Comitato Proponente Distretto delle Filiere del Cibo siciliano: serve proroga scadenza bando Distretti Cibo
Mag23

Comitato Proponente Distretto delle Filiere del Cibo siciliano: serve proroga scadenza bando Distretti Cibo

È necessaria una congrua proroga del termine (45 giorni dalla pubblicazione) per presentare le istanze dal bando per i Distretti del Cibo pubblicato lo scorso 10 maggio in Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana. Altrimenti sarà difficile portare a termine progetti di aggregazione ben concepiti e strutturati e mettere insieme la documentazione necessaria a presentare l’istanza. È la richiesta che viene dal Comitato proponente il Distretto delle filiere del Cibo siciliano, riunitosi nella sala Cerere del Comune di Enna ieri mattina.  Il Comitato punta a mettere al centro di un progetto comune di Distretto del Cibo le filiere produttive strutturate e le imprese, pur garantendo l’inclusione di altre filiere non strutturate, di GAL, FLAG, Enti locali e altre aggregazioni o singole realtà quali rappresentanze dei consumatori e della società civile impegnate sul fronte della tutela e della valorizzazione del territorio.  A questo fine, nel corso della riunione sono stati approvati alcuni criteri cardine su cui improntare il progetto di Distretto delle filiere del Cibo da presentare al bando dell’assessorato per l’Agricoltura della Regione siciliana. Tra i punti principali: mettere al centro le filiere produttive strutturate nei Distretti produttivi (che peraltro attendono da circa due anni il rinnovo del riconoscimento da parte dell’assessorato regionale alle Attività Produttive), le imprese che ne fanno parte, le produzioni di qualità e i loro Consorzi di tutela, nel rispetto dell’ambiente, del territorio e dei consumatori; la valorizzazione dell’agroalimentare regionale secondo principi di inclusione territoriale, sociale ed ambientale e sulla base di strategie della green e blue economy; la centralità della valorizzazione delle produzioni di qualità riconosciute (Dop, Igp, Bio, Doc, Igt, Pat, ecc.) fresche e trasformate; la valorizzazione delle risorse turistiche collegate ai territori di produzione rappresentati secondo principi di Turismo Relazionale Integrato; la tracciabilità e salubrità alimentare mirate alla più ampia tutela e protezione della salute dei consumatori, a partire dalla refezione pubblica; il supporto alle forme aggregate (Distretti, OP, Cooperative, Consorzi, reti, ecc); il supporto alla commercializzazione attraverso strategie di filiera corta ed internalizzazione; rispetto della legalità e dell’etica; una visione apartitica nella gestione e programmazione delle attività; coinvolgimento in qualità di partner delle rappresentanze agricole, dei GAL di riferimento territoriale delle filiere rappresentate, degli Istituti di ricerca scientifica e degli Enti Locali; l’impegno di ogni filiera al confronto con la propria base; la costituzione di una struttura giuridica semplice di rappresentanza e coordinamento; individuazione di una struttura di governance del Distretto del Cibo snella ed esercitata per i 3/5 dai rappresentanti dalle filiere strutturate e per i restanti 2/5 dai rappresentanti del restante partenariato; l’individuazione di una figura tecnica super partes con l’incarico di coordinare la preparazione della documentazione necessaria per la...

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Crisi vitivinicola in Sicilia, Lombardo (M5S): “Grandi giacenze, prezzi bassi e disparità tra la raccolta dichiarata e il vino prodotto. Il governo Conte intervenga”
Mag14

Crisi vitivinicola in Sicilia, Lombardo (M5S): “Grandi giacenze, prezzi bassi e disparità tra la raccolta dichiarata e il vino prodotto. Il governo Conte intervenga”

