Palermo.Credito, domani la presentazione del libro sulla liquidazione coatta della Sicilcassa
Ott12

Palermo.Credito, domani la presentazione del libro sulla liquidazione coatta della Sicilcassa

  Palermo – Domani, 13 ottobre, alle ore 10, nel teatro del Don Bosco Ranchibile in via Libertà a Palermo, sarà presentato il volume “Storia del commissariamento e della liquidazione della Sicilcassa”, scritto da Achille Gattuccio e pubblicato da Edity. L’autore dal 1975 sino alla pensione ha lavorato per la Sicilcassa, ricoprendo vari ruoli, quale quello di direttore del Servizio Contenzioso-Recupero Crediti nella fase più problematica della Sicilcassa. Nel libro che ripercorre a distanza di oltre vent’anni il percorso relativo alla liquidazione amministrativa coatta della seconda banca siciliana, sono riportati anche documenti inediti e ampi stralci delle sentenze. Il dibattito sarà moderato da Ferdinando Gattuccio e interverranno: Enzo Giunta, già capo del personale della Sicilcassa, Lillo Pumilia, ex sottosegretario di Stato con delega al tesoro, Jimmy Bongiorno, padre dell’attuale ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione  e consulente legale dell’istituto di credito, Antonio Piraino, consulente economico della Sicilcassa e teste nel processo contro i vertici della banca e Alberto Polizzi, avvocato penalista, difensore di parte di alcuni dirigenti dell’istituto di...

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Consulenti del lavoro: troppa burocrazia in Sicilia e le aziende rinunciano a sgravi contributivi
Ott08

Consulenti del lavoro: troppa burocrazia in Sicilia e le aziende rinunciano a sgravi contributivi

  Gli sgravi sulle assunzioni sono utili se convenienti e, soprattutto, se l’iter per richiederli è snello e se la successiva gestione amministrativa non comporta costi e si risolve in un rapporto diretto e automatico con l’Inps. Se ciò è vero, all’apparenza risulta incomprensibile il fatto che in Sicilia una “torta” consistente di incentivi offerti dalla Regione, che “pesa” 81 milioni di euro, abbia scarso appeal nei confronti delle aziende che devono assumere e che vi rinunciano. La ragione sta nel fatto che l’applicazione pratica si scontra con una duplicazione di misure rispetto a quelle nazionali e con un eccesso di burocrazia. Oggi la Consulta regionale dei Consulenti del lavoro della Sicilia, al termine del Quinto congresso regionale svoltosi a Siracusa, ha denunciato che se i Centri per l’impiego fossero sgravati dai tantissimi adempimenti burocratici di cui sono stati caricati da una governance amministrativa cervellotica, avrebbero sicuramente più tempo da dedicare alla loro mission prioritaria, che è la ricerca di lavoro per i disoccupati. “Invece – ha riferito la Consulta – , mentre in tutte le altre Regioni d’Italia i Centri per l’impiego si limitano a prendere atto dei tirocini avviati dagli enti e dalle agenzie appositamente autorizzati, la Regione siciliana è l’unica a richiedere che i Centri per l’impiego esaminino preventivamente la voluminosa documentazione cartacea che gli enti di avviamento e le imprese ospitanti devono produrre e che rilascino un nulla osta. Così i Cpi, sommersi da tante richieste e costretti ad operare basandosi su circolari regionali poco chiare e che si prestano a molteplici interpretazioni sui criteri dei tirocini e sui requisiti e le qualifiche dei giovani, riescono a evadere solo un quarto delle istanze in tempi ragionevoli. Per questa ragione – ha sottolineato la Consulta dei consulenti del lavoro – i tre quarti delle imprese rinunciano ad attivare i tirocini, sebbene rappresentino un formidabile strumento per verificare in diretta le capacità del giovane e per formarlo “on the job”. “Un altro esempio di sfiducia delle imprese nei confronti della Regione – hanno incalzato i presidenti dei consulenti del lavoro della Sicilia – riguarda uno degli incentivi regionali per le nuove assunzioni, il “bonus assunzionale”, dotato di 15 milioni di euro e che assegna una decontribuzione previdenziale fino a 14mila euro in due anni per ogni soggetto: pur essendo molto appetibile, viene scarsamente utilizzato dalle imprese”. “Ciò – hanno spiegato – è dovuto a varie ragioni: anzitutto un iter burocratico farraginoso e l’estrema complessità di gestione del beneficio che non lo rendono più conveniente, oltre alla sovrapposizione con un analogo e più snello strumento nazionale”. La Consulta regionale dei consulenti del lavoro, quindi, ha proposto al governo...

