Lavoro: “Barometro Cisl”, benessere rallenta al Nord e peggiora al Sud

La ripresa degli ultimi anni non ha inciso sui livelli di benessere e sulle relative disparita’ territoriali. Questo e’ il quadro tracciato dagli indicatori del Barometro Cisl a livello regionale aggiornato al 4° trimestre 2017. L’ultima tornata elettorale ha mostrato con chiarezza il disagio sociale che percorre il nostro Paese. Nel corso del 2017 vi e’ stata una progressiva frenata rispetto al moderato miglioramento degli indicatori che aveva caratterizzato il biennio 2015-16. Le famiglie, dunque, nelle diverse realta’ regionali, hanno percepito poco la ripresa del PIL, perche’ questa tende a non tradursi direttamente ed immediatamente sul piano sociale. Il rallentamento e’ evidente soprattutto per diverse regioni del Nord; mentre al Sud la situazione e’ anche peggiore perche’ in questi ultimi anni una “fase di miglioramento” di fatto non si e’ neanche verificata. Per ogni regione, il valore base dell’indicatore sintetico e’ quello relativo all’Italia nel suo complesso nel primo trimestre 2007, fissato pari a 100. E’ possibile analizzare contemporaneamente le distanze relative tra le regioni e l’evoluzione nel tempo dei diversi indicatori. Al IV trimestre 2017 tutte le regioni italiane presentavano ancora valori dell’indice Cisl di benessere largamente inferiori ai livelli pre-crisi. Rispetto ai valori registrati dall’indice nell’ultimo trimestre del 2007 molte regioni italiane conservano infatti scarti di oltre 5 punti percentuali; questa situazione si riscontra soprattutto al Centro-sud, ma non risparmia anche alcune importanti regioni del Nord come il Veneto e l’Emilia Romagna.

Su tutto il territorio nazionale la prolungata recessione degli anni passati ha quindi lasciato tracce profonde e durature, che nonostante i segnali di ripresa dell’attivita’ produttiva risultano difficili da contrastare in tempi brevi. Il Radar delle Regioni mostra i movimenti relativi ai tre momenti (IV trimestre 2007, 2014 e 2017) del Barometro Cisl del Benessere con le differenze che restano e, anzi, si amplificano. Dopo il punto di minimo nel 2014 quasi dappertutto in Italia si e’ verificato un recupero, che per alcune regioni e’ stato maggiore di altre: e’ il caso del Piemonte, della Lombardia e del Lazio che mostrano incrementi sopra i 4 punti percentuali; ma ci sono anche diversi casi di regioni piu’ “stazionarie”, quelle cioe’ che sono rimaste ferme sulle posizioni raggiunte tre anni fa: Val d’Aosta, Trentino Alto Adige, Umbria e Basilicata. “Nel corso del 2017 in nessuna regione (a parte pochissime eccezioni) sembra essersi verificato alcun tipo di recupero per quanto riguarda le condizioni complessive di benessere – sottolinea la Cisl -. Le perdite di benessere e i divari territoriali risultano particolarmente allarmanti per il dominio del Lavoro e della Coesione sociale, dove alla fine del 2017 nessuna regione ha recuperato il livello dell’indice che si osservava nel 2007. L’unico dominio che puo’ essere descritto in termini piu’ positivi e’ quello dell’Istruzione, anche se non possiamo dimenticare le forti distanze rispetto all’Europa. Particolare attenzione in questo numero del Barometro e’ dedicata al tema del peggioramento degli indicatori di qualita’ del lavoro. La crescita degli occupati negli ultimi anni ha convissuto con una stagnazione degli impieghi full-time e con contratto di lavoro a tempo indeterminato, nonostante l’intento del Jobs Act di incentivare le imprese verso il nuovo contratto a tutele crescenti”. (ITALPRESS)

Autore: Economia Sicilia

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