randi giacenze, prezzi bassi e disparità tra la raccolta dichiarata e il vino prodotto. Sono queste alcune delle emergenze del settore vitivinicolo siciliano. Per conoscere quali misure il governo nazionale intenda adottare per uscire dal tunnel, il deputato M5S alla Camera, Antonio Lombardo, ha presentato una interrogazione al ministro delle Politiche agricole, Centinaio. “Durante l’ultima edizione del Vinitaly – ricorda Lombardo – sono emerse notizie positive sui trend del cosiddetto ‘imbottigliato’, ma a questo non corrisponde una ripresa della filiera della produzione. Anzi, oggi i giovani viticoltori combattono per scongiurare l’abbandono dei vigneti”. “Grandi giacenze – spiega il deputato – sono state immesse sul mercato nel corso dell’ultima annata agraria, dalle cantine di diverse regioni italiane che hanno dichiarato una raccolta con alte rese per ettaro. Per esempio, secondo i dati di marzo 2019, la Sicilia con 8.944 ettari coltivati a vigneto ha giacenze di vino bianco per 1.016.468 litri; in Emilia Romagna, dato che appare anomalo, i vigneti sono pari a 504 ettari e si registrano giacenze pari a 3.834.894 litri. Diversi dati non sono proporzionati tra regioni. Questo mentre il Testo unico n. 238 consente alle cantine di presentare dichiarazioni di raccolta del vino bianco comune sino ad un massimo di 500 quintali per ettaro di vigneto”. Per Lombardo, quindi, i dati di resa dei vigneti in funzione della produzione andrebbero verificati paragonandoli con i dati delle dichiarazioni di produzione delle singole aziende vitivinicole. “Ciò consentirebbe – afferma l’esponente M5S – di conoscere la somma complessiva delle denunce aziendali di raccolta e di verificare se questa corrisponda ai dati di produzione complessivi per ogni cantina e per l’intera regione di riferimento”. Per questo motivo, Lombardo nell’interrogazione chiede al ministro quali iniziative intenda intraprendere il governo a tutela dei viticoltori e lancia alcune proposte: modificare il T.U. 238/2016 disponendo, per il vino bianco comune, il limite massimo di 250 quintali di raccolta per ettaro e un incremento dei controlli per verificare la corrispondenza tra le denunce aziendali di raccolta e il vino complessivamente prodotto; avviare l’iter per richiedere la  distillazione degli esuberi per quelle aziende che abbiano superato i 200 quintali per ettaro; predisporre specifici controlli contro i responsabili del cosiddetto ‘zuccheraggio’ dei vini, pratica vietata in Italia. “Il fenomeno – commenta Lombardo – è preoccupante, la crisi del mercato e i prezzi bassi del vino prodotto non consentono alla maggior parte delle cantine sociali della Sicilia occidentale di onorare i prestiti relativi dell’anticipazione bancaria su merci, con il rischio di incorrere in gravi sofferenze bancarie e, nei casi più gravi, nel fallimento aziendale. Occorre prendere dei...

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Distretti del Cibo, nasce il Comitato per il Distretto delle Filiere del Cibo Siciliano
Mag14

Distretti del Cibo, nasce il Comitato per il Distretto delle Filiere del Cibo Siciliano