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Fondi Feamp per la pesca siciliana, la Regione rischia di restituire a Bruxelles tra 40 e 50 mln della programmazione 2014-20
Ott06

Fondi Feamp per la pesca siciliana, la Regione rischia di restituire a Bruxelles tra 40 e 50 mln della programmazione 2014-20

    Il mondo della pesca siciliana alla fine della programmazione comunitaria 2014-20 rischia di dover restituire a Bruxelles una cifra tra i 40 e i 50 milioni di euro del fondo Feamp. Il dato eclatante viene fuori spulciando i dati forniti dallo stesso assessorato regionale all’Agricoltura e Pesca, nella persona del responsabile del Servizio 1 del dipartimento Pesca Gaetano D’Anna, nell’ambito di un convegno sullo stato dell’arte dei fondi Feamp svoltosi a oggi (martedì) nell’ambito del “Blue sea land” con il coordinamento del direttore del Dipartimento Pesca dello stesso assessorato Dario Cartabellotta. Il Fondo Feamp  che in tutta Italia gode di una dote finanziaria di 978 milioni di euro di cui 575 a carico delle regioni, è gestito a livello ministeriale ma con delega alle varie regioni del Paese. Ebbene, la Sicilia, con i suoi 118 milioni è certamente la regione con la più alta dotazione finanziaria di questo fondo. Un fondo suddiviso in 4 priorità più un addendum per assistenza tecnica. Per la priorità numero 1 sono disponibili per la Sicilia 38,5 milioni per lo sviluppo della pesca con finanziamenti per attrezzature, ammodernamento imbarcazioni e altro; 38,2 milioni per la priorità 2 per lo sviluppo dell’acquacoltura; 17 milioni circa per lo sviluppo delle zone di pesca della priorità 3; 18,9 milioni per la priorità 5 che punta sulla commercializzazione e trasformazione del pescato; ed infine l’intervento  7.78 che invece punta sull’assistenza tecnica per 5,4 milioni. Ma i punti dolenti di questo scenario finanziario è che, come al solito, la Regione siciliana non riesce a spendere i soldi messi a dall’intervento comunitario. Una sciagura che si ripete anche per un settore come quello della pesca siciliana che invece avrebbe bisogno di interventi concreti per uscire dalla crisi. Ebbene i diversi bandi finora pubblicati corrispondono al che, a fronte dei 108 milioni circa finora messi a bando ne sono stati impegnati appena 32,7 milioni e, dato ancora più eclatante, gli importi liquidati finora sono pari ad appena 4,9 milioni.  Ben poca cosa rispetto ai tempi residuali che mancano alla fine della programmazione 2014-20. E secondo le stesse rassicurazioni fornite pubblicamente dall’assessorato regionale vi è un fortissimo impegno degli uffici dell’amministrazione per arrivare entro fine anno ad un importo attorno ai 12 milioni del liquidato ed utilizzare i fondi complessivamente disponibile per una percentuale che oscilla attorno al 60%. Se così stanno le cose è chiaro che il rischio di ritornare a Bruxelles una cifra oscillante tra 40 e 50 milioni del Feamp è veramente dietro l’angolo e certamente molto concreto. Su questo rischio www.economiasicilia.com ha raccolto, in due interviste separate, i commenti dell’assessore regionale all’Agricoltura Edy Bandiera e del presidente...

