Produzione farmaci, Italia supera Germania

L’Italia è il primo produttore farmaceutico dell’Unione Europea. Dopo anni di inseguimento il bel Paese, infatti, ha superato la Germania con una produzione di 31,2 miliardi, contro i 30 dei tedeschi. Questi alcuni dati che emergono dall’Assemblea pubblica di Farmindustria 2018, dai quali emerge come il successo dell’industria farmaceutica in Italia sia dovuto al boom dell’export che oggi sfiora i 25 miliardi.

Un export che è cresciuto dal 1991 al 2017 di 15 volte, passando da 1,3 a 24,8 miliardi. Nella classifica per export dei 119 settori dell’economia in Italia, nel 1991 i medicinali erano al 57° posto, oggi sono al quarto (dopo due settori della meccanica e gli autotrasporti). E nella classifica nazionale per export dei poli tecnologici di tutti i settori, i primi due sono farmaceutici, Lazio e Lombardia, e Toscana e Campania sono rispettivamente al quarto e al settimo posto. La farmaceutica rappresenta il 55% dell’export hi tech del Paese. Crescono anche gli occupati che nel 2017 hanno raggiunto quota 65.400 (93% a tempo indeterminato), 1.000 in più rispetto al 2016. Nell’ultimo triennio le assunzioni sono state 6.000 ogni anno.

Fiore all’occhiello del settore è l’occupazione giovanile: secondo i dati INPS, dal 2014 al 2016 gli addetti under 35 nell’industria farmaceutica sono aumentati del 10%, rispetto al +3% del totale dell’economia. Rappresentano il 55% del totale degli addetti in più e quasi tutti sono a tempo indeterminato (3 su 4).

Secondo Farmindustria, inoltre, tante anche le donne pari al 42% degli occupati, molto di più rispetto alla media del totale industria (25%). Secondo Farmindustria, che quest’anno compie 40 anni, dal 1978 a oggi gli italiani hanno guadagnato circa 10 anni di vita, grazie allo straordinario impegno nella prevenzione, all’attenzione agli stili di vita, ai progressi della scienza medica. E al lavoro di ricercatrici e ricercatori delle imprese farmaceutiche in tutto il mondo. Il 1978 è stato un anno cruciale per la Sanità italiana perché nasce il Servizio Sanitario Nazionale, un’eccellenza europea. Molti paradigmi sono cambiati in 40 anni. Soprattutto negli ultimi 5 anni, grazie all’accelerazione tecnologica dovuta alla rivoluzione digitale e ai Big Data, le innovazioni hanno trasformato il mondo dei farmaci. Che non sono più “solo” un prodotto, ma fanno parte di un processo di cura più complesso e interconnesso insieme a diagnostica di precisione, medical device e servizi di assistenza. Nel nostro Paese, grazie anche ai medicinali, ora si vive di più e meglio. Secondo Farmindustria è calata, infatti, la mortalità per le prime cinque cause di decesso degli anni ’80: 64% per malattie del sistema cardiocircolatorio; 25% per i tumori maligni. E 2 persone su 3 a cui è diagnosticato un cancro sopravvivono dopo 5 anni, 30 anni fa non arrivavano a 1 su 3; 47% per le malattie del sistema respiratorio; 63% per le patologie dell’apparato digestivo; 87% dal 1985 per l’HIV/AIDS.

Soddisfazione del presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, che rivolgendosi al nuovo governo sottolinea: “Vogliamo dare il nostro contributo di idee e di proposte concrete che auspichiamo possano essere utili allo sviluppo del Paese. Noi siamo e vogliamo continuare ad essere leva di crescita. Noi crediamo e vogliamo continuare a credere in questo Paese, come abbiamo fatto in questi splendidi quarant’anni”. Secondo Scaccabarozzi all’orizzonte ci sono molte sfide, e per vincerle “dobbiamo puntare sulla partnership per portare all’estero un’immagine vincente dell’Italia. Ci rendiamo conto che è un obiettivo ambizioso e che per conseguirlo dobbiamo stare tutti dalla stessa parte: quella del Paese. Con un’alleanza tra le Istituzioni e le imprese per risolvere i problemi urgenti e fondare una nuova governance del farmaco di lungo respiro. Che si basi su un modello nuovo di finanziamento – sottolinea – su un sistema di regole certe e stabili, sul superamento della logica dei tetti e sull’uso efficiente di risorse pubbliche adeguate che devono essere destinate alla farmaceutica e rimanere nel settore”.

 

Autore: Economia Sicilia

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