Fisco, nel 2017 imposte e tasse locali per 47mld. Studio Uil “Tasse locali 2.066 euro per famiglia”
Feb19

Fisco, nel 2017 imposte e tasse locali per 47mld. Studio Uil “Tasse locali 2.066 euro per famiglia”

Le imposte e tasse locali (regionali e comunali), pagate dai cittadini/contribuenti, nel 2017, ammontano a 47 miliardi. Nello specifico per Imu/Tasi i Comuni, ma anche lo Stato Centrale (Imu sui capannoni) hanno incassato 20,7 miliardi (17,1 miliardi i comuni e 3,6 miliardi lo Stato centrale). Per le addizionali regionali Irpef il gettito è stato di 12,4 miliardi; per l’Irpef comunale si sono incassati 4,8 miliardi; per la tassa rifiuti 9,1 miliardi. È quanto emerge da un’analisi del Servizio Politiche Territoriali della Uil sull’andamento delle tasse locali nel 2017, che ha stimato il gettito totale in valori assoluti, mentre per quanto riguarda il gettito medio pro capite esso è riferito a una famiglia composta da 4 persone con reddito complessivo di 44 mila euro (29 mila euro un componente e 15 mila l’altro componente), reddito Isee 17.812 euro con una casa di proprietà (80 mq.), e un altro immobile. “Mediamente – spiega Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil – nell’ultimo anno la famiglia campione ha pagato 2.066 euro di tasse locali. In particolare, per l’Imu/Tasi, per immobili diversi dalla prima casa, l’esborso medio è stato di 814 euro; per le addizionali regionali Irpef mediamente l’esborso è stato di 726 euro; per le addizionali comunali Irpef 224 euro; per la Tari 302 euro. Negli ultimi due anni la pressione fiscale a livello locale è diminuita grazie all’eliminazione dell’Imu/Tasi sulla prima casa, mentre le altre imposte sono rimaste stabili grazie all’auspicato blocco delle aliquote. Bisogna approfittare – commenta Loy – del blocco degli aumenti delle aliquote per riprendere il cammino interrotto e completare il quadro della finanza locale, nell’ambito più complessivo del riordino fiscale nazionale. In particolare, per le addizionali regionali e comunali Irpef – sostiene il segretario confederale della Uil – è indispensabile rivedere il principio e la base imponibile trasformandole da imposta a sovraimposta, cioè calcolando l’importo per Regioni e Comuni sull’Irpef dovuta e non sull’intero imponibile fiscale. In questo modo, verrebbe garantito il principio costituzionale della progressività del prelievo e le detrazioni per lo produzione del reddito, che oggi sono garantite a ‘macchia di leopardo’. Sulla tassazione della casa si pone la questione se e come alleviare il peso per i contribuenti meno abbienti e, conseguentemente, chiedere un contributo maggiore a chi ha più disponibilità. Prima di parlare di reintroduzione di tasse sulle prime case – conclude Loy – sarebbe opportuno partire dalla revisione dei criteri che regolano i valori catastali che non significa maggiori prelievi, ma una diversa e più equa ripartizione del prelievo sugli immobile. Ovviamente sempre accompagnando questo processo con una lotta ‘senza se e senza ma’ all’evasione fiscale, anche con l’intensificazione degli sforzi da parte di...

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Ambiente: Anci-Conai, differenziata nel 97,7% dei comuni italiani
Feb19

