezia oltre cento addetti. Se tra i territori Roma fa la parte del leone con 98 di queste attivita’ (+15% in cinque anni, quasi 300 addetti e oltre 20 milioni di business), tra le regioni e’ la Campania a imporsi con 131 localizzazioni e quasi 200 addetti. E tra le prime 15 molte si collocano al centro sud: dopo Roma vengono Napoli (48, +12%, 50 addetti), Foggia (41, +21%, 122 addetti), Caserta (33), Bari (22), Salerno (20). Benevento e Perugia (19), Ancona (18), Palermo e Milano (15). Molti gli addetti a Venezia (14 imprese e oltre 100 addetti). Per business, dopo Roma con oltre 20 milioni all’anno, ci sono Padova con 4 milioni, Bari, Venezia e Palermo con circa un milione. Lombardia, Milano e Bergamo prime, cresce Brescia. Sono circa 50 le attivita’ in regione. Le prime lombarde sono Milano (15 localizzazioni, stabili in cinque anni) e Bergamo con 14 attivita’. Brescia passa da 5 a 7 unita’ in cinque anni. In Lombardia il business annuo e’ di oltre mezzo milione....

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Imprese: Cerved. Pagamenti, Sicilia maglia nera per ritardi
Mar29

Imprese: Cerved. Pagamenti, Sicilia maglia nera per ritardi

Imprese e pagamenti. Sicilia in controtendenza rispetto al dato positivo del resto d’Italia relativo alla velocita’ di pagamento delle fatture. Le statistiche sui protesti e sulle abitudini di pagamento confermano la fase di rafforzamento delle condizioni finanziarie delle imprese italiane, ormai in atto dal 2013 e favorita dalla congiuntura economica positiva. I dati tratti dall’archivio dei protesti e da Payline, il database di Cerved – operatore italiano che si occupa di analisi del rischio del credito – sulle esperienze di pagamento di milioni di aziende, indicano che nel 2017 si sono toccati record positivi sia per quanto riguarda il numero di titoli protestati, sia per quanto riguarda le abitudini di pagamento. Sono state protestate 19.466 imprese non individuali, 3.000 in meno del 2016 (-13,1%): una cifra nettamente inferiore sia al picco raggiunto nel 2013 (43.000) sia al dato pre-crisi (29.000). Quanto ai pagamenti, nel 2017 le imprese italiane hanno pagato piu’ velocemente i propri fornitori: in media in 72,4 giorni, in calo di 1,2 giorni rispetto al 2016 e di 11,4 rispetto al 2012, anno in cui la crisi aveva raggiunto il suo acme. La Sicilia risulta maglia nera per i tempi di pagamento, ventesima e ultima in classifica partendo dalla regione piu’ virtuosa, perche’ addirittura il 13,2% delle imprese ha saldato con oltre 60 giorni di ritardo, il doppio della media nazionale del 6,8%. I tempi in Italia si sono ridotti grazie a un calo dei ritardi medi – da 16 a 15,3 giorni, il minimo nella serie storica monitorata – e delle scadenze concordate, da 57,6 a 57,1 giorni. Migliora anche la puntualita’, con una quota maggiore di imprese che saldano le fatture nei tempi concordati (dal 47,1% al 47,6%), mentre scendono quelle che accumulano ritardi superiori a due mesi. I miglioramenti sono diffusi alla maggior parte dei settori e delle aree del Paese ma i gap rimangono evidenti: i casi piu’ critici, sia sul fronte dei gravi ritardi che dei protesti, si osservano nelle regioni meridionali....

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Pasqua, Codacons: famiglie spenderanno 1,1 miliardi a tavola
Mar28

Pasqua, Codacons: famiglie spenderanno 1,1 miliardi a tavola

(askanews) – Ben 1,1 miliardi di euro tra alimenti, bevande e dolciumi vari. Questa la spesa che affronteranno gli italiani per imbandire le tavole in occasione della festività di Pasqua. Lo afferma il Codacons che ha elaborato il consueto studio sui consumi delle famiglie in occasione della festa. La spesa delle famiglie per la Pasqua 2018 appare stabile rispetto a quella dello scorso anno, anche grazie ai listini al dettaglio che non hanno subito sensibili variazioni ma anzi, per alcuni generi alimentari, registrano prezzi in discesa – spiega il Codacons – 32 milioni di uova di cioccolato, 27 milioni di colombe, 400 milioni di uova fresche, 13.000 tonnellate di salumi e insaccati finiranno sulle tavole degli italiani, mentre si registra una riduzione per la carne di agnello, per cui si stima un consumo che non supererà le 5.000 tonnellate, in picchiata del -10% rispetto agli ultimi anni, anche grazie alle campagne di sensibilizzazione degli animalisti. Cresce invece rispetto al 2017 il consumo di prodotti biologici e vegani, sempre più presenti nei supermercati di tutta Italia, e con prezzi più “abbordabili” rispetto al passato: per l’uovo bio infatti il costo medio varia da 14 a 16 euro, mentre per la colomba si va dagli 11,5 euro di quella biologica ai 19 euro della colomba vegana. “Ancora una volta a vincere sarà la tradizione e gli italiani non rinunceranno al classico pranzo di Pasqua in famiglia, mettendo sulle tavole 1,1 miliardi di euro di cibi e bevande – afferma il presidente Carlo Rienzi – 8 famiglie su 10 decideranno di trascorrere la festa a casa, ricorrendo a menu “fai da te” e ricette tradizionali del...

