Pesca, la Sicilia rilancia con la cooperazione internazionale
Ott13

Pesca, la Sicilia rilancia con la cooperazione internazionale

Quasi dimezzata nel numero dei navigli, rispetto all’inizio degli anni ’90. Oberata da costi in crescita. Oramai considerata un asset ‘sacrificabile’ da istituzioni e mondo politico; da quello europeo in particolare, il cui favore verso prospettive di sviluppo ‘centro-atlantiche’ è, in estrema sintesi, motivato dalla cronica incapacità delle imprese armatoriali siciliane di unirsi e proporre progettualità comuni per condividere le risorse ittiche del Mediterraneo. Quelle che, malgrado il loro preoccupante depauperamento, restano pur sempre le più variegate del pianeta in termini di biodiversità e le più apprezzate sotto il profilo gastronomico. È sempre più al palo, sempre più allo sbando la pesca siciliana. Un cardine fondamentale dell’economia regionale fino alla metà del secolo scorso, oggi piegata come un corpo malato. La sua flotta rappresenta sempre oltre un quinto di quella nazionale (le cui percentuali di perdita sono pressoché corrispondenti). Ma i suoi numeri sono da emorragia: in attesa delle nuove stime del rapporto annualmente redatto dall’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo, organismo di ricerca del Cosvap,  il Distretto Produttivo della Pesca di Mazara del Vallo, dal 1991 al 2013 la flotta siciliana ha perso 1.650 battelli, passando da 4.592 unità alle 2.892 di fine 2013. Un ventennio in cui a ridursi sono state anche la stazza lorda complessiva e la potenza dei motori dell’intera marineria siciliana, oggi attestate rispettivamente a circa 50mila tonnellate e a poco più di 240mila kilowatt. A questi numeri, che le analisi di settore in corso – dicono al distretto – verranno con ogni probabilità aggiornati con dati ancora più negativi, si aggiungono quelli sul calo delle catture: circa il 23% in meno e l’ulteriore calo dei consumi ittici, che la recessione ha spinto in giù nel 2013 del – 5% rispetto all’anno precedente.  Il quadro si aggrava con l’aumento dei costi.  La drastica riduzione delle risorse ittiche costringe i pescatori a un maggiore “sforzo” di pesca per catturare quantità sufficienti a sostenere il settore (per esempio una maggiore lunghezza delle reti e battute in mezzo al mare sempre più prolungate). Aspetto che si traduce in costi energetici sempre più esosi. La spesa per il carburante arriva infatti a incidere anche fino al 70 per cento sui costi complessivi delle aziende di pesca. Un settore alla stremo, a cui – “la regione siciliana oggi ha voltato le spalle”, ha lamentato il presidente del Distretto della pesca mazarese nel corso della terza edizione del Blue Sea Land, l’expo dei distretti agroalimentari del Mediterraneo, dell’Africa e del Medioriente, quest’anno svoltasi tra Mazara del Vallo, Gibellina e Marsala nel segno dell’Esposizione Universale che l’anno prossimo da Milano farà da grancassa alle soluzioni da mettere in campo per fronteggiare le...

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A Mazzara Partenariato Pesca = Pace

Insieme alle prospettive legate alla ricerca tecnologica l’evento di Mazara del Vallo ha rafforzato l’intento di avviare partenariati tra Sicilia e paesi frontalieri in una prospettiva di pace, insieme con realtà anche molto lontane: erano infatti presenti, insieme con 12 comuni siciliani e 250 distretti produttivi, i rappresentanti di 25 paesi tra area Med, Medio Oriente e Africa, incluse  le isole Maldive. Tutti venuti a condividere gli obiettivi della Blue Economy e a gettare le basi di nuove partnership commerciali. Tra questi, il ministro della pesca della Costa d’Avorio, Kobenan Adjoumani: “Il mare – dice – ha risorse immense e se ne riusciamo a organizzare lo sfruttamento non ci sono ragioni per cui si debba ancora parlare di fame nel mondo. Tornare al Blue Sea Land apre prospettive di sviluppo importanti, anche per i paesi africani: il nostro, è forte nel settore pesca, ma siamo in progress anche sul fronte dell’acquacoltura e su quello agricolo, con il primo posto al mondo  nella produzione di cacao Crediamo molto a un partenariato commerciale con la Sicilia, che avrà un ruolo centrale all’Expo 2015”. Porte aperte anche . Fra gli ospiti stranieri il Viceministro della Pesca della Libia, Adnan Gibrial: “Il futuro è nella cooperazione e questa volontà nel cuore del  mediterraneo tocca il perno dei nostri problemi. In Libia oggi 12 antiche città costiere sono esposte alla rovina, la crisi è a vari livelli e centinaia di persone muoiono in mare perché vogliono fuggirne. Crediamo che le nostre generazioni future contribuiranno a ridare gloria al Mediterraneo, da sempre mare di speranza e di unione”. Antonio...