Un Distretto del Cibo che metta al centro le filiere produttive strutturate, le imprese che ne fanno parte, le produzioni di qualità ed i loro Consorzi di tutela, nel rispetto dell’ambiente, del territorio e dei consumatori. E’ questa la proposta che viene dall’ampio Comitato proponente il Distretto delle filiere del cibo siciliano, Distretto da costituire su base regionale fondato su alcuni principi chiave fondamentali: centralità delle imprese strutturate della filiera agroalimentare siciliana; valorizzazione dell’agroalimentare regionale secondo principi di inclusione territoriale, sociale ed ambientale e sulla base di strategie della green e blue economy; centralità della valorizzazione delle produzioni di qualità riconosciute (Dop, Igp, Bio, Doc, Igt, Pat, ecc.) fresche e trasformate; valorizzazione delle risorse turistiche collegate ai territori di produzione rappresentati secondo principi di Turismo Relazionale Integrato; tracciabilità e salubrità alimentare mirate alla più ampia tutela e protezione della salute dei consumatori, a partire dalla refezione pubblica; supporto alle forme aggregate (Distretti, OP, Cooperative, Consorzi, reti, ecc); supporto alla commercializzazione attraverso strategie di filiera corta ed internalizzazione; rispetto della legalità e dell’etica; visione apartitica nella gestione e programmazione delle attività; coinvolgimento delle rappresentanze agricole, dei GAL di riferimento territoriale delle filiere rappresentate, degli istituti di ricerca scientifica e degli enti locali. Stiamo parlando di migliaia di aziende ed enti già soci o partner dei Distretti coinvolti e di un’ampia rappresentanza territoriale che potrà certamente crescere all’interno di un percorso snello ed efficace.  Il Comitato proponente sottolinea la necessità, nella creazione di un Distretto del Cibo, di dare alle imprese dell’agroalimentare siciliano un ruolo centrale, garantendo l’impegno di ogni filiera al confronto con la propria base, la costituzione di una struttura giuridica semplice di rappresentanza e coordinamento; l’individuazione di una figura tecnica superpartes con l’incarico di coordinare la preparazione della documentazione necessaria perla presentazione dell’istanza all’Assessorato Agricoltura e di perfezionare tutto l’iter previsto dalla normativa.  A tal proposito, il Comitato avanza anche un’ipotesi di possibile struttura di governance del Distretto, snella ed esercitata dai rappresentanti dalle filiere strutturate, con l’idea di aprire ad altre filiere produttive e alle rappresentanze dei consumatori e della società civile impegnate sul fronte della tutela e della valorizzazione del territorio, con molte delle quali siamo già in contatto e hanno mostrato interesse e disponibilità.  Distretto Agrumi di Sicilia Distretto della Pesca e della Crescita Blu Distretto del Ficodindia di Sicilia (ex sud Simeto) Distretto Ortofrutticolo di Qualità del Val di Noto Aiab Biodistretto Valle del Simeto Coordinamento regionale della filiera frutta in guscio Consorzio Mandorla di Avola Consorzio di Tutela del Pomodoro di Pachino IGP FAI-Giardino della Kolymbethra Rete Fattorie Sociali Sicilia Associazione nazionale bioagricoltura sociale...

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Cia “Tristeza farà scomparire agrumi in Sicilia”
Mag09

Cia “Tristeza farà scomparire agrumi in Sicilia”

“Ogni giorno muoiono centinaia di piante di agrumi, la Sicilia agricola e’ abbandonata a se stessa nel silenzio del Governo nazionale e delle istituzioni locali. Accogliamo positivamente le pressioni del ministro Centinaio all’Ue perche’ sblocchi 200 milioni di euro da destinare all’olivicoltura pugliese affossata dal fenomeno Xilella, ma faccia lo stesso per la nostra Regione: Oltre settantamila mila ettari coltivati ad agrumeti sono infestati dal Virus Tristeza: tra un paio di anni l’intera produzione e’ destinata a scomparire”. Cosi’, il presidente della Cia Sicilia Orientale, Giuseppe Di Silvestro si rivolge al presidente della Regione, Nello Musumeci, “perche’ la Sicilia, come sta facendo la Puglia, faccia sentire la propria voce sui tavoli nazionali per affrontare l’emergenza”. “La Sicilia orientale e’ stata colpita quasi interamente dalla malattia, giunta a uno stadio molto avanzato – spiega Di Silvestro – e tra un anno, al massimo due, l’intera produzione rischia di sparire. Ci sono 70 mila ettari dedicati all’agrumicoltura, di questi 15 mila ettari sono coltivati a limoni, gli altri ad arancia amara, e fatta eccezione per i 10 mila ettari trasformati dalle imprese, i restanti 45 mila ettari di agrumeti sono in ginocchio, alle imprese servono aiuti economici per la riconversione e materiale vegetale sano”. “Il nostro territorio dove si concentra il 57% delle produzioni nazionali di agrumi, con oltre 10 milioni quintali di arance, 4 milioni di limoni, 600 mila di mandarini e 500 mila quintali di clementine all’anno, contribuisce alle produzioni delle coltivazioni agricole per 2 terzi del raccolto nazionale. Dati che ci pongono in una posizione centrale nei tavoli di confronto sia nazionali che europei. Gli unici aiuti ricevuti dai governi passati sono stati di 10 milioni di euro, davvero una goccia nell’oceano, come ci confermano peraltro i numeri sul caso Xilella nell’accordo tra il Mipaaf e la Regione Puglia, per affrontare la quale servono almeno 500 milioni di Euro. Ne servono altrettanti per l’emergenza Tristeza – ribadisce Di Silvestro – non lo dimentichi il Governo nazionale, e la Regione non abbassi la guardia”....

