A Enna la Cisl lancia il tema dello spopolamento dell’entroterra siciliano

Riflessioni puntuali e spunti interessanti hanno caratterizzato la tavola rotonda dal titolo “Aree interne: zavorre o risorse? Politiche di sviluppo e infrastrutture sociali”, organizzata dalla Cisl Agrigento-Caltanissetta-Enna all’Isituto Lincoln di Enna

Il confronto, moderato dal giornalista Paolo Di Marco, ha fatto scaturire l’esigenza di elaborare un percorso di riscatto con le amministrazioni locali e regionale per il quale la Cisl è pronta a collaborare. L’azione deve prevedere la volontà di favorire e rafforzare le associazioni tra comuni, il potenziamento della progettazione locale, la partecipazione dei cittadini nelle scelte di sviluppo locale, il coinvolgimento del capitale privato, l’insorgenza di forme di cooperazione che agevolino lo scambio di soluzioni progettuali tra i sindaci delle aree interne nonchè efficace tempistica nell’attuazione dei progetti dei comuni SNAI (Strategia nazionale delle aree interne).

Il segretario generale UST Csil Ag-Cl-En, Emanuele Gallo ha aperto i lavori fornendo un quadro esaustivo della marginalità nella quale vivono molte comunità interne. “Per marginalità – ha spiegato Gallo – si intende sia la lontananza dai servizi e funzioni vitali che la carenza di opportunità di lavoro e di vita. Negli ultimi 40 anni – ha proseguito Emanuele Gallo – la provincia di Enna ha subito il più consistente decremento demografico regionale. Tra il 1971 il 2011 ha perso più del 9% della popolazione”.

Un dato preoccupante, per tutte le implicazioni che comporta, è lo spopolamento sui cui effetti sono intervenuti i componenti la segreteria Cisl Ag-Cl-En, Carmela Petralia ed Emaneale Piranio che hanno individuato nelle politiche turistico-culturali,  fondamentali fattori di rilancio e sviluppo in zone nelle quali vanno potenziati i servizi sanitari nonchè quelli della mobilità infrastrutturale.

Non tralasciato il tema delle politiche agricole,  connesse alla valorizzazione delle risorse esistenti. Il segretario generale Fai Cisl Sicilia, Pierluigi Manca ne ha richiamato i vantaggi illustrando quelli derivanti  da forme organizzate di cooperazione tra produzione primaria, trasformazione e commercializzazione per sfruttare i benefici dell’industria agro-alimentare e della filiera corta.

Il segretario generale Cisl Scuola Ag-Cl-En, Massimiliano Montalbano ha invece analizzato i dati delle scuole primarie e secondarie delle 3 province evidenziando l’insopprimibile ruolo civico, formativo e sociale che ricoprono gli istituti delle aree interne della Sicilia. L’attenzione ai giovani, l’elaborazione di strumenti produttivi da mettere a loro disposizione per contenere lo spopolamento, la creazione di centri civici quali poli attrattivi ma anche politiche incentivanti per gli stessi insegnanti, sono questi i fattori di vantaggio rimarcati da Cisl Scuola.

Della complessita delle “aree vaste” ha parlato il sindaco di Enna Maurizio Di Pietro che ha ribadito la necessità che queste abbiano una governance perchè la soppressione delle province le ha di fatto abbandonate al loro destino. Di Pietro ha inoltre evidenziato come “Agenda urbana” abbia, per le sole città di Enna, Caltanissetta e Agrigento circa 60 milioni di euro disponibili. “Ad oggi – ha detto Di Pietro – non è stato speso alcun euro e cosa più allarmante è che non siamo vicini a spenderne”.

Il Dirigente dell’Istituto superiore Lincoln di Enna, Angelo Di Dio, ha utilizzato il suo osservatorio per evidenziare come il processo di spopolamento tocchi direttamente il mondo della scuola. “E’ duro constatare come di anno in anno la popolazione scolastica vada diminuendo. Parlo dell’esperienza dell’istituto Lincoln che dirigo e sul quale però abbiamo investito. Abbiamo così creato due nuovi indirizzi: il turistico e l’agricolo che stanno riscuotendo grande interesse. Non vogliamo essere solo un ente formativo ma anche una struttura economica che formi gli studenti ai quali assicurare sbocchi occupazionali”.

Su spopolamento e istruzione è intervenuto il Vicario Foraneo di Enna, Don Giuseppe Fasciana: “Il problema di andare a vivere fuori regione esiste e lo notiamo quando a 18 anni i giovani conseguono la maturità scolastica ma lasciano la Sicilia iscrivendosi a università di altre regioni. Da tempo aspettiamo una legge del diritto allo studio. Siamo l’unica regione che non ce l’ha. Senza questo fondamentale strumento legislativo tutto è più difficile”.