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Piano per export 4 regioni Sud con dotazione di 50 mln. Crocetta: “Insufficienti”
Giu12

Piano per export 4 regioni Sud con dotazione di 50 mln. Crocetta: “Insufficienti”

Dalla produzione agroalimentare, a cominciare da quella vitivinicola, alla meccanica strumentale, passando per la pesca e le attività connesse. Cominciano a delinearsi le prospettive del Piano per l’export nel Mezzogiorno, varato di recente dal ministero per lo sviluppo economico. Un progetto ad ampio raggio che prevede una dote di finanziamenti comunitari di 50milioni di euro, da spalmare in 4 anni a sostegno delle imprese con sede nelle quattro regioni del cosiddetto Obiettivo Convergenza, ossia Sicilia, Campania, Puglia e Calabria. Il nuovo scenario di opportunità di rilancio economico è stato presentato ieri a Palermo con una conferenza organizzata dall’Ice, l’Istituto per il Commercio con l’estero, braccio operativo delle linee d’indirizzo dello stesso ministero sul fronte dell’internazionalizzazione delle imprese. Area di riferimento, il bacino mediterraneo; in particolare paesi come Turchia, Maroccco, Tunisia, Giordania e Territori Palestinesi. Realtà che potrebbero rappresentare delle chiavi di volta per risalire una china che vede ancora l’export di tutte e 8 le regioni che compongono il Mezzogiorno ancorato a poco più del 12% rispetto al totale naziona “Un dato che risulta più basso di quello di almeno due regioni del nord, per esempio Veneto e Emilia Romagna, che, considerate singolarmente, mandano all’estero circa il 13% della propria produzione”, dice il direttore generale dell’Ice Roberto Luongo. Un gap che va però interpretato anche come una grande opportunità. “Con il progetto Export Sud vogliamo far crescere il numero e le dimensioni delle imprese meridionali che esportano nell’area Med, illustrare loro mercati e settori su cui puntare e avviare partnership tra le imprese, in un’area che conta 245 milioni di abitanti, pari a poco più del 60% della popolazione dell’Unione Europea, ma dove il benessere economico – in termini di prodotto interno lordo e reddito disponibile pro capite – è di gran lunga inferiore alla media dei Paesi UE” aggiunge Luongo. In questo spettro il grado di apertura agli scambi internazionali varia molto da paese a paese. Al momento le economie caratterizzate dalle maggiori potenzialità d’espansione sono Turchia, Tunisia, Giordania e Israele. Ma, come specificano i rapporti dell’Ice, tutti i Paesi dell’area negli ultimi 10 anni hanno registrato tassi di crescita del commercio con l’estero superiori all’aumento del Pil. Più in dettaglio, il flusso degli investimenti esteri nel bacino mediterraneo è cresciuto del 60%, passando, nonostante la crisi finanziaria internazionale, da poco più di 21 miliardi a oltre 35 miliardi di dollari. Per sfruttare queste potenzialità urge però un nuovo ruolo dell’Unione Europea. Punto sul quale è intervenuto, anche il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta: “il rilancio dell’l’Europa si deve giocare non solo sull’asse euro mediterraneo, ma anche su quello euro-africano, perché è in queste realtà che si trovano i...