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Assovini Sicilia presenta i vini della vendemmia 2018 a Siracusa
Mag09

Assovini Sicilia presenta i vini della vendemmia 2018 a Siracusa

Sicilia en Primeur torna a Siracusa dopo 10 anni  per la sedicesima edizione e, arrivando dopo Prowein e Vinitaly, chiude gli appuntamenti più importanti dell’anno per le aziende del vino siciliane. Quest’anno sono più di 100 i giornalisti italiani e stranieri che partecipano alla kermesse che ha il compito di presentare in anteprima i vini della vendemmia appena conclusa. Ma Sicilia en primeur non è solo questo. Anche quest’anno la Sicilia del Vino svolge il ruolo di ambasciatrice attraverso i tesori della regione: per questo motivo, i giornalisti, divisi in 8 gruppi, partecipano ad altrettanti enotour che li portano in visita, oltre che delle cantine, anche dei beni UNESCO siciliani, rafforzando così la relazione esistente tra vino e cultura. I giornalisti, convergendo il 9 Maggio a Siracusa, assisteranno sia alla presentazione tecnica della nuova annata, a cura di Mattia Filippi, enologo e consulente fondatore di Uva Sapiens, sia alle degustazioni en primeur dei vini della vendemmia 2018, gestite dall’AIS. La giornata di apertura a Siracusa è anche dedicata alle cinque Masterclass guidate dai Master of Wine, consulenti appartenenti alla associazione più esclusiva di esperti di vino esistente al mondo. Le Masterclass hanno per oggetto le seguenti tematiche: Ø  Vigne e vini vista mare I vini che nascono lungo le coste Ø  A spasso nel tempo Capacità di invecchiamento dei vini siciliani Ø  Doc Sicilia Il Nero d’Avola e il Grillo, ma non solo. La DOC dei record. Ø  Etna, territorio in continua evoluzione Fertili suoli vulcanici che sorprendono Ø  Piccole Denominazioni dalla grande storia Doc meno note tutte da scoprire Inoltre, Rita Cedrini, antropologa già docente dell’Università di Palermo, chiuderà la prima giornata di lavori con un intervento sulla Sicilia e il suo ricchissimo patrimonio artistico –culturale chiarendo definitivamente la relazione esistente fra Patrimoni Culturali e culture produttive locali. Le Soste di Ulisse, partner di Assovini Sicilia per l’iniziativa, firmerà infine la cena di gala con chef d’eccezione: il menu prevede l’alternarsi di piatti della tradizione rivisitati dalle sapienti mani di alcuni tra gli chef stellati più rinomati dell’isola. Una cena a 8 stelle firmata da: Tony Lo Coco – I Pupi – Bagheria (PA) 1 stella Michelin, Accursio Craparo –  Accursio Ristorante – Modica (RG) 1 stella Michelin, Giovanni Guarneri – Don Camillo – Siracusa, Giovanni Santoro – Shalai Resort – Linguaglossa (CT) 1 stella Michelin, Martina Caruso – Signum – Salina – Isole Eolie (ME) 1 stella Michelin, Pino Cuttaia – La Madia – Licata (AG) 2 stelle Michelin, Vincenzo Candiano – Locanda Don Serafino – Ragusa 2 stelle Michelin. Per concludere, il 10 Maggio i riflettori si accenderanno sui produttori che illustreranno i mille volti del vino siciliano grazie...

