Immobili per l’Impresa, ricetta per crisi: cedolare secca e leasing immobiliare. Intervista a Serafino Biondo, affiliato Tecnocasa

In tempi di crisi economica è chiaro che la botta più consistente nel mercato immobiliare la prendono gli immobili per l’impresa. Capannoni industriali, negozi, uffici e quant’altro in questi ultimi anni sono rimasti all’angolo con una diminuzione consistente sia nel valore immobiliare che nel numero di transazioni. La Sicilia in particolare, dove la crisi si è fatta sentire in modo ancora più consistente che nel resto d’Italia, ha registrato un forte blocco del mercato. E tuttora, in un momento in cui il mercato del residenziale tende a dare segnali di ripresa, talvolta anche incoraggianti, per gli immobili per l’impresa le cose non vanno ancora bene. Per parlare di questo segmento del mercato immobiliare abbiamo sentito Serafino Biondo, l’affiliato Tecnocasa Immobili per l’Impresa che ovviamente ha il polso della situazione di quanto sta succedendo in questo mercato attualmente.

Quali elementi hanno determinato la crisi del mercato degli immobili per l’impresa?

“Ovviamente la crisi economica generale ha avuto riflessi determinanti nella crisi di questo segmento del mercato immobiliare. Ma, a parte ciò, occorre dire che questo mercato non ha goduto di alcuna facilitazione fiscale che potesse dare una mano. La cedolare secca estesa anche a questo tipo di immobili, ad esempio, secondo me può essere una soluzione. Ma anche altre misure che contengano l’onerosità fiscale dei proprietari di questi immobili. Onerosità che poi si trasferisce anche sui fitti”.

Nel caso dei negozi del centro storico di Palermo ed in particolare dei negozi storici, la crisi è stata determinata dagli affitti troppo alti con canoni stipulati in altre epoche economiche. In pratica molti negozi in tempi di crisi non hanno retto il peso dei fitti alti. E’ ancora così?

“In buona parte si. La situazione può essere superata solo se i proprietari entrano nella mentalità di ridurre i canoni piuttosto che tenere sfitti i locali. Stiamo verificando sul campo che, sia pure a fatica, questa mentalità comincia a farsi strada. Ci auguriamo che questo possa cambiare il futuro prossimo di molte attività commerciali”.

Ma, a parte la crisi economica generale, la crisi di molti negozi e altre attività produttive può essere imputata soltanto agli affitti alti?

“Certamente no. In questi anni è mancato il supporto finanziario da parte delle banche agli acquisti immobiliari da parte delle imprese. In altri termini le banche non sono dotate,  oppure non hanno spinto, sugli strumenti che consentono al titolare di un’attività produttiva di acquistare l’immobile. Pensiamo al leasing immobiliare che avrebbe consentito a molti di pagare un canone per poi nel tempo diventare proprietari dell’immobile. Io penso che strumenti di questo tipo potrebbero aiutare molto questo mercato”.

Quali tra questi 3 settori, industriale, commerciale e terziario, ha sofferto di più?

“Sicuramente industriale e terziario”.

Perché il terziario?

“E’ una tipologia che non gode di alcune agevolazione fiscale ed inoltre, molti professionisti, anche a causa della crisi, hanno optato per gli studi associati riducendo di molto la domanda”.

Quali le aree della Sicilia più toccate dalla crisi degli immobili per l’impresa?

“Sicuramente l’area industriale di Carini. In quest’area sono molti i capannoni sfitti. Anche a Brancaccio a Palermo. Ma in quest’ultimo caso i prezzi degli affitti sono stati in alcuni casi mitigati e qualcosa si è salvato”.

Quali le prospettive nel medio termine?

“Tutto dipenderà dalle decisioni della politica e dalle politiche di marketing delle banche per questo settore. Grazie al fatto del calo dei prezzi molte aziende, se fiscalmente agevolate e con prodotti finanziari adeguati da parte delle banche, potrebbero essere indotte all’acquisto”.

Andrea Naselli

Autore: Andrea Naselli

Condividi questo articolo su
WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com