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Fondi Feamp a rischio, l’assessore regionale Edy Bandiera “La Regione ha ereditato forte gap. Faremo del nostro possibile per recuperare parte del gap”
Ott06

Fondi Feamp a rischio, l’assessore regionale Edy Bandiera “La Regione ha ereditato forte gap. Faremo del nostro possibile per recuperare parte del gap”

  I dati forniti stamattina dal suo stesso assessorato sullo stato dell’arte dei fondi Feamp non lasciano intravedere nulla di buono circa il loro pieno utilizzo entro la fine della Programmazione comunitaria 2014-20. Dagli uffici da lei diretti si spera di fare arrivare la liquidazione dai 5 milioni circa, su una dotazione complessiva di 118 milioni e impegni attuali per 38, a 12 milioni entro fine anno ed utilizzare i fondi entro la fine della programmazione per una percentuale benevolmente stimata attorno al 60%. Il che vorrebbe dire, in soldoni, che verrebbero restituiti a Bruxelles qualcosa tra i 40 e i 50 milioni tolti al mondo della pesca e di questi circa il 40% di fonte unicamente europea. Come giudica questa situazione? “I dati forniti stamattina denunciano un profondissimo ritardo nella programmazione di questi fondi che abbiamo ereditato dal governo precedente. La programmazione di questi fondi è partita solo nel 2016. Abbiamo cercato, e stiamo continuando a farlo, tutto il gap ma evidente il ritardo accumulato è tanto”. A cosa è dovuto in particolare tutto questo ritardo? “Sicuramente hanno pesato tutta una serie di passaggi burocratici che hanno appesantito la gestione di questo fondo da parte della Regione”. Ma a questo punto il rischio concreto è quello della restituzione di somme consistenti a Bruxelles? “La Regione è consapevole di questi ritardi. Stiamo attivando tutti gli uffici regionali preposti per migliorare la situazione. Abbiamo fatto comunque passi da gigante rispetto alla situazione che abbiamo ereditato”.   Secondo alcune indiscrezioni molte aziende della pesca hanno abbandonato la possibilità di aprtecipare a questi finanziamenti. A cosa è dovuto? “Ogni bando ha una sua specificità. Bisognerebbe capire per ogni bando quali possono essere le ragioni dell’abbandono”. Andrea...

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Fondi Feamp a rischio, il presidente Cosvap, Nino Carlino “Puntare sulla qualità dei progetti”
Ott06

Fondi Feamp a rischio, il presidente Cosvap, Nino Carlino “Puntare sulla qualità dei progetti”

  L’utilizzo del  Fondo Feamp langue. Su 118 milioni di dotazione finanziaria la Regione ne ha impegnati appena  32,7 milioni e ne ha liquidati solo meno di 5. Una situazione che è la premessa concreta di utilizzare i fondi Feamp solo parzialmente, bene che vada al 60%, entro la fine dell’attuale programmazione europea e cioè il 2020. Che cosa ne pensa il mondo della pesca riunito a Mazara per le giornate di “Blue sea land? Lo abbiamo chiesto al presidente del Distretto della Pesca e della crescita blu Nino Carlino da pochi mesi alla guida dell’organizzazione di settore dopo la prematura scomparsa di Giovanni Tumbiolo. “Il dato è certamente preoccupante ma a questo punto è bene concentrarsi più che sulla quantità sulla qualità dell’intervento”. Che cosa intende? “E’ del tutto evidente che quando si è in ritardo con la programmazione comunitaria la tentazione è quella di finanziare progetti pur di arrivare al raggiungimento di obiettivi quantitativi. Ebbene questo non sarebbe un bene per il settore. A questo punto non mi spaventa che le risorse utilizzate siano inferiori a quelle disponibili ma che almeno vengano impiegate bene per la modernizzazione del settore”. Ma il mondo della pesca in che modo sta premendo sulla Regione per limitare il rischio di perdita di fondi comunitari? “Noi certamente facciamo pressing sugli assessorati interessati. E mi risulta che presso gli assessorati interessati stiano lavorando alacremente per aumentare sia la percentuale degli impegni che quella delle liquidazioni”. A cosa sono dovuti questi ritardi nell’utilizzo dei fondi Feamp? “Certamente alle lungaggini burocratiche a cui sono sottoposti i vari passaggi. E di queste lungaggini, che non  riguardano soltanto l’amministrazione regionale, il mondo della pesca è vittima”. Ma la morale della favola è che il mondo della pesca perderà dei fondi. “E’ una eventualità a cui, purtroppo, il mondo produttivo siciliano è ormai abituato”. Andrea...