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L’immigrazione come link per il business in Africa. Da Palermo parte un nuovo modello di cooperazione

C’è una parte dell’Africa che chiama. E’ quella occidentale, in particolare il Ghana, il paese che accelera di più tra quelli dell’area sub-sahariana, sul piano dello sviluppo economico e sociale. La Sicilia, dal canto suo, in virtù della sua posizione geografica, vicina alle coste nordafricane e per la sua tradizione di accoglienza di popoli migranti soprattutto dal continente nero, è la regione europea che potrebbe meglio rispondergli. Il punto d’incontro è la piattaforma di sviluppo sulla quale il paese simbolo della decolonizzazione africana (fu il primo a ottenere l’autogoverno grazie al suo politico di maggior spicco Kwame Nkrumah, colui che tentò anche di perseguire il sogno di un’Africa unita e socialista) sta già scommettendo il proprio futuro economico. Uno scenario di partnership commerciali che potrebbe giocarsi su decine di settori: dalle telecomunicazioni alle costruzioni, dalla pesca ai servizi bancari, dall’industria estrattiva alle energie rinnovabili, passando per molti altri ambiti come il turismo, l’istruzione, i trasporti, l’agricoltura e l’agribusiness, l’industria di trasformazione e quella tessile. Su questo vasto spettro di potenzialità imprenditoriali lavora il Ghana Business Forum, progetto avviato nel 2013 grazie alle consolidate relazioni tra ambasciata del Ghana, comune di Palermo e camera di commercio della medesima provincia, che ieri ha presentato agli imprenditori siciliani, riuniti in un meeting svoltosi presso l’ente del sistema imprenditoriale locale, l’attuale e ricco ventaglio di aree di partnership e d’investimento nel promettente paese africano. Si è trattato di uno step importante nella già avviata collaborazione tra “Ghana Business Forum” e l’ African International Business Consultancy per la promozione della prima fiera campionaria in Ghana dedicata esclusivamente alle imprese italiane. Dal 20 al 27 ottobre, nella capitale Accra, si terrà infatti la borsa internazionale “Ghana-Italy Trade And Investment Fair”, alla quale, potranno partecipare anche gli imprenditori e i produttori siciliani. Un appuntamento, che nel marzo del 2015 verrà replicato in Italia. All’incontro, che fa seguito a quello organizzato l’anno scorso anno ai Cantieri Culturali alla Zisa, insieme al coordinatore del progetto Francesco Campagna (console onorario designato dalla Repubblica del Ghana per la Sicilia) erano presenti, fra gli altri, il Consigliere Commerciale dell’Ambasciata del Ghana in Italia, Simon Atieku, l’assessore regionale alle Attività Produttive Linda Vancheri, la rappresentante dell’African International Business Consultancy Freda Cooper, e tra gli esponenti del mondo imprenditoriale isolano, Roberto Helg, presidente della camera di commercio di Palermo, Nino Salerno, vicepresidente regionale di Confindustria e Salvatore Ferlito, presidente dell’Ance Sicilia. “La collaborazione con il Ghana veicola interessanti occasioni d’affari per le aziende siciliane, che potranno assumere iniziative imprenditoriali con il supporto di selezionate aziende locali nell’ambito di un partenariato pubblico-privato – spiega Campagna. In Sicilia, le opportunità di scambio sono peraltro legate...

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“Sorsi di Sicilia”, ecco il vademecum del turismo enologico siciliano