Ambiente: Anci-Conai, differenziata nel 97,7% dei comuni italiani

La raccolta differenziata in Italia si svolge con il contributo fondamentale dell’accordo quadro Anci- Conai. Lo confermano i dati del settimo rapporto sulla banca dati Anci-Conai. Il rapporto conferma la capillarita’ dell’accordo Anci-Conai, basato su convenzioni per la raccolta e l’avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio che interessano nel 2016 il 97,7% dei Comuni italiani (7.813) e il 99,5% della popolazione (60.314.369), con un aumento in quest’ultimo caso del 2% rispetto al 2015; inoltre, il 51% dei Comuni italiani ha almeno cinque convenzioni. Il rapporto evidenzia poi che i Comuni stipulano soprattutto convenzioni per il riciclo della plastica (consorzio Corepla) e del vetro (consorzio CoReVe), con rispettivamente il 99% e 91% della popolazione nazionale coinvolta; minore e’ la diffusione territoriale delle convenzioni per il recupero di alluminio (consorzio CiAl) e legno (consorzio Rilegno), che interessano circa il 64-65% della popolazione. Il Nord si conferma la macro area con le piu’ elevate performance di raccolta: qui si intercetta il 54% di tutta la raccolta conferita al Conai e si concentra il 56% degli importi totali riconosciuti dai consorzi. Anche il Centro e il Sud peraltro, con una resa media pro capite tra gli 86 e i 77 chili per abitante all’anno, fanno registrare dati confortanti. Nelle regioni delle isole si registra il contributo minore alle raccolte conferite al Conai (6,2% del totale) e la resa media pro capite piu’ bassa (50 chili per abitante all’anno. Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), nel 2016 sono stati ritirate nei punti di raccolta 283.075 tonnellate, con una riduzione dello 0,4% rispetto al 2015. Anche per questa categoria di rifiuti i risultati della raccolta variano sensibilmente sul territorio, sia dal punto di vista dei quantitativi che della composizione: le regioni del Nord-Ovest intercettano il 30% del totale nazionale (la Lombardia, da sola, quasi il 19%). “Il rapporto – sostiene il delegato Anci ai rifiuti Ivan Stomeo – conferma gli importanti risultati raggiunti, ma ci da’ anche la fotografia di un’Italia a due velocita’. Un Nord sempre piu’ veloce ed un Sud, invece, molto meno. Da questo quadro bisogna ripartire nello scrivere il nuovo accordo con il Conai. Dobbiamo sforzarci tutti quanti a portare tutte le regioni d’Italia allo stesso livello. Altro tema e’ il costo del servizio: e’ necessario potenziare il principio del ‘chi inquina paga’, perche’ attualmente il costo di gestione degli imballaggi non viene pagato da chi li produce ma dalla collettivita’, con la Tari”. Per il presidente del Conai Giorgio Quagliuolo “i dati sulla raccolta differenziata presentati quest’anno confermano la centralita’ dell’accordo quadro Anci-Conai per i Comuni italiani, in un’ottica di sussidiarieta’ rispetto...

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Aste immobiliari: 27.817 in Sicilia nel 2017. Seconda in Italia (11,87%) per esecuzioni giudiziarie
Feb19

Aste immobiliari: 27.817 in Sicilia nel 2017. Seconda in Italia (11,87%) per esecuzioni giudiziarie

Sono state oltre 234.340 le aste immobiliari in Italia nel 2017. Questo quanto emerge dal “Report Aste” a cura di Astasy, societa’ che partecipa all’azionariato NPLs RE Solutions del Gruppo Gabetti. La Sicilia occupa il secondo posto su scala nazionale per le esecuzioni giudiziarie: nel 2017 l’11,87% delle esecuzioni d’Italia si concentrano in Sicilia con 27.817 aste pubblicate nell’anno, con una media di 2.318 ogni mese, pari a 9,7 aste ogni 1000 abitazioni. Le oltre 234.340 esecuzioni immobiliari nel territorio nazionale hanno raggiunto nel 2017 un valore base d’asta di 30.263.804,86 euro. Il 14% delle 267.323 procedure del 2016 risulta estinto, per un totale di 36.858 transazioni concluse. Rispetto al 2016 sul territorio nazionale si nota un decremento di esecuzioni pari al 12,4%, passando infatti da 267.323 procedure alle 234.340 del 2017. Per quanto riguarda la Sicilia, nel 2017 si riscontra invece un aumento delle esecuzioni rispetto al 2016 pari al +10,21%. Nelle province di Siracusa, Catania e Caltanissetta i dati evidenziano un notevole incremento percentuale di esecuzioni immobiliari andando oltre gli standard dell’anno precedente, rispettivamente con un aumento annuo del +89,09% per Siracusa, +68,23% per Catania, +39,49% per Caltanissetta. Per quanto riguarda il numero di esecuzioni, la provincia di Trapani detiene il record di provincia con maggior numero di esecuzioni in Sicilia, seguita dalla provincia di Palermo con 5.294 esecuzioni; dalla provincia di Catania con 4.988 esecuzioni; dalla provincia di Ragusa con 3.587 esecuzioni; da quella di Messina con 3.220 esecuzioni; da quella di Siracusa con 2.097 esecuzioni; dalla provincia di Agrigento con 1.376 esecuzioni; dalla provincia di Caltanissetta con 1.215 esecuzioni; in fondo alla lista Enna con 632 esecuzioni con un decremento del -13,9% rispetto al 2016. L’Isola e’ preceduta solo dalla Lombardia, che nel 2017 ha toccato quota 19% di tutte le esecuzioni nazionali....