Per il professore di Economia applicata al’Unikore, Vincenzo Fasone “l’università fa la sua parte mettendo in campo molteplici azioni. Però, come evidenzia il recente rapporto Svimez, bisogna avere contezza che qui il divario non è solo tra nord e sud ma tra Italia e nazioni europee. Condivido molte delle riflessioni della tavola rotonda e nel completarne il tono vi sottopongo un dato che deve farci tanto riflettere: entro il 2065 le proiezioni stimano una perdita di 5 milioni di residenti nel mezzogiorno”.

“Di concertazione dal basso” ha parlato il sindaco di Centuripe, comune inserito nelle zone SNAI, Elio Galvagno definendolo “uno straordinario strumento per favorire ogni ipotesi di sviluppo. Solo con il costante confronto tra chi amministra e chi vive le comunità possiamo conoscere i bisgoni dei cittadini. Questo è sicuramente un grande punto di forza che però viene annullato da una regione sempre più simile a un enorme imbuto dentro il quale ogni cosa procede con lentezza esasperante”.

Salvatore Dazzo, sindaco di Lucca Sicula, altro comune SNAI, ha evidenziato come il suo centro sia inserito “nell’area dei monti sicani che è deinita area completa. Per me le zone interne sono una risorsa ma tocca a noi valorizzarle.  Dobbiamo essere artefici del nostro destino e nel farlo dobbiamo stare in piena sintonia con altre comunità confinanti. E’ fondamentale unire le forze in campo e avere una visione comune perchè diversamente siamo destinati a un lento decadimento”.

Per il vice presidente dell’Anci Sicilia, Paolo Amenta “la nostra regione non deve più sottoscrivere accordi al ribasso. La politica e il governo devono comprendere che ci sono 22 milioni di cittadini di questa naziona che vivono in costante disagio. Ci vuole visione e governance. Se mancano questi fondamentali fattori propulisivi è come avere un corpo al quale si chiede di camminare senza testa”.

Il segretario generale di Cisl Sicilia, Sebastiano Cappuccio ha fatto molto ricorso ai dati per tirare le somme di una tavola rotonda di fatto chiusa dell’ultimo intervento del vice presidente della Regione Sicilia Gaetano Armao. “Veniamo da un lungo periodo di terribile crisi. Sono ben 12 anni – ha rimarcato Cappuccio – che viviamo in una condizione di emergenza. Come sindacato abbiamo posto questo tema per favorire un patto di rilancio sociale. Non ci sono più le comunità politiche di una volta ma il disorientamento va eliminato con uno sforzo comune del quale ci siamo fatti e continuamo a farci interpreti. I dati sulla popolazione attiva siciiana sono duri. In Sicilia le persone occupate sono 1 milione e 368 mila a fronte di 1 milione e 700 di inocucpati ai quali dobbiamo aggiungere bambini e anziani. Ancor più preoccupante è la tendenza dello spopolamento che, secondo stime accreditate, vedrà la Sicilia perdere altri 420 mila residenti entro il 2030.  Allora dico che bisogna riunirsi per ascoltarsi e le istituzioni devono essere pronte a invertire la tendenza perchè la politica del solo uomo al comando non ha dato frutti. Il rapporto Svimez ha fornito un quadro problematico del mezzogiorno e della nostra regione. Anche noi, come Cisl, sosterremo la fase dell’analisi pubblicando, la prossima settimana, un rapporto economico sulla Sicilia”.

Il Vice presidente della regione Sicilia Gaetano Armao ha concluso il confronto ringraziando dell’occasione che “mi consente di dire che e i fondi comunitari non hanno del tutto funzionato anche se hanno agito da paracadute perchè oggi ci saremmo trovati a stare peggio di come stiamo. Negli anni di crisi siamo precipitati a bassi livelli di competitività. E’ arrivato il momento di rimettere in moto la macchina. Concordo con il segretario della Cisl Sebastiano Cappuccio, il dialogo – ha proseguito Armao – è importante e lo abbiamo riaperto con i settori intermedi. Il problema della lentezza della regione è connesso ad una struttura burocratica che a volte scarica le responsablità. Come governo abbiamo varato una legge per semplificare i processi procedurali con l’inntento di accelerarli. Siamo la prima regione in Italia ad aver predisposto lo strumento. Ma tra i problemi c’è anche quello del personale. Abbiamo bisogno di un piano straordinario che preveda il reclutamento di professionalità e competenze nella publica aministrazione. Paralisi o rellanetamenti sono anche la conseguenza di organici che ormai hanno perso persone di esperienza. Serve l’energia di 5.000 giovani”.

 

Autore: Economia Sicilia

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