Un vademecum ‘emozionale’ tra cantine, vigneti e quei magnetici scrigni di cultura e storia che sono i territori della Sicilia vitivinicola. Si chiama ‘Sorsi di Sicilia’ ed è la prima guida cartacea finora editata sul turismo enologico dell’isola. A promuovere questo strumento, ideato e realizzato da Rosa d’Eventi Wine & Food Tour, tra le società leader nel settore della comunicazione dei prodotti agro-alimentari in Sicilia, è la sezione regionale del Movimento del Turismo del Vino (MTV), con il patrocinio dell’assessorato alle Risorse Agricole e Alimentari della regione siciliana e l’Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia (Irvos). Un volumetto tascabile di poco meno di 200 pagine, scritto in italiano e inglese e ricco di testi e immagini attraenti di territori e strutture ricettive, di cui si ravvisava la necessità in un comparto, quello del turismo legato ai sapori e in particolare alla produzione enologica, che pone attualmente la Sicilia tra le regioni italiane con le più interessanti prospettive di sviluppo. La presentazione di questo prodotto di divulgazione culturale, svoltasi ieri in conferenza stampa a Palermo presso la sede centrale di Banca Nuova, ha dato occasione, pur in mancanza di statistiche ufficiali, di sottolineare la costante evoluzione del turismo enologico in Sicilia. Un comparto che a livello nazionale movimenta 8 milioni di visitatori, per un giro d’ affari di 4 miliardi di euro all’anno; e di cui la Sicilia “rappresenta una quota valutabile fra il 30 e il 40 per cento”, dice Elio Savoca, presidente dell’ MTV Sicilia. In attesa di stime più precise, pesano comunque risultati certi e recenti: il primo posto della Sicilia, a pari merito con la Toscana, nella classifica 2013 delle regioni italiane del turismo del vino e la presenza dell’isola tra le prime cinque destinazioni europee del medesimo settore. “Risultati legati a una strategia promozionale che va potenziata molto, ma che intanto ha fatto segnare l’altrettanto rimarchevole incremento delle cantine siciliane aderenti al Movimento, negli ultimi tre anni triplicato, da 19 a 58 aziende”, specifica, il past president dell’MTV Salvo La Lumia. Il binomio vino-turismo è comunque solo una parte di un ambito in espansione. I numeri sono ancora più ampi, infatti, se si considerano non solo gli enoturisti in senso stretto ma anche coloro che viaggiano consumando e apprezzando le produzioni tipiche del territorio: “in questo caso si stima che in Italia oltre il20% dei turisti ricerca l’enogastronomia locale, determinando un impatto sul settore agroalimentare di circa 72miliardi di euro”, spiega Magda Antonioli Corigliano, direttore del Master in Economia del Turismo dell’Università Bocconi di Milano, prefatrice della guida. Stando ai dati dell’Osservatorio nazionale sul turismo del vino, risulta che l’‘enonauta’ frequenta le cantine in...

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L’isola dei tanti vini raccontati da “Sicilia en primeur”

Che la Sicilia non sia solo una, ma che, come ricordava Gesualdo Bufalino, esistano invece tante Sicilie, al punto che non si finirebbe di contarle, lo dimostra soprattutto il mondo del vino, prodotto nobile per antonomasia dell’agricoltura, i cui sapori e aromi discendono dalla complessità pedoclimatica dei territori. Da ormai 11 anni a comunicare quanto sull’Isola questi siano numerosi, variegati e diversissimi tra loro è Sicilia en Primeur, annuale appuntamento allestito dalla Assovini regionale, l’associazione che riunisce 70 cantine isolane d’eccellenza oggi rappresentative dell’80% del valore complessivo del vino imbottigliato in Sicilia. Un evento itinerante che ogni anno raduna la stampa, di settore e generalista, nazionale e straniera, in un grosso centro di riferimento dell’enologia regionale al termine di fitti ‘enotour’ nelle principali province del vino locale; e che quest’anno, nell’imminente edizione in programma dal 27 al 29 maggio, si svolgerà in un palcoscenico piuttosto speciale e ancora mai sperimentato: quello dell’arcipelago delle Eolie e in particolare di Vulcano, tra le isole circumsiciliane la più vicina alla ‘terraferma’. Saranno 35 le aziende associate che daranno appuntamento a oltre 80 giornalisti, di cui la metà provenienti dall’estero, per degustare e valutare in anteprima la produzione della vendemmia 2013 e le altre annate in commercio, per un totale di oltre 350 assaggi. Sulle tavole imbandite del Therasia Resort, le etichette delle aziende storiche si mischieranno a quelle delle cantine giovani e emergenti per attirare l’attenzione, e soprattutto i palati, di una platea internazionale che includerà oltre a giornalisti italiani, anche rappresentanti della stampa provenienti dal Brasile, dall’Asia (Cina, Giappone e Corea) dal NordAmerica e da tutti i paesi europei sui quali l’export del vino siciliano mostra i migliori margini di espansione, ovvero Germania, Austria, Svizzera, Danimarca, Francia, Inghilterra, Svezia, Russia e Polonia. Anche in questa undicesima edizione lo sforzo di promuovere e sostenere l’immagine dei vini di Sicilia come tipica espressione del territorio si avvarrà della partnership con Verona Fiere, l’ente autonomo che organizza il Vinitaly e di Banca Nuova, main sponsor della manifestazione, dal 2002 impegnata nel supporto dei produttori di vino siciliani con una gamma di prodotti finalizzati a facilitare l’accesso al credito e i processi di internazionalizzazione. Il vino siciliano, è ormai sulla bocca di molti sommelliers nel mondo – dice Antonio Rallo, presidente di Assovini Sicilia . Un successo costruito con sacrifici, inventiva e molta ricerca sui vitigni che ha già consacrato prodotti come il Nero d’Avola e i vini dell’Etna e che negli ultimi anni registra una considerevole crescita in termini sia di qualità sia commerciali per quanto riguarda il mercato estero di un vino dalle origini antichissime come il Grillo”. Se il vino siciliano accusa...