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Bloccati dal 2011 al Ministero Sviluppo Economico 250 mln destinati alle aziende artigiane siciliane. La denuncia è del responsabile Mezzogiorno di Confartigianato Filippo Ribisi
Ott04

Bloccati dal 2011 al Ministero Sviluppo Economico 250 mln destinati alle aziende artigiane siciliane. La denuncia è del responsabile Mezzogiorno di Confartigianato Filippo Ribisi

  Ammontano a circa 250 milioni  i fondi per l’artigianato bloccati al ministero dello Sviluppo Economico relativi alla legge 949\52 che prevede contributi a fondo perduto e in conto interessi per le aziende artigiane. E questo solo per le aziende artigiane siciliane. Una cifra certamente molto rilevante se si fa il conto che a questa situazione sono interessate anche altre regioni.  Milioni per anno a partire dal 2011, fermi. Bloccati, senza che lo Stato e le Regioni trovino una intesa per immetterli nel circuito delle aziende artigiane.   E’ questo l’allarme lanciato oggi da Palermo dal vice presidente di Confartigianato  responsabile Mezzogiorno Filippo Rabisi a margine della “convention del Mezzogiorno” organizzata dall’associazione degli artigiani a Palermo. “Si tratta di fondi che”, precisa subito Rabisi in questa intervista rilasciata in esclusiva a www.economiasicilia.com, “di un intervento che potrebbe dare una bella spinta a un settore che, soprattutto nel Sud, sta scontando il peso di una crisi economico dura a sparire”. Di quali fondi si tratta? “Stiamo parlando di fondi che consentono un migliore accesso al credito da parte delle imprese artigiane, non solo con le erogazioni ma anche con il meccanismo della garanzia da parte dello Stato”. Si tratta di una legge degli anni ’50, è ancora attuale? “Certamente. Il meccanismo ha funzionato benissimo sino a qualche anno fa”. E poi cosa lo ha bloccato? “Via via che venivano a scadenza le convenzioni con le Regioni esse dovevano essere rinnovate e ciò non è stato fatto. L’assurdo però è che i soldi ci sono ma restano bloccati”. Le convenzioni non sono state rinnovate in tutte le regioni del Sud? “Non proprio. La Sardegna, ad esempio, ha trovato il modo di rinnovare la convenzione con Artigiancassa”. Si tratta solo di fondi statali o è previsto un cofinanziamento? “E’ previsto un cofinanziamento. Ed è stato proprio questo il problema. Alcune regioni, come ad esempio la Sicilia, non sono riuscite a trovare fondi per far ripartire il cofinanziamento”. C’è un modo per uscirne? “Non sta a me decidere. Io so soltanto che, ad esempio, in Puglia hanno utilizzato i fondi europei per favorire l’accesso al credito tramite i confidi. Una ipotesi che a livello della Regione siciliana è stata finora scartata”. Andrea...

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“Convention Mezzogiorno” Confartigianato. La Sicilia in vetta per l’indice della burocrazia: ben 802 punti. Seguono a ruota Calabria e Campania
Ott04

“Convention Mezzogiorno” Confartigianato. La Sicilia in vetta per l’indice della burocrazia: ben 802 punti. Seguono a ruota Calabria e Campania

