Mafia: Dia confisca beni per oltre 200 mln a eredi imprenditore Rappa

Beni per un valore complessivo di oltre 200 milioni di euro sono stati confiscati dalla Dia di Palermo agli eredi di Vincenzo Rappa, imprenditore edile scomparso il 28 marzo del 2009 a 87 anni, gia’ condannato in via definitiva nel 2004 dalla Corte d’Appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio aggravato.

Si tratta in particolare di societa’, 183 immobili, un intero edificio di 8 piani, attuale sede regionale del Consiglio Nazionale delle Ricerche, oltre a rapporti bancari e disponibilita’ finanziarie. Il decreto di confisca – emesso dal Tribunale di Palermo – I Sezione Penale e Misure di Prevenzione, presieduta da Raffaele Malizia e composta dai giudici Luigi Petrucci e Giovanni Francolini) – fa seguito alle indagini coordinate dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dal procuratore aggiunto Marzia Sabella e dal sostituto procuratore Claudia Ferrari, che hanno consentito di ricostruire la biografia e la parabola economica di Rappa.

Gli accertamenti eseguiti, confortati dalle convergenti dichiarazioni rese, tra gli altri, da importanti collaboratori di giustizia quali Angelo Siino, Giovanni Brusca, Vito Galatolo, Salvatore Cancemi, Giovan Battista Ferrante, Francesco Onorato, Salvatore Cucuzza, Antonino Avitabile, Calogero Ganci, Francesco Paolo Anzelmo, Tullio Cannella, Antonino Galliano e Salvatore Lanzalaco, hanno fatto emergere, spiega la Dia, “una rilevante sperequazione fra i redditi dichiarati e gli investimenti effettuati da Rappa, peraltro viziati dall’impiego di capitali illeciti; i suoi legami con numerosi personaggi di spicco di cosa nostra: Raffaele Ganci, della famiglia della Noce; i Madonia della famiglia di Resuttana; i Galatolo della famiglia dell’Acquasanta, la famiglia di Borgetto”.

“L’intesa con cosa nostra – prosegue la Direzione investigativa antimafia – si e’ principalmente concretizzata nel versamento consapevole a esponenti di spicco di quella consorteria mafiosa di ingenti somme di denaro, ottenendo, in cambio, la possibilita’ di realizzare importanti operazioni immobiliari, traendo indubbi vantaggi, sia nel settore dell’edilizia privata, che in quello dei pubblici appalti”. La condotta di Rappa descritta nel processo penale che nel 2004 porto’ alla sua condanna, ha fatto emergere come, pur non essendo organico, avesse fornito a cosa nostra “un contributo concreto, specifico e volontario, che permetteva di consolidare in maniera decisiva l’apparato strutturale dell’associazione criminale. Sempre nel corso del processo, erano emersi nei suoi confronti anche elementi di reita’ per riciclaggio aggravato, in quanto alcuni collaboratori di giustizia avevano dichiarato di essersi avvalsi di lui, all’epoca insospettabile imprenditore, per sottrarre, dal rischio di eventuali iniziative giudiziarie, beni di loro proprieta’, anche se formalmente intestati agli imprenditori Graziano”.

Tutto questo ha portato all’emissione del provvedimento di confisca, che ha colpito i beni riconducibili a Rappa e acquisiti dagli eredi. Si tratta nello specifico dell’intero capitale sociale e relativo compendio aziendale di 3 societa’ di capitali (attive nel comparto delle costruzioni edilizie e nel campo finanziario), 1 societa’ di persone, quote in partecipazioni societarie di una societa’ di capitali, 183 immobili, un intero edificio di otto piani, rapporti bancari e disponibilita’ finanziarie. In particolare, sono stati interessati immobili dall’indubbio valore storico-artistico, oltre che economico: l’intero edificio del Settecento denominato “Palazzo Benso”, oggi sede del Tar di Palermo, in via Butera, angolo piazzetta Santo Spirito, confinante con la passeggiata delle Cattive e Palazzo Butera, composto di piano terra, due piani elevati con ammezzati e piano sottotetto, con terrazza a mare, esteso per 1.200 metri quadri; “Villa Tagliavia”, al civico 123 di via Liberta’: un immobile in pieno centro, esteso per 2.300 metri quadri, oltre 15.000 mq di giardino; l’intero edificio sempre a Palermo, in via Ugo La Malfa 153, sede regionale del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Con lo stesso provvedimento, il Tribunale ha infine disposto il dissequestro di altri beni e societa’, intestati agli eredi di Rappa, gia’ interessati da sequestro nel marzo 2014, non ritenuti riferibili e/o collegabili all’attivita’ imprenditoriale di Rappa. (ITALPRESS).

Autore: Economia Sicilia

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