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Per il vino Banca Nuova si fa in sette
Mag08

Per il vino Banca Nuova si fa in sette

In Italia l’attuale congiuntura comprime i consumi di prodotti come il vino. Quello siciliano però corre sciolto all’estero. Uno scenario che, per Marino Breganze, presidente di Banca Nuova, induce a ‘un ottimismo cum grano salis’; ma anche a prendere atto della necessità di maggiori sforzi per promuovere nel mondo la viticultura siciliana. Presidente Breganze, ci dia qualche dato sull’economia siciliana del vino “I vini siciliani vivono un momento molto significativo sul fronte dell’export. Fuori dall’Italia ne vengono venduti il 59%, un rilievo decisamente lusinghiero e incoraggiante. Ma si tratta ancora di un piccolo dato, perché rappresenta non più del 2% rispetto all’intero export nazionale del vino, mentre altre regioni d’Italia, come il Veneto, toccano per esempio il 30 per cento. Va detto però che questa misura si deve leggere in chiave positiva: significa che i margini di sviluppo sono ancora molto ampi. E ciò è confermato che in molti mercati esteri si è ormai affermato il concetto che la qualità dei vini siciliani (così come di tanti altri prodotti agricoli) non è seconda a nessuno”. Come si sta muovendo Banca Nuova per aiutare i produttori di vino? “Nel corso degli ultimi anni, abbiamo elaborato una gamma di strumenti di credito calibrati sulle esigenze dei produttori di vino. In tutti 7 strumenti finanziari per agevolare e accompagnare l’espansione delle imprese agroalimentari, frutto della sintonia tra i nostri uffici e i produttori. L’ultimo, si chiama Expo o Wineexportpass, ed è destinato a favorire diverse modalità di esportazione dei vini. Sempre su questo fronte, diamo ai produttori la possibilità di utilizzare i nostri uffici di rappresentanza all’estero nei paesi più significativi per l’export. L’ultimo aperto, 4 mesi fa, è quello di Mosca e si aggiunge agli altri già attivi negli Usa, in Cina e in India. Tutto ciò sta aprendo nuove possibilità in mercati considerati difficili, perché lontani e ancora poco inclini al consumo del vino.” Quanto incide in questo processo una manifestazione come Sicilia en Primeur? “Molto. Nelle precedenti 10 edizioni i vini siciliani sono stati assaggiati da centinaia di giornalisti di tutto il mondo che ne hanno fatta aumentare la considerazione internazionale. Sicilia en Primeur inoltre riesce a coniugare l’eccellenza vitivinicola siciliana con le bellezze della natura e della cultura dell’Isola, confermando che dal binomio vino-turismo si può sviluppare un grande volàno economico”. Presidente, come vede qui in Sicilia la generale propensione alla spesa? “La Banca d’Italia ha di recente ufficializzato dati di modesta e lenta ripresa. Si comincia a intravedere qualche barlume in fondo al tunnel, anche se al momento la gente ha paura di spendere: chi ha una disponibilità economica attende momenti migliori per impiegarla. Sarebbe però un...

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Nuove start up, tavolo permanente tra Unicredit, Camera di commercio Palermo e Consorzio Arca
Apr10

Nuove start up, tavolo permanente tra Unicredit, Camera di commercio Palermo e Consorzio Arca