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Blutec: Termini, Cisl “con Doblò elettrico 250 occupati entro 2018”
Feb19

Blutec: Termini, Cisl “con Doblò elettrico 250 occupati entro 2018”

“Nell’incontro di oggi presso il ministero dello Sviluppo Economico abbiamo ricevuto assicurazioni che entro il 2018 i lavoratori di Termini Imerese raggiungeranno quota 250. Questo grazie alle attivita’ di prototipizzazione che determineranno un ingresso di 20 unita’ entro giugno 2018 e all’implementazione del progetto di elettrificazione del Doblo’ che consentira’ d’inserire altre 100 unita’ entro dicembre 2018″. Lo dice il segretario nazionale della FIM Cisl, Ferdinando Uliano, dopo l’incontro di oggi al Mise sull’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese. “Attualmente gli occupati nello stabilimento Blutec di Termini Imerese sono circa 697 e la cassa integrazione terminera’ alla fine del 2018. A seguito dello slittamento di circa un anno del piano di reindustrializzazione ci troviamo in una situazione delicata – continua Uliano -. L’azienda ci ha comunicato che la piena occupazione collegata ad altre attivita’ in fase di completamento e’ stimata intorno al 31 dicembre 2019, mentre gli ammortizzatori sono in esaurimento entro il 2018. Abbiamo chiesto che il governo si faccia carico di individuare una soluzione precisa che consenta di evitare di lasciare scoperti dagli ammortizzatori sociali i lavoratori nella fase di completamento del piano di reindustrializzazione. A tal proposito abbiamo previsto un incontro subito dopo la meta’ di marzo presso il Ministero. Inoltre alla direzione di Blutec abbiamo chiesto inoltre maggiori certezze e sicurezza nella definizione delle prossime attivita’ che dovrebbero consentire la piena occupazione, presentandoci una valutazione piu’ precisa alla luce anche dei possibili pensionamenti”....

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Blutec: Termini, Fiom Cgil “Azienda rispetti accordi”
Feb19

Blutec: Termini, Fiom Cgil “Azienda rispetti accordi”

“L’incontro di oggi presso il Ministero dello Sviluppo Economico, con la direzione aziendale di Blutec ha evidenziato che il processo di reindustrializzazione e rioccupazione dell’area di Termini Imerese nei tempi stabiliti dalle intese e’ a rischio”. Lo dichiarano in una nota congiunta Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil, e Roberto Mastrosimone, segretario regionale Fiom Sicilia. “Il piano occupazionale – sottolineano i due sindacalisti – prevedeva per i lavoratori ex Fiat e dell’indotto, entro il 2018 il ritorno al lavoro, ma lo slittamento e la progressiva rimodulazione del piano industriale, secondo la direzione aziendale, non garantira’ la piena occupazione se non nel 2019. La Fiom ha posto il problema della scadenza degli ammortizzatori prevista per dicembre 2018, visto che la sola commessa per l’elettrificazione del Doblo’ per FCA, insieme alle attivita’ di progettazione e prototipazione nell’automotive e la produzione dei veicoli per le Poste garantiscono l’occupazione per soli 250 lavoratori su 694”. “Il Governo, rappresentato dalla viceministra Teresa Bellanova – aggiungono -, ha assicurato la riconvocazione del tavolo entro la fine di marzo, nel frattempo si dovra’ verificare la disponibilita’ di utilizzo di ulteriore cassa integrazione, gia’ prevista per le aeree di crisi complessa e per aziende di interesse strategico con piu’ di 100 dipendenti, per garantire i lavoratori per l’anno 2019”....