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Frodi fondi UE. Corrao (M5S): la battaglia contro frodi su fondi agricoltura continua
Mag09

Frodi fondi UE. Corrao (M5S): la battaglia contro frodi su fondi agricoltura continua

“La battaglia contro le frodi sui fondi UE in agricoltura è ancora in atto. E il caso di Castelvetrano con una frode di quasi 2 milioni di euro ne è la dimostrazione. L’ho denunciato più volte al Parlamento europeo. I fondi per l’agricoltura destinati alla Sicilia sono andati per anni in mano alla mafia e alle organizzazioni criminali”. A dichiararlo è l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Ignazio Corrao nel corso del suo intervento con la cittadinanza al Mercato del Capo di Palermo. “Se dovesse essere confermato il quadro delle indagini della GdF – spiega Corrao –  ci troveremmo davanti all’ennesimo caso di frode sui fondi UE con il classico metodo del furto dei terreni. Le attività ispettive condotte, infatti, sono partite da una segnalazione fatta da un cittadino della Valle del Belìce il quale, all’atto della richiesta di contributi comunitari, ha scoperto che alcuni suoi terreni erano già condotti da un’altra ditta sconosciuta. Le indagini hanno fatto emergere una rete di 36 persone che avrebbe “rubato” migliaia di particelle catastali utilizzate per richiedere fondi UE. Alcune erano addirittura aree demaniali, parcheggi di ospedali, strade e appezzamenti incolti, sulle quali sono stati fatti risultare impiantati finti vigneti o altre coltivazioni. Un plauso dunque alla Guardia di Finanza per il suo ruolo fondamentale di contrasto delle frodi e la protezione delle imprese che rispettano le regole. Occorre rafforzare i controlli e adottare norme e procedure più stringenti – conclude Corrao – per prevenire casi del...

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Nuova Fanta con succo di arancia rossa di Sicilia Igp
Mag07

Nuova Fanta con succo di arancia rossa di Sicilia Igp

Arriva una nuova variante di Fanta: è Fanta Aranciata Rossa Zero Zuccheri Aggiunti con “Succo di Arancia Rossa di Sicilia IGP”, un’aranciata con succo di arance rosse 100%, controllate dal Consorzio di Tutela Arancia Rossa di Sicilia IGP. L’ultima nata nella famiglia Fanta è stata presentata oggi in occasione di Tuttofood, la fiera internazionale dedicata al food & beverage in corso a Milano. Coca-Cola, che produce in Italia dal 1927, con Fanta Aranciata Rossa riconferma lo speciale legame che la unisce al nostro Paese, celebrando una delle eccellenze italiane: l’arancia rossa di Sicilia IGP. “Dedichiamo grande attenzione al territorio italiano, dove produciamo da oltre 90 anni, e proprio per questo vogliamo il più possibile valorizzare le materie prime del nostro Paese” ha dichiarato Cristina Broch, Direttore Comunicazione e Relazioni Istituzionali di Coca-Cola Italia. “Fanta Aranciata Rossa è il nostro omaggio alle origini italiane di Fanta, una delle nostre bevande iconiche a livello globale, nata a Napoli nel 1955 e che, ancora oggi, è preparata con il succo di arance 100% italiane.” “Siamo molto orgogliosi che le Arance Rosse del nostro splendido territorio siano protagoniste di questo lancio”, ha aggiunto Giovanni Selvaggi, Presidente Consorzio di Tutela Arancia Rossa di Sicilia IGP. “È la prima volta che il prodotto di una grande multinazionale riporta in etichetta il marchio di origine IGP (Indicazione Geografica Protetta) che la nostra Arancia Rossa di Sicilia merita davvero: è coltivata nella parte orientale dell’Isola, tra le province di Catania, Enna e Siracusa, nei territori intorno al vulcano Etna. La natura dei terreni, il clima, le forti escursioni termiche ed il sole fanno di questo prodotto un esempio unico di elevata qualità e tipicità.” L’attenzione particolare che Coca-Cola riserva agli agrumi nazionali si riflette nella scelta del succo di arance 100% italiane, con l’acquisto annuale di oltre un terzo della produzione di arance siciliane destinate alla trasformazione. Il concentrato di succo di arancia è acquistato esclusivamente da cinque fornitori siciliani che collaborano con Coca-Cola da decenni. Il ruolo internazionale dell’Azienda fa sì che più della metà del succo acquistato da Coca-Cola in Italia, come quello di mela, di pera o di limone, oltre che di arancia, venga utilizzato per produrre varie bevande di The Coca-Cola Company in Europa, contribuendo così in modo positivo all’export delle nostre materie prime più apprezzate. I numeri evidenziano l’importanza che la filiera agrumicola riveste per Coca-Cola, un comparto strategico al quale l’Azienda dedica grande attenzione. “La realizzazione di una bibita con il succo delle arance IGP siciliane – ha affermato Federica Argentati, Presidente del Distretto Agrumi di Sicilia – è un traguardo raggiunto partendo da lontano, da quando nel 2014 abbiamo avviato...