    Ma quanto sono i gap del Sud che impediscono alle aziende, e a quelle artigiane in particolare, di svilupparsi? Se lo sono chiesti tutti i delegati delle varie regioni del Sud convenuti oggi a Palermo, che hanno ascoltato l’elenco delle falle del sistema elencate nella relazione di Filippo Ribisi, delegato di Confartigianato per il Mezzogiorno. Sono in tutto 10 indicatori, quelli contenuti nel rapporto, che fanno delle regioni del Sud territori a sviluppo ritardato. A partire dai tempi della giustizia civile che impiega 452 giorni in più rispetto al Centro-Nord. Per un contenzioso tributario occorrono invece 1.822 giorni, ben 701 in più rispetto al resto d’Italia. Dolori per i fornitori di beni e servizi alla pubblica amministrazione. Essi aspettano ben 17 giorni in più rispetto ai colleghi del Centro-Nord.  Inoltre, il basso livello di informatizzazione comporta ritardi di 9,4 punti percentuali superiori al resto d’Italia  e le pratiche interamente gestite on line sono del 2% a fronte del 3,6%. Confartigianato mette dentro il calderone anche le assenze per malattia dei dipendenti pubblici che nel Sud superano dell’11,9% quelle registrate nel resto del Paese. Altro punto dolente, la situazione delle opere pubbliche: per la loro realizzazione al Sud occorrono mediamente 5 anni. Ben 7 mesi in più rispetto al Centro-Nord. Inoltre, la creazione di valore delle società partecipate dagli enti territoriali si attesta a -55,1% al Sud a fronte del +147,2% del Centro-Nord. Per non parlare dell’apposito indice della burocrazia elaborato da CONFARTIGIANATO: la Sicilia ha il palmares con 802 punti, seguita dalla Calabria con 786, dalla Campania con 725, dalla Basilicata con 678 , dalla Puglia con 673,9 e dalla Sardegna con 673,3. Ma il carico da undici su questa carenze che caratterizzano a vario titolo le regioni del Sud lo mette il costo del denaro: i tassi a breve, ancora ora oggi, nonostante  l’immensa liquidità bancaria, si aggira attorno all’8,21% , rispetto al 6,5% applicato alle pmi del Centro-Nord e al 5,16% per le imprese meridionali medio grandi. Andrea...

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“Convention Mezzogiorno” Confartigianato: per rilancio Sud coniugare Cultura con economia. Ed in Sicilia sono oltre 20 mila le aziende interessate al rilancio di BB.CC e centri storici
Ott04

“Convention Mezzogiorno” Confartigianato: per rilancio Sud coniugare Cultura con economia. Ed in Sicilia sono oltre 20 mila le aziende interessate al rilancio di BB.CC e centri storici

  Sono ben 20.800, ci dui il 50% imprese artigiane, le aziende potenzialmente interessate al rilancio dei beni culturali siciliani e ai centri storici siciliani. Ed è sulla base di questo dato siciliano che Confartigianato ha deciso di fare del connubio cultura-economia il proprio cavallo di battaglia non solo per la Sicilia ma per tutto il Mezzogiorno. Ed è proprio questo il tema della “Convention Mezzogiorno”, in svolgimento oggi e domani a Palermo, a tenere banco nel dibattito di Confartigianato per le politiche di rilancio del Sud. E ciò avviene con una proposta operativa che traccia dei “percorsi accoglienti” che vedano protagonisti gli artigiani, le piccole imprese e le botteghe per la valorizzazione delle risorse culturali, turistiche ed economiche. “Il Sud – sostiene il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti – deve diventare  una risorsa per tutta l’Italia. Per questo bisogna far emergere arte, storia, talento e creatività delle persone, eccellenza e unicità di prodotti e servizi che escono dai laboratori artigiani e dalle piccole aziende”. E che le piccole imprese siano un patrimonio su cui puntare per una nuova stagione di sviluppo del Sud lo evidenzia il Rapporto di Confartigianato presentato alla Convention. Le Regioni meridionali contano 1.227.312 artigiani e piccole imprese (il 99,7% del totale delle imprese del Mezzogiorno) che danno lavoro a 2.816.754 (l’80,7% degli occupati delle imprese) e che, tra il 2014 e il 2016, hanno fatto registrare un aumento del 4,4% degli addetti a fronte del +1,2% del Centro Nord. L’occupazione delle piccole imprese fino a 15 addetti tiene anche nel primo semestre 2018 con un miglioramento del saldo tra assunzioni e cessazioni di 2.378 lavoratori rispetto a un peggioramento di 33.420 occupati nelle imprese di maggiore dimensione.     “Il nostro obiettivo – sottolinea Filippo Ribisi, Delegato di Confartigianato al Mezzogiorno – consiste nel valorizzare il patrimonio di competenze, bellezza, cultura, identità territoriale rappresentato dalle piccole imprese che vogliamo siano la locomotiva per far ripartire l’economia e la capacità attrattiva del Mezzogiorno”. (vedi intervista  parte ndr) Sul fronte del commercio estero le piccole imprese meridionali recuperano rispetto al resto d’Italia: nel primo semestre 2018 la crescita delle loro esportazioni fa segnare un 4,6%, meglio del +2,7% del Centro Nord. La vitalità imprenditoriale del Sud si è espressa nel 2017 con la nascita di 66 aziende artigiane al giorno. E gran parte dell’artigianato meridionale (che conta 326.143 imprese con 573.609 addetti) è impegnato proprio nei settori del turismo (63.165 imprese), dell’economia circolare (138.645 imprese) e della manutenzione e conservazione di opere pubbliche e beni culturali (71.194 imprese). Imprese e settori sui quali punta il progetto di Confartigianato per valorizzare la grande bellezza del Mezzogiorno che...