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Lavoro: tasso di disoccupazione Sicilia tocca quota 21,5%
Feb19

Lavoro: tasso di disoccupazione Sicilia tocca quota 21,5%

Con una crescita di 1 punto percentuale nel 2017, l’economia siciliana sembra essersi avviata in un percorso virtuoso. Ma se da un lato crescono gli investimenti, e timidamente anche i consumi, sono ancora forti le incognite per poter pensare che stiamo uscendo dalla terribile crisi che ci sta martoriando da quasi un decennio: quei pochi posti di lavoro creati nell’ultimo triennio sono per lo piu’ precari e a basso salario, mentre un numero importante di famiglie vive in assoluta poverta’. Secondo le stime Diste, piu’ di 200 mila famiglie residenti vivono in assoluta poverta’, per un totale di quasi 600 mila persone che contribuiscono alla crescita delle disuguaglianze sociali: il quinto piu’ ricco della popolazione siciliana avrebbe un reddito di oltre otto volte del quinto piu’ povero; su scala nazionale il rapporto sarebbe di circa sei volte (Istat). E “Si riprende a camminare, ma serve correre” e’ il titolo dell’edizione numero 48 del Report Sicilia, l’analisi previsionale sull’economia dell’Isola realizzata da Diste Consulting per Fondazione Curella, presentato nella sede dell’Assessorato regionale all’Economia, a Palermo. A presentare il rapporto Pietro Busetta, e Alessandro La Monica, con le conclusioni del vice presidente della Regione e assessore regionale all’Economia Gaetano Armao. “Una ripresa che segna discontinuita’ e che procede in modo titubante – ha affermato l’economista Pietro Busetta – non fa altro che alimentare la percezione che la crisi non e’ finita, anche perche’ a distanza di tre anni dall’affiorare dei germogli di rilancio, i disoccupati – tra quelli ufficiali e quelli potenziali – restano vicini a un milione, mentre i pochi posti di lavoro creati nel triennio sono per lo piu’ precari e a basso salario, se non in nero. Quanto al prodotto interno lordo, il suo ammontare si e’ ridotto negli ultimi dieci anni del 13% in termini reali, con ricadute significative sull’occupazione e sul tenore di vita della popolazione. A proposito di crescita va sottolineato – ha continuato Busetta – che lo scorso 20 dicembre l’Istat ha diffuso le stime preliminari sull’economia siciliana nel 2016, e quelle revisionate del 2015 peggiorano il quadro di ripresa delineato dalle stime precedenti fornite dello stesso Istituto. Secondo i nuovi dati, nel 2015 il prodotto interno lordo della Sicilia sarebbe aumentato dello 0,9% e non del 2,1% come indicato in precedenza. Nel 2016 la fase di recupero iniziata l’anno prima avrebbe subito una pausa, certificata da un -0,1%”. Dati molto piu’ vicini alle previsioni fatte dalla Fondazione Curella. “Per questo – ha aggiunto Busetta – e’ necessario che partano immediatamente le zone economiche speciali sia quelle nazionali che eventualmente quelle regionali”. Gli occupati sono stimati a 1 milione 363 mila, in aumento di...

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Lavoro: occupati in Sicilia 1,3 mln, disoccupazione giovanile al 58%
Feb19

