“Resto al Sud” risorse sufficienti sino al 2025. In Sicilia 570 operazioni e investimenti per 36,5 mln

 

Le dotazioni finanziaria di Invitalia per la misura “Resto al Sud” saranno sufficienti per far fronte alle istanze di finanziamento fino al 2025. E’ questa la rassicurazione fornita dall’amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri a quanti, tra il numeroso pubblico presente stamattina nell’aula magna della facoltà di Economia di Palermo, sono accorsi per partecipare al seminario “Resto al Sud”, organizzato dall’Università di Palermo e dall’Abi ed al quale hanno assistito tantissimi operatori del mondo bancario, consulenti e studenti dell’Unipa. Una rassicurazione che ha spazzato i timori di chi temeva che la misura, ormai popolare tra giovani e addetti ai lavori, potesse scemare per mancanza di finanziamenti. “Spazziamo subito il campo  da ogni informazione non veritiera”, ha precisato subito Arcuri, “i fondi ci sono e la misura potrà andare benissimo avanti anche per i prossimi anni avendo una copertura sino al 2025”.

                Sono in tutto 570 le operazioni di Resto al Sud approvate in Sicilia per un totale di 36,5 milioni che sono stati finanziati e una occupazione prevista di 2.170 nuove unita’ di lavoro. La Sicilia si trova al terzo posto (su sei regioni del Mezzogiorno a cui e’ destinata la misura) per misure approvate, superata da Campania (2.084 domande finanziate), ed anche dalla Calabria (584 domande). Segno che “c’e’ ancora strada da fare”, come ha detto l’ad di Invitalia, Domenico Arcuri, nel corso dei lavori. A livello provinciale il podio siciliano e’ cosi’ composto: Palermo (171 domande), Catania (109) e Messina (93).
La Sicilia, invece, e’ seconda per domande presentate con 1.464 istanze per investimenti da 96,1 milioni e 5.289 nuovi posti di lavoro previsti. In questa classifica e’ seconda dopo la Campania (tre volte le domande presentate: 4.545) e supera la Calabria che si ferma a 1.445.Ma questi risultati ottenuti fino ad oggi, per la Sicilia, non sono propriamente al massimo. Infatti, è ancora forte il distacco tra la Sicilia e la Campania (che è la regione che più utilizza “Resto al Sud”) sia per numero di progetti approvati, che per occupati ma anche per investimenti effettuati.

Un distacco che pone qualche interrogativo allo stesso assessore regionale all’Economia Gaetano Armao (intervista a parte ndr) che annuncia un intervento della Regione per una fiscalità di vantaggio alle imprese i cui progetti sono stati approvati dalla misura “Resto al Sud” e che, quindi, sono passati da una banca e da Invitalia. Ma annuncia anche un potenziamento dell’attività di promozione della regione nelle varie province siciliane in collaborazione con Abi e Invitalia. “Un intervento di questo tipo della Regione”, ha affermato Arcuri, “è complementare e non concorrente a “Resto al Sud” e, contrariamente a quanto hanno fatto altre regioni con provvedimenti fotocopia della misura gestita da Invitalia, punta a potenziare lo strumento fornendo ai progetti approvati da Invitalia una marcia in più per stare sul mercato”.

Il regional manager di Unicredit e presidente della commissione regionale dell’Abi, Salvatore Malandrino, ha spiegato le misure di accesso e di finanziamento di Resto al Sud, la misura creata dal governo nazionale per incentivare la crescita di imprese nel Mezzogiorno di Italia. Per accedere alla misura, ha sottolineato Malandrino e’ necessario “essere residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, o che gli interessati vi trasferiscano la residenza entro 60 giorni dalla comunicazione di esito positivo dell’istruttoria; non risultino gia’ titolari di attivita’ di impresa; non abbiano un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per tutta la durata del finanziamento”.
Con i fondi di Resto al Sud e’ possibile avviare iniziative imprenditoriali per produzione di beni nei settori industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, pesca e acquacoltura, fornitura di servizi alle imprese e alle persone, turismo mentre sono escluse dal finanziamento le attivita’ agricole e il commercio. Tra le spese ammissibili ci sono quelle per la ristrutturazione o manutenzione straordinaria di beni immobili, per l’acquisto di impianti, macchinari, attrezzature e programmi informatici e per le principali voci di spesa utili all’avvio dell’attivita’.

“Ciascun soggetto richiedente puo’ ricevere un finanziamento massimo di 50.000 euro e nel caso in cui l’istanza sia presentata da piu’ soggetti richiedenti costituiti in forma societaria, l’importo massimo del finanziamento e’ pari a 50.000 euro per ciascun soggetto richiedente fino ad un ammontare massimo complessivo di 200.000 euro”, ha ricordato il manager della Banca.
La durata complessiva del finanziamento e’ di otto anni, comprensiva di un periodo di preammortamento di 2 anni, corrispondente a 4 rate. La prima delle 4 rate potra’ avere durata inferiore al semestre. L’agevolazione copre il 100% delle spese ammissibili e consiste in un contributo a fondo perduto pari al 35% dell’investimento complessivo; un finanziamento bancario pari al 65% dell’investimento complessivo, garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI. Gli interessi del finanziamento sono interamente coperti da un contributo in conto interessi.
Andrea Naselli

Autore: Andrea Naselli

Condividi questo articolo su
WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com