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“Blue sea land”, dal 4 al 7 ottobre a Mazara del Vallo nel segno del rilancio
Ott02

“Blue sea land”, dal 4 al 7 ottobre a Mazara del Vallo nel segno del rilancio

  Ben 42 le nazioni rappresentate e oltre 100 mila visitatori attesi a Mazara del Vallo. Sono questi i numeri della VII edizione di “Blue sea land”, la prima dopo la prematura scomparsa del suo ideatore e fondatore Giovanni Tumbiolo avvenuta pochi mesi fa. Un testimone raccolto dal nuovo presidente del “Distretto della pesca e della Crescita Blu”, Nino Carlino il quale, assieme ai vertici della Regione siciliana e ad amministratori locali (intervenuto a Palazzo D’Orleans a Palermo il Figlio Marco Tumbiolo) ha presentato oggi martedì a Palermo l’edizione che si svolgerà a Mazara del Vallo dal 4 al 7 ottobre prossimo.  “Una edizione”, precisa subito l’assessore regionale alle Attività Produttive, Domenico Turano, “che consideriamo una sorta di transizione verso un  potenziamento e rimodulazione dell’evento per farne negli anni prossimi un vero e proprio appuntamento-laboratorio per il settore della pesca e del food dell’area mediterranea con particolare focalizzazione sulle start up di questi settori”. Insomma, si  potrà avverare il sogno di Tumbiolo che su “Blue sea land”, ,  ha investito tanto al punto da farla diventare un simbolo di incontro tra popoli e culture e luogo di scambio di esperienze imprenditoriali provenienti da tutti i paesi del Mediterraneo e dell’Africa.  “Dopo un primo momento di sbandamento seguito alla morte di Tumbiolo siamo riusciti”, afferma il neo presidente Nino Carlino, “ a portare avanti il progetto grazie al sostegno della Regione, del Comune di Mazara e di tanti sponsor che non hanno voluto rinunciare a un formidabile laboratorio di diplomazia economica, sociale, scientifica, culturale ed enogastronomica”. All’evento di Mazara del Vallo si potranno degustare, tra spettacoli e animazione, prelibatezze ed eccellenze agroalimentari di molte filiere siciliane della pesca e dell’agroalimentare. “Questo evento”, sottolinea il direttore del Dipartimento esca dell’Assessorato regionale Agricoltura, “è per noi tutti un momento di confronto da cui trarre utili indicazioni per i settori della pesca, della trasformazione ittica e dell’agricoltura che, complessivamente in Sicilia, occupano 8 mila addetti”. Inoltre, venerdì  5 all’interno di “Blue sea land” si svolgerà, come ormai da alcuni anni, un evento nell’evento che per la VII edizione prevede il tentativo “Guiness” di  realizzare il “profiterole” più grande del mondo. Anche la VII edizione vedrà la partecipazione, con maxi aree allestite nelle principali piazze del centro storico, del Dipartimento regionale pesca mediterranea, del Mipaafi, di Tuttofood e San Lorenzo Mercato. Inoltre, particolare attenzione sarà dedicata alle tematiche ambientali con incontri sulla green e blue economy, al tema dei rifiuti marini e in particolare alle micro plastiche, allo spreco alimentare.  Main partners di quest’anno sono la Tunisia ed il Burkina Faso. Nel corso dei 4 giorni si vi saranno convegni e workshop e incontri...