Lavoro: occupati in Sicilia 1,3 mln, disoccupazione giovanile al 58%

Gli occupati in Sicilia sono stimati in 1 milione 363 mila, in aumento di 12 mila unita’. “Sebbene dal 2015 – precisa Alessandro La Monica, alla guida di Diste Consulting – in coincidenza con l’inizio della ripresa, siano stati creati 42 mila posti di lavoro, il deficit occupazionale sul 2007 si mantiene attorno a 117 mila unita’ (-7,9%), totalmente di genere maschile, mentre sull’intero territorio nazionale si registra un guadagno di oltre 130 mila occupati”. Sono i dati del mercato del lavoro del Diste Consulting e della Fondazione Curella, presentati nella sede dell’Assessorato regionale all’Economia, a Palermo. “La polarizzazione dell’occupazione verso le classi d’eta’ piu’ avanti negli anni ha alzato l’eta’ media dei lavoratori, raffigurando nel tempo una specie di ‘senilizzazione’ del mercato del lavoro: dai 40 anni circa del 2007 l’eta’ media e’ salita nel 2016 a 44 anni”, spiega ancora La Monica. Il tasso di disoccupazione ha toccato quota 21,5%, cioe’ 0,6 punti in meno dell’anno precedente, ma ben 8,7 punti in piu’ di dieci anni prima. La disoccupazione giovanile rimane assai problematica (58% circa), malgrado un gran numero di giovani si sia ritirato dal mercato del lavoro scoraggiato dalle scarse prospettive d’impiego. La disoccupazione si concentra sempre piu’ sulla componente maschile tra 25 e 44 anni. La manodopera femminile ha trovato piu’ facilmente impiego nei servizi, sebbene in molti casi in un’attivita’ involontariamente a tempo parziale....

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Crisi: nel 2018 crescita +1,2% in Sicilia
Feb19

Crisi: nel 2018 crescita +1,2% in Sicilia

L’economia siciliana si avvia verso un percorso virtuoso ma a ritmi ancora troppo bassi per potere parlare di una crescita consolidata, che deve essere supportata da misure normative ad hoc. Lo dicono il Diste Consulting e la Fondazione Curella che, nella sede dell’Assessorato regionale all’Economia, a Palermo, hanno presentato alcune anticipazioni del 48 report Sicilia che sara’ illustrato integralmente il 20 marzo al Cupa di Agrigento. Secondo le previsioni del Diste si conferma un consolidamento della crescita dall’1% del 2017 all’1,2% del 2018 con un miglioramento anche sul mercato del lavoro sia per quel che riguarda l’occupazione che la disoccupazione. Per l’occupazione, infatti, si prospetta un aumento di circa 14 mila posti di lavoro (+1%) e per il tasso di disoccupazione una diminuzione di 0,5 punti percentuali al 21%. “Stiamo riprendendo ad avere segni positivi e per il 2018 prevediamo una crescita del Pil – ha spiegato l’economista Pietro Busetta presidente della fondazione Curella – ma ne abbiamo persi oltre dieci punti. Recuperare il terreno perduto a questi ritmi e’ davvero complicato”. Bisogna correre, dunque, e per questo l’invito “al Governo regionale a fare partire in maniera immediata le Zes, le zone economiche speciali”. Per quel che riguarda le Zes, ha confermato l’assessore all’economia Gaetano Armao, “abbiamo trovato un lavoro malfatto da parte del precedente governo e stiamo cercando di raddrizzare la barra dando un assetto che sia rispettoso della normativa nazionale”. “Ma con questi ritmi di crescita – ha aggiunto – la Sicilia non puo’ affrontare la ripresa perche’ torneremo nel 2033 alla stessa situazione del 2008, ovvero la situazione precrisi”. “Un lasso di tempo troppo lungo – ha aggiunto Armao – per questo e’ fondamentale l’attrazione di investimenti, chiedendo di rispettare il 34% di investimenti nel Mezzogiorno previsti dall’apposito decreto nazionale. Occorre rilanciare, produrre e intervenire e dare un sostegno alle imprese”....

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Agricoltura: brand “People of Sicily”, al via export agrumi in Polonia
Feb19