Negli anni ’50 il lavoro si attendeva e, comunque, arrivava. Negli anni ’70 si cercava e si trovava con una certa rapidità. Con il nuovo millennio, e i cambiamenti avvenuti nelle imprese, i profili occupazionali distano anni luce dal tradizionale modello di lavoro dipendente. Nel marasma del precariato, il lavoro si deve essere capaci di crearlo, attraverso idee innovative. E, per reagire alla crisi, puntare con maggiore forza sulla cultura d’impresa dei giovani. Da oggi, è questo l’obiettivo di un ‘Tavolo permanente’ attorno al quale collaboreranno Università di Palermo, Consorzio ARCA, Camera di Commercio di Palermo e UniCredit. I cardini della convenzione, che ne ha fissato la sede presso il Dipartimento di scienze economiche e statistiche dell’ateneo, sono stati illustrati stamane in conferenza stampa dai presidenti del Consorzio ARCA e della Camera di Commercio palermitana, Umberto La Commare e Roberto Helg, insieme con il Responsabile regionale del settore sviluppo territoriale di UniCredit, Vincenzo Tumminello. Ciò che il Tavolo avvierà è un’attività coordinata al fine di favorire il contatto tra giovani e imprese locali, lavorando, da una parte, sulle carenze della cultura imprenditoriale e, dall’altra, allo scopo di ampliare le opportunità di inserimento nel mondo del lavoro, anche, e soprattutto, mediante l’avvio di un’attività. L’azione congiunta dei 4 enti punta a favorire la nascita di start up innovative in una realtà economica e occupazionale che nell’Isola versa in stato di coma profondo. Lo dicono i rilievi dell’Istat: un tasso di disoccupazione del 20 per cento, che supera il 42% se si considera la fascia d’età tra i 14 e i 25 anni, con circa 700mila giovani in cerca di lavoro, ma con almeno altri 400mila che rinunciano a cercarlo perché pensano di non trovarlo. E con un altro dato ancora, che cresce e sgomenta: il 63,4% dei disoccupati siciliani ha una laurea. Più nel merito, l’attività del Tavolo permanente si articolerà su 3 ambiti: ricerca, formazione e orientamento al lavoro e monitoraggio. Secondo il protocollo d’intesa, l’attività di ricerca sarà finalizzata a mettere in chiaro le dinamiche e le prospettive dell’attuale contesto economico da cui acquisire informazioni sul fabbisogno di competenze, anche nella prospettiva di costruire percorsi collegati di formazione e di individuare azioni di orientamento professionale. Saranno inoltre realizzate indagini sulle attitudini imprenditoriali dei giovani sul territorio. Al centro dell’attività di formazione e orientamento al lavoro, ci sarà la cooperazione con il Centro di orientamento e tutorato dell’Università di Palermo. Questa sarà imperniata sulla promozione dell’imprenditorialità, nonché nel fornire una formazione specifica per avviare un’attività e nel favorire, attraverso il co-working, la collaborazione tra studenti iscritti a diversi corsi di laurea. Inoltre svolgerà un’azione di intermediazione, consistente nell’accompagnamento dei...

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Una alleanza per far diventare imprese le idee dei giovani
Apr10

Una alleanza per far diventare imprese le idee dei giovani

Sul nuovo accordo che ha messo dentro lo stesso protocollo di intesa Unicredit, Consorzio Arca e Camera di commercio di Palermo, www.economiasicilia.com ha intervistato il Responsabile regionale del settore sviluppo territoriale di UniCredit, Vincenzo Tumminello Quale è il ruolo di Unicredit all’interno di questa nuova iniziativa di formazione? “Si tratta di un pezzo di un più ampio progetto di crescita economica in cui ci sentiamo impegnati come banca del territorio. Lavorare a fianco di partner istituzionali come Camera di Commercio, Università e Consorzio Arca, fornendo il nostro contributo di competenza, è di ausilio alla nostra stessa funzione creditizia, in favore di progetti d’impresa validi. Vogliamo favorire un cambiamento del futuro lavorativo dei nostri giovani: non più il miraggio del posto fisso, ma la crescita dello spirito imprenditoriale. Come funzionerà questa sinergia? Il monitoraggio e l’istruzione sono i cardini principali. Riguardo al primo punto, oggi manca un monitoraggio attento sulle idee imprenditoriali che nascono in Sicilia e su come queste si evolvono. L’aspetto della formazione è ancora più importante, perché si avvarrà del contributo di competenze dei 4 attori del progetto. A questo riguardo verranno elaborati nuovi moduli formativi, che andranno a integrare e potenziare il corso intitolato “Da una buona idea a una buona impresa” incluso nel programma In-Formati di Unicredit, dedicato all’educazione bancaria e finanziaria dei giovani. E per quanto riguarda l’avviamento dei giovani all’impresa? Su questo fronte il Consorzio Arca, nel suo ruolo di incubatore, ha il ruolo di primo attore. Una volta elaborati i nuovi progetti imprenditoriali è lì che verranno fatti crescere. Dal canto nostro, potremo contribuire al loro finanziamento. E laddove ciò non sia possibile, aiutare il neoimprenditore a reperire partner validi per sviluppare la sua idea. A quali fasce di fruitori rivolgete la vostra offerta formativa? A tutti i giovani, sia quelli che già iscritti all’università, sia, soprattutto, quelli che frequentano l’ultimo anno della scuola superiore. Qual è il tipo di imprenditorialità che verrebbe favorita dall’attuazione dei progetti formativi del Tavolo? A condizione che si tratti di progetti finanziariamente sostenibili, lo spettro di quelli che supporteremo è ampio. Non si tratterà di agevolare solo le start up cosiddette ‘innovative’, come quelle basate su materiali elaborati dalla ricerca accademica o attive nel campo informatico, che riescono a trovare finanziamenti con maggiore facilità. Ma anche le attività tradizionali, come per esempio quelle artigiane. Crediamo inoltre che offrire una valida formazione significhi anche aiutare i neoimprenditori a orientarsi nella...