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Sempre più in aumento i turisti siciliani in Cechia, paradiso per cicloturisti e non solo.
Set26

Sempre più in aumento i turisti siciliani in Cechia, paradiso per cicloturisti e non solo.

Ogni anno ben 7.000 studenti siciliani vanno in gita scolastica a Praga. E’ questo, al momento, l’unico dato statistico disponibile relativamente ai flussi turistici che legano la Sicilia alla Repubblica Ceca. Ma ogni anno partono dalla Sicilia numerosissimi turisti verso il paese del centro Europa a tal punto da indurre l’Ente nazionale Ceco per il Turismo a stabilire un raccordo sempre più stretto con la Sicilia al fine di incrementarne i flussi turistici. L’occasione per sbarcare con decisione in Sicilia sono state le “Giornate della Repubblica Ceca” a Palermo nel corso delle quali è stata inaugurata una piazzetta a Vàclav Havel, il primo presidente della Repubblica Ceca dal 1989 al 1990. “E’ questo il momento giusto”, sottolinea Lubos Rosemberg, direttore per dell’Ufficio italiano dell’Ente del turismo Ceco, “di potenziare il flusso turistico proveniente dalla Sicilia che testimonia una particolare attenzione dei siciliani verso il nostro Paese”. Ed i dati provvisori del 2018 parlano di un flusso che dall’Italia va a gonfie vele: ben 198.666 gli arrivi registrati per un totale di 545 mila presenze con un incremento del 3,5% rispetto al 2017. Sono ben un milione i pernottamenti l’anno imputabili ai turisti italiani con un incremento del 6%. In questo momenti, quindi, la “Cechia” (anche se noi siamo abituati a chiamarla Repubblica Ceca), sta integrando i forti e tradizionali flussi turistici provenienti da Germania, Stati Uniti, Regno Unito, Polonia e Slovacchia, con i flussi dell’Europa del Sud e dell’Italia in particolare. A tenere banco tra i vacanzieri che si recano in Cechia è sempre il turismo culturale con la magnifica Praga che la fa da padrona ma anche le “Heritage cities” ovvero le piccole città storiche dove si trovano numerosi siti Unesco. Tantissimi i castelli sparsi su tutto il territorio e il rilevante il patrimonio storico-culturale con i quartieri ebraici ma anche con i numerosi palazzi liberty che costituiscono un legame ideale con la città di Palermo. Ma il fiore all’occhiello della Cechia per il turista che vuole fare una vacanza attiva è senza dubbio il cicloturismo. Su 10 milioni di abitanti sono ben 40 mila  chilometri di piste ciclabili che si snodano per tutto il territorio ceco e che fanno “pendant” con il sistema cicloturistico dell’Austria. “Nel nostro Paese, “continua Rosemberg, “è stata fatta una legge sul cicloturismo ben 20 anni fa e possiamo dire che è l’attività sportiva più praticata dai cechi sui numerosissimi itinerari dotati di posti di ristoro e relax creati ad hoc”. Sono tanti i momenti scelti per la visita della Cechia. Ovviamente il turismo scolastico, anche quello numeroso proveniente dalla Sicilia, si sviluppa soprattutto nella stagione autunnale e primaverile mentre in inverno tengono...

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