Agricoltura: brand “People of Sicily”, al via export agrumi in Polonia

Sono partiti alla volta della Polonia i primi due carichi di agrumi siciliani col brand “People of Sicily”, per un totale di circa 42 tonnellate. E presto ne seguiranno altri. Ad esportarli, grazie ad un accordo siglato con la catena della GDO polacca Biedronka, e’ l’omonima Rete d’Imprese nata in seguito alla missione di internazionalizzazione promossa dal Distretto Agrumi di Sicilia con l’Istituto del Commercio Estero tra fine 2016 e inizio 2017: prima in Polonia per incontrare i rappresentanti della GDO polacca, poi in Sicilia con l’accoglienza agli operatori polacchi per far loro conoscere i territori di produzione e le nostre eccellenze. “Per la filiera agrumicola siciliana e’ un grande risultato, la dimostrazione che l’unione fa la forza soprattutto se si vogliono affrontare i mercati esteri e che le attivita’ messe in campo dal Distretto danno frutti concreti – commenta con soddisfazione Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia -. Sia chiaro che la mission del Distretto non e’ la commercializzazione, ma la costruzione di opportunita’ per le imprese aderenti tessendo rapporti, favorendo occasioni di incontro e dialogo con altri mercati, mettendo in campo azioni di comunicazione, incentivando l’aggregazione fra gli operatori della filiera agrumicola siciliana. In tal senso, l’avere favorito la nascita della Rete d’Imprese ‘People of Sicily’ cedendole anche il brand creato e utilizzato dal Distretto per la campagna di comunicazione di Expo 2015, e’ la dimostrazione di quanto proficua sia stata l’attivita’ messa in campo. Andremo avanti su questa strada per far nascere nuove opportunita’, ma va fatto un plauso alle imprese partecipanti alla missione di internazionalizzazione in Polonia per essersi poi mosse autonomamente per chiudere gli accordi che oggi hanno portato ad avviare l’export”. Della Rete d’Impresa “People of Sicily” fanno parte le OP Agrisicilia, Bella Rossa, Le Buone Terre, Rosaria, Rossa di Sicilia e la cooperativa Alba Lemon Bio (per una superficie agrumetata totale di circa 6.000 ettari, dei quali circa 1.800 di produzione IGP, DOP e Bio), tutte affiliate al Distretto Agrumi di Sicilia. “Questo primo importante carico partito alla volta della Polonia – spiega Franco Tumale, presidente della Rete d’Imprese People of Sicily e consigliere cda del Distretto Agrumi di Sicilia – e’ davvero la prova che insieme si possono raggiungere nuovi e importanti traguardi, arrivare a mercati che prima sembravano molto lontani. Il supporto del Distretto in questo e’ stato fondamentale e ci auguriamo che missioni di internazionalizzazione, proficue come quella in Polonia, possano essere nuovamente riproposte anche su altri mercati”....

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Fondi Ue: ecco la vera spesa della Regione secondo indagine del Centro Pio La Torre
Feb19

Fondi Ue: ecco la vera spesa della Regione secondo indagine del Centro Pio La Torre

  Al 31 dicembre scorso la Regione siciliana ha speso circa 400 milioni di fondi europei e non 7 come ha erroneamente affermato il presidente Nello Musumeci recentemente. Lo evidenzia un’indagine del Centro Pio La Torre, realizzata su dati del sito ufficiale della Commissione Europea (European Commission Regional Policy Inforegio) consultato alle ore 11,10 del 15/02 scorso.    In dettaglio, per quanto riguarda il POR Fesr Sicilia, infatti al 31/12/2017 erano stati impegnati (decided è il termine inglese adoperato) circa 2 miliardi 316milioni di euro, pari al 51% del programma, ma spesi solo 16.730.686 di euro che “sono sempre troppi pochi ma corrispondono ad oltre il doppio della cifra dichiarata dal presidente – sottolinea l’economista Franco Garufi – A scanso di equivoci, si è speso troppo poco e bisogna trovare la maniera per coordinare ed accelerare la spesa, ma i numeri non possono essere piegati alle esigenze dello spoil system. Tra l’altro, continuando a consultare il sito si scoprono altre cifre interessanti, ma che sembrano sconosciute a palazzo d’Orleans”.   Il programma di sviluppo rurale, per esempio, al 15 ottobre dello scorso anno aveva speso 336.061.523 di euro pari al 15% dei 2.184.171.000 di euro programmati dimostrando una buona capacità di implementazione delle attività di programmazione e gestione. Il Fondo Sociale Europeo alla fine dello scorso anno aveva impegnato 110.685.740 di euro pari al 13% degli 820. 096.428 ma aveva speso solo il 3% pari a 25.829.369...

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