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Accordo Federlegnoarredo-Cerved contro le insolvenze
Mar27

Accordo Federlegnoarredo-Cerved contro le insolvenze

Il settore casa gode di ottima salute, tanto che per i prossimi due anni è previsto un aumento del fatturato del 3%. Un comparto produttivo in costante crescita che però, per non perdere terreno, deve tutelarsi anche attraverso appositi strumenti di monitoraggio del rischio di credito, visto che appena il 38% delle aziende di distribuzione appartiene alle classi di solvibilità che vanno dalla massima all’elevata. È in questo contesto che si inserisce l’accordo tra FederlegnoArredo e Cerved, primario operatore italiano nell’analisi del rischio di credito, che hanno siglato un’intesa che permetterà alle aziende affiliate all’associazione, di tracciare i comportamenti di pagamento della filiera. Si potrà così avere una mappa chiara e aggiornata del settore e ridurre al minimo il rischio d’insolvenza che tutto ciò comporta. “Si tratta di un accordo importantissimo per un settore che sta uscendo dalla crisi, ma che non ha più la marginalità di una volta – ha commentato Emanuele Orsini, presidente di FederlegnoArredo a margine della firma dell’accordo -. Questa intesa punta ad annullare la problematica delle insolvenze e quindi a salvaguardare le nostre aziende, i nostri prodotti e i posti di lavoro che diamo”. “La corretta gestione del proprio portafoglio crediti, è un fattore di fondamentale importanza per assicurare all’impresa una crescita solida e sostenibile – commenta Roberto Mancini, chief commercial officer di Cerved -. Per questo forniamo ai nostri clienti i servizi e le piattaforme più avanzate sul mercato per valutare l’affidabilità commerciale di clienti, fornitori e partner, contribuendo a migliorare lo stato di salute di una parte importante dell’economia reale del Paese. L’accordo con FederlegnoArredo va proprio in questa...

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Pasqua, Cna: per uova di cioccolato giro d’affari da 230 milioni
Mar26

Pasqua, Cna: per uova di cioccolato giro d’affari da 230 milioni

  (askanews) – Duecentotrenta milioni di euro. A tanto ammonta il mercato delle uova di cioccolato pasquali, secondo una indagine condotta dal Centro studi Cna in collaborazione con Cna Agroalimentare tra gli iscritti alla Confederazione. L’indagine stima che a Pasqua 2018 si consumeranno oltre 15 milioni di uova, vendute ai consumatori mediamente a 15 euro l’una e tra i 38 e i 40 euro al chilo. Un terzo delle uova pasquali è di produzione artigianale. Al vertice delle preferenze i prodotti “from bean to bar” (letteralmente: dalla fava di cacao alla barretta), vale a dire i cioccolatieri che controllano l’intera filiera. Le famiglie italiane puntano in maniera crescente, oltre che sulla qualità del prodotto, sulla personalizzazione: per gusto, per “sorpresa” inserita all’interno dell’uovo, per packaging. Le confezioni stanno diventando sempre più raffinate sia sul piano estetico (colori, grafica, lettering) sia sul piano funzionale: materiali, sistemi di apertura e di chiusura. Conseguenza, principalmente, della modifica del mercato: l’uovo, da prodotto per bambini, si è ormai trasformato in dolce per tutta la famiglia. Pasqua è il periodo in cui in Italia si vende più cioccolato. Nel nostro Paese il consumo è ormai vicino ai cinque chili pro capite (4.835 grammi, per la precisione). In costante crescita, ma ancora lontano dalla primatista Svizzera, dove la media pro capite sfiora invece i dieci chili, attestandosi a 9.775 grammi di cioccolato. Rispetto al mercato internazionale, però, l’Italia consuma più prodotti “premium”, vale a dire di qualità/prezzo di fascia alta. Il prodotto preferito dai consumatori italiani è la tavoletta o barretta: circa 90 milioni di pezzi complessivamente venduti ogni anno. Accanto alle declinazioni classiche nel nostro Paese, e non solo, si stanno affermando varianti salutiste: senza glutine, vegane,...

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Politiche Sviluppo del Mezzogiorno, la CNA Nazionale affida la delega al siciliano Giuseppe Cascone
Mar26

Politiche Sviluppo del Mezzogiorno, la CNA Nazionale affida la delega al siciliano Giuseppe Cascone

“Un prestigioso riconoscimento per il suo impegno, ma anche per il ruolo, sempre più forte ed incisivo, esercitato da Cna Sicilia”. Il Presidente regionale, Nello Battiato, e il Segretario regionale, Piero Giglione, esprimono soddisfazione per la fresca assegnazione della delega alle “Politiche Sviluppo del Mezzogiorno” al rappresentante dell’Isola all’interno dell’Ufficio di Presidenza Nazionale. La scelta è caduta sull’imprenditore ragusano, Giuseppe Cascone, già Presidente di Cna Sicilia. “Si tratta di una nomina che certamente mi gratifica – afferma Cascone – ringrazio il Presidente Vaccarino per la fiducia accordatami, nella consapevolezza di avere ricevuto una nomina ambita, ma nel contempo carica di responsabilità che richiede lavoro, sacrifici e conoscenza dei territori. Questa vasta area geografica, economicamente depressa,  va aiutata, stimolata perché è laboriosa e potenzialmente ricca. Le istituzioni le pungoleremo, fiduciosi che potranno diventare alleate delle imprese, degli artigiani e, più complessivamente, di chi, con onestà, produce, lavora e genera occupazione benessere. Avvierò  presto, partendo ovviamente dalla mia terra, un momento di confronto con i vertici regionali della Cna, che operano nel Sud dell’Italia, per stabilire – conclude Cascone – un percorso comune rispetto ad una piattaforma di rivendicazioni da mettere sul tavolo del prossimo...

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