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Agroalimentare: 100 mld di falso cibo Made in Italy nel mondo
Mag06

Agroalimentare: 100 mld di falso cibo Made in Italy nel mondo

Sale ad oltre 100 miliardi il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo, con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio, per effetto della pirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, localita’, immagini, denominazioni e ricette che richiamano all’Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale. E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti e Filiera Italia in occasione dell’apertura di Tuttofood, la World Food Exibition che si svolge alla Fiera di Milano fino al 9 maggio. “A far esplodere il falso, che ruba all’ Italia trecentomila posti di lavoro, e’ stata paradossalmente la ‘fame’ di Made In Italy all’estero con la proliferazione di imitazioni low cost. Ma anche le guerre commerciali scaturite dalle tensioni politiche, come dimostra l’embargo russo, con un vero boom nella produzione locale del cibo Made in Italy taroccato, dal salame Italia alla mozzarella Casa Italia, dall’insalata Buona Italia alla Robiola. E ancora anche la mortadella Milano, Parmesan o burrata, tutti rigorosamente realizzati nel Paese di Putin”, sottolinea Coldiretti. “A preoccupare e’ ora – continuano Coldiretti e Filiera Italia – l’emergere di misure protezionistiche e la chiusura delle frontiere. A partire dalla minaccia di Trump che vuole mettere i dazi sui prodotti europei con la pubblicazione di un black list dei prodotti europei da colpire per un importo complessivo di 11 miliardi di dollari”. A essere maggiormente interessati “anche importanti prodotti agroalimentari di interesse nazionale come i vini tra i quali il Prosecco e il Marsala, formaggi, ma anche l’olio di oliva, gli agrumi, l’uva, le marmellate, i succhi di frutta, l’acqua e i superalcolici”. Ma il problema riguarda tutte le categorie merceologiche come l’olio Pompeian made in Usa, i salumi piu’ prestigiosi, dalle imitazioni del Parma e del San Daniele alla mortadella Bologna o al salame Milano, senza dimenticare i pomodori, come il San Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti. Un pericolo che – precisano Coldiretti e Filiera Italia – riguarda anche la Brexit poiche’ nel caso di uscita della Gran Bretagna senza accordo con l’Unione Europea non sarebbe garantita la stessa tutela giuridica dei prodotti a denominazione di origine che, senza protezione europea, rischiano di subire la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione. Basta pensare ai casi, smascherati in passato in Gran Bretagna, della vendita di falso prosecco alla spina o in lattina fino ai wine kit o ai parmesan kit. In testa alla classifica dei prodotti piu’ taroccati, secondo la Coldiretti, ci sono i formaggi, a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, con la produzione delle copie che ha superato quella degli originali, dal...

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Agroalimentare: Sicilia, da Regione “premio” per 1.265 giovani che diventano agricoltori
Mag03

Agroalimentare: Sicilia, da Regione “premio” per 1.265 giovani che diventano agricoltori