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Parchi italiani cenerentola della spending review. In Sicilia finanziamenti giù dell’83%
Ott31

Parchi italiani cenerentola della spending review. In Sicilia finanziamenti giù dell’83%

Un errore considerarle un costo di secondaria importanza. Rappresentano, invece, un investimento altamente produttivo. Sono le aree naturalistiche tutelate, un sistema che tra superfici terrestri e acquee (marine, fluviali e lacustri) si divide oggi in Italia fra 24 parchi nazionali, 152 parchi regionali, 30 aree marine protette e un ulteriore mosaico costituito da 147 riserve statali, 418 regionali e più di 600 tra altre aree naturalistiche di più limitata estensione e siti di interesse comunitario. Ovvero, il 10% dell’intero territorio nazionale. Un patrimonio materiale da sostenere e valorizzare ancora di più, dal momento che movimenta oltre 101 milioni di presenze turistiche, con un incremento annuo del 2 per cento, e genera un giro d’affari valutabile nell’ordine di 65,8milioni di euro per quanto riguarda i parchi nazionali e di 54,5 milioni di euro per quelli regionali. Oggi però, su questi ecosistemi la scure della spending review si abbatte impietosa, rischiando di disperdere il loro potenziale in termini di crescita socio-economica. La situazione della Sicilia esemplifica la misura dei ‘tagli’. Considerando solo i 4 parchi dell’Isola, i trasferimenti dell’amministrazione regionale in favore delle spese d’impianto e di gestione dei rispettivi enti, sono stati ridotti dell’83% nel giro di due anni, passando da poco più di 5milioni e mezzo di euro del 2011 agli attuali 965 mila.   Fotografia di una coperta sempre più corta, che rischia di danneggiare aree che, invece, soprattutto nell’attuale crisi di sistema dell’economia e nell’urgenza di nuovo modello di sviluppo che si impone per uscirne, giocherebbero il ruolo di asset primari. Per questo servono orientamenti politici che identifichino meglio e favoriscano di più i parchi  come luoghi di sviluppo della green economy, teorico modello di sviluppo basato sull’utilizzo di energie rinnovabili, tutela della biodiversità e difesa del suolo, e come rampe di lancio di una reale società ‘verde’, basata cioè su pratiche di sostenibilità ambientale, a cominciare dai settori industriale e agroalimentare. Sono stati fra i temi centrali del convegno svoltosi mercoledì al Giardino Botanico di Palermo su ‘La natura dell’Italia- I parchi come luogo di incontro tra green economy e green society’, appuntamento promosso dal ministero dell’Ambiente insieme con Federparchi, Unioncamere e la Fondazione Sviluppo Sostenibile che ha costituito la tappa d’avvicinamento verso l’omonima conferenza nazionale fissata a Roma l’11 e il 12 dicembre.     “I parchi – ha detto il ministro del’Ambiente Andrea Orlando – non devono più essere considerati solo come luoghi di tutela ambientale, bensì come effettivi veicoli di crescita economica, capaci di assicurare uno sviluppo locale. Grazie alla riscoperta delle tipicità in agricoltura, delle produzioni artigianali, ma anche incrementando l’internazionalizzazione dei rapporti tra le classi dirigenti, – processo, questo, già avviato come ormai dimostra la...

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