Infrastrutture, Salini stringe i tempi sul “Progetto Italia”

 

di Nino Sunseri (Italpress).  Salini Impregilo punta a chiudere entro meta’ luglio il salvataggio di Astaldi e dare vita cosi’ al Progetto Italia per le grandi costruzioni. In questo momento e’ in corso con le banche per raggiungere un accordo definitivo. La Cdp e’ destinata ad avere un ruolo finanziariamente strategico nel futuro polo. Pietro Salini, amministratore delegato del gruppo interpellato a margine di un incontro organizzato da Fillea Cgil, ha spiegato: “Dobbiamo ricreare occupazione, fiducia nel paese, far ripartire le opere. Tutti i progetti sono tesi a questo e anche tutto quello che facciamo. Progetto Italia e’ una risposta ma c’e’ anche tutto il resto da fare non solamente questo”. Progetto Italia e’ il grande piano che punta a creare un mega-polo delle costruzioni che poggia sul salvataggio di Astaldi. La lista degli altri partner secondo i rumors di stampa, comprenderebbe al momento anche Condotte, Cmc, Trevi, Vianini, Pizzarotti, Grandi Lavori Fincosit, e da pochi giorni anche Maltauro. Una sfida senza dubbio ambiziosa e non priva di rischi. Si tratta di creare un polo che entro il 2021 avra’ ordini per 71 miliardi di euro, un fatturato di 12-14 miliardi, un margine operativo di 500-700 milioni e distribuira’ dividendi a partire dal 2020. 

Un’operazione che punta a salvaguardare 500 mila posti di lavoro e generare un impatto sul Pil dello 0,3% l’anno. Il settore delle infrastrutture in Italia, pur essendo in affanno, e’ strategico. Il fatturato e’ pari a 160 miliardi; ci sono 30 miliardi di infrastrutture pubbliche che valgono un milione di occupati. Ci sono 36 miliardi di progetti sbloccabili concentrati al Nord, ma anche al centro e al Sud. Di questi, 26 miliardi sono finanziati da Rfi e da Anas. La crisi in questo caso potrebbe essere sfruttata per creare nuove opportunita’. Un’operazione di cui l’Italia ha bisogno per tornare a competere ai massimi livelli garantendo occupazione e crescita e su cui non manca il consenso delle principali istituzioni nazionali, banche incluse. Le imprese del Vecchio continente si confrontano sempre piu’ sui mercati mondiali con i colossi americani o cinesi e il mercato Ue non e’ piu’ il solo punto di riferimento. Il tema e’ all’ordine del giorno nel dibattito europeo su una politica industriale sia europea che nazionale che deve puntare sulle grandi dimensioni delle imprese per rendere piu’ competitiva l’Europa.

La concorrenza serve proprio per aumentare la competitivita’ del sistema, spiega un recente studio dell’Ispi, ma se le economie di scala diventano essenziali per gareggiare con i giganti mondiali, soprattutto in settori strategici come quello delle infrastrutture, dei trasporti, dell’energia, allora ci vogliono dimensioni adeguate, come dimostra il clamoroso successo di Airbus. I campioni, dice ancora l’Ispi, sono necessari nei mercati globalizzati perche’ la dimensione e’ la componente principale della competitivita’. E nelle costruzioni c’e’ ancora molta strada da fare: le imprese italiane con oltre 50 dipendenti superano a malapena il 20% del fatturato del settore, la meta’ della media Ue. Sul fronte della dotazione finanziaria, secondo Il Messaggero i negoziati si susseguono con cadenza quotidiana. Attualmente e’ previsto un aumento di capitale da 600 milioni per Salini Impregilo, che sara’ sottoscritto per la meta’ dalla Cassa Depositi e Prestiti, mentre le banche dovrebbero mettere 150 milioni, 50 milioni Salini Simonpietro (cassaforte della famiglia di Pietro Salini) mentre 100 milioni sarebbero garantiti da Morgan Stanley.

Per la Sicilia la crisi con impatto maggiore e’ quello della Cmc. La Cooperativa muratori e cementisti di Ravenna dal 7 dicembre scorso e’ in concordato preventivo per la ristrutturazione del debito societario. La coop romagnola rischia di travolgere molti cantieri siciliani da cui dipendono 70 aziende appaltatrici e fornitori dell’isola e che vantano crediti da piu’ di un anno, per lavori gia’ effettuati, per quasi 50 milioni di euro. Non si tratta di una piccola realta’ imprenditoriale, ma del quarto gruppo italiano nel settore delle costruzioni: ha 1.800 dipendenti in Italia e complessivamente 7 mila nel mondo. L’opera piu’ importante in Sicilia in questo momento e’ la nuova ferrovia fra Palermo e Catania che consentira’ nel 2025 di raggiungere le due citta’ in meno di due ore. I convogli viaggeranno alla velocita’ massima di 200 kmh. Il primo binario sara’ pronto il prossimo anno e la fine dei lavori e’ prevista per il 2022. Altri tre anni serviranno per rendere il servizio completamente operativo. Il valore economico dei lavori sul nuovo tracciato e’ di 186 milioni e i lavori sono stati assegnati a un?Raggruppamento temporaneo di imprese composto da Salini Impregilo, Astaldi, Sifel e Clf. Le difficolta’ di Astaldi potrebbero diventare un problema.

Gli interventi non si limitano al raddoppio dell’attuale linea. Ci saranno la nuova sede ferroviaria, l’armamento, gli impianti di segnalamento e telecomunicazione, le sottostazioni elettriche per l’alimentazione dei treni, la riqualificazione della stazione di Bicocca e la realizzazione della nuova stazione a Motta Sant’Anastasia. Il collegamento aggiunge un tassello importante al settore delle grandi opere, che in Italia soffre di gravi debolezze (dalla farraginosita’ delle procedure per gli appalti alle scarse risorse pubbliche per gli investimenti), che hanno portato al fallimento di 120 mila imprese e alla distruzione di 600 mila posti di lavoro. La proiezione sui mercati internazionali, dove nell’arco del prossimo triennio sono previsti grandi progetti per oltre 600 miliardi di euro, e’ ormai un obbligo ma si deve battere la concorrenza di imprese grandi due, tre, dieci volte di piu’, con una patrimonializzazione piu’ elevata, maggiore facilita’ di accesso al mercato dei capitali, il supporto del sistema-Paese. La dimensione e’ un fattore fondamentale per competere a livello internazionale ma anche per avere migliore accesso al mercato del credito e maggiori capacita di investimento in salute e sicurezza, in tecnologie innovative ma anche in formazione ed attrazione dei talenti. Quindi la sfida e’ su due fronti, in Italia e all’estero, ma la soluzione e’ una sola: dare vita a un gruppo di grandi dimensioni unendo le forze delle principali realta’, singolarmente troppo deboli. Il catalizzatore non puo’ che essere Salini Impregilo, numero uno in Italia con un giro d’affari di 6,5 miliardi, che potrebbero almeno raddoppiare. Il gruppo avrebbe cosi’ la capacita’ di investimento – oltre che i talenti, le competenze, processi piu efficienti – per sfidare i colossi internazionali, assicurando al tempo stesso un forte impegno per la modernizzazione del nostro Paese. (ITALPRESS)

 
 

Autore: Economia Sicilia

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