Duecentosessanta milioni di euro a 1.625 giovani che per la prima volta si insediano in agricoltura e pertanto ricevono un ‘premio’ pro capite di insediamento pari a 40 mila euro, cui si somma il finanziamento di un progetto realizzato, a scelta, fra una serie di misure complementari attivabili nell’ ambito del “Pacchetto Giovani”. Lo prevede la graduatoria definitiva pubblicata questa mattina dall’assessorato regionale per l’Agricoltura della Sicilia, a valere sulla misura 6.1 del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020. Nello specifico, la misura destina 65 milioni di euro per il premio “giovani insediati”, ovvero 40 mila euro per 1.625 giovani agricoltori di eta’ non superiore a quaranta anni al momento della presentazione della domanda, che possiede adeguate qualifiche e competenze professionali e che si insedia per la prima volta in un’azienda agricola in qualita’ di capo dell’azienda, cui si sommano 160 milioni per la sottomisura 4.1 (sostegno a investimenti nelle aziende agricole); 25 milioni per la sottomisura 6.4 A (investimenti per la creazione e lo sviluppo di attivita’ extra agricole) e 10 milioni per la sottomisura 8.1 (sostegno alla forestazione/imboschimento) per una dotazione complessiva pari, come detto in premessa, a 260 milioni di euro. “Arriva a compimento una Misura del PSR Sicilia 2014-2020 attesa da anni, grazie alla quale favoriamo il ricambio generazionale dell’agricoltura siciliana e contestualmente l’avvio di nuove imprese in aree rurali gestite da giovani – afferma l’assessore per l’Agricoltura Edy Bandiera -. La larga partecipazione a questo bando e’ il segnale di una gran voglia da parte delle nuove leve di ritornare alla terra, contribuendo all’ammodernamento del settore agricolo e all’introduzione di nuovi processi e nuove tecnologie produttive”....

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Agroalimentare: export, il cibo italiano vale 41 mld
Mag03

Agroalimentare: export, il cibo italiano vale 41 mld

L’agroalimentare “made in Italy” nel mondo vale 41 miliardi di euro all’anno e cresce del +1,4%. Ma per sapere dove va e da dove parte l’export, quali sono i maggiori mercati di sbocco e i prodotti piu’ apprezzati arriva la mappa: “L’agroalimentare italiano nel mondo”, realizzata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Coldiretti Lombardia, con Promos Italia sui settori dell’agricoltura, della pesca, dell’allevamento, dell’industria alimentare e delle bevande, esclusi silvicoltura e tabacco. La mappa, disponibile in italiano e inglese, e’ scaricabile in internet (https://www.promos-milano.it/). Una mappa che arriva nei giorni di “Milano Food City”, la settimana dedicata al cibo e alla cultura della sana alimentazione, dal 3 al 9 maggio. “Parlare e ragionare di cibo – spiega Giovanni Benedetti, Direttore della Coldiretti Lombardia e membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – non e’ piu’ solo un tema per addetti ai lavori, ma significa prendere in considerazione una leva strategica per lo sviluppo economico e occupazionale del nostro Paese. L’andamento sui mercati esteri potrebbe ulteriormente migliorare con una piu’ efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale, che fattura oltre 100 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, localita’, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realta’ nazionale”. Agroalimentare italiano nel mondo: Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito i maggiori mercati per l’export. Prima la Germania (+1,6%) seguita da Francia (+4,3%), Stati Uniti (+4%) e Regno Unito (+1,6%). Tra le prime 20 in crescita anche Polonia (+6,3%), Svezia e Australia (+3,8%). Aumenti piu’ contenuti per Giappone e Russia, rallenta la Cina. E se la Germania e la Francia sono i primi acquirenti per quasi tutti i prodotti, gli Stati Uniti eccellono per vini (+4%), acque minerali (+7,4%) e oli, la Spagna per pesce fresco, le Filippine (+36,4%) e la Grecia (+7,1%) per alimenti per animali, il Regno Unito per animali vivi e loro prodotti (+33,1%). Il Regno Unito al secondo posto per frutta e ortaggi lavorati e conservati e per gelati, l’Austria al terzo per cereali e riso. In forte crescita per vini la Polonia (+23,3%) e l’Australia (+18,5%) ma anche la Francia (+10,1%), l’Indonesia per alimenti per animali (+100,7%), la Cina per cioccolato, caffe’ e spezie (+21,7%), il Canada per formaggi (+27,2%), la Russia per la pasta (+43,5%), la Spagna per frutta (+22,5%) e granaglie (+13,6%), la Croazia per oli (+35,2%), la Slovenia e il Vietnam per carni (+17% circa), l’Ungheria per pesci lavorati e conservati (+44,1%) e il Portogallo per i prodotti di acquacultura (+209%). Emerge da elaborazioni della Camera di commercio di Milano Monza Brianza...

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