Giovani: Istat, neet 17% al Nord, 20,4% al Centro e 34,2% al Sud

Su istruzione e formazione i principali indicatori, tutti in miglioramento rispetto agli anni precedenti, evidenziano un’ampia distanza tra il Mezzogiorno e le altre aree del Paese e disuguaglianze all’interno delle aree stesse, sia in ragione dei differenti punti di partenza che della diversa intensita’ delle dinamiche. Lo rende noto l’Istat. La quota di popolazione con almeno il diploma marca una distanza tra l’area complessivamente in maggiore vantaggio, il Centro, e il Mezzogiorno, piu’ sfavorito. Tale distanza e’ cresciuta nel tempo: quasi 12 punti percentuali nel 2016 contro gli 8 del 2004. Tuttavia, tra le province del Mezzogiorno emergono gli elevati tassi di diplomati e laureati residenti nelle province di L’Aquila (68,8%) e Pescara (66%), territori che si collocano nel primo 20% della graduatoria nazionale. Le province del Nord-ovest gravitano intorno alla media nazionale (60,1%) o la superano mentre sia il Nord-est che il Centro presentano profili territoriali piu’ frastagliati, con differenze nei valori provinciali che attraversano tutte le regioni. Il vantaggio del Centro Italia e’ trainato da pochi territori: soltanto sei province si collocano nel primo 20% della graduatoria tra queste Roma che presenta il valore massimo dell’indicatore nel 2016 (72 diplomati o laureati su 100 residenti). I progressi nel Paese circa la quota di persone con almeno il diploma (+11,4 punti percentuali tra il 2004 e il 2016) sono stati essenzialmente trainati dal Nord e dal Centro, con una crescita omogenea, mentre soltanto la meta’ delle province del Mezzogiorno ha registrato incrementi di 10 punti percentuali o piu’. A restare indietro sono state soprattutto le province meridionali con i piu’ bassi livelli di partenza, che negli anni risultano persistentemente collocate nell’ultimo 20% della distribuzione: Foggia, Taranto e Lecce in Puglia, Crotone in Calabria, Trapani, Agrigento, Caltanissetta, e Catania in Sicilia e Nuoro in Sardegna.

Anche la percentuale di laureati tra i 25 e i 39 anni (24,4% in Italia) e’ piu’ alta al Centro e al Nord rispetto al Mezzogiorno: la differenza, accresciutasi negli anni, e’ di 7 punti percentuali nel 2016 ed era di 3 punti nel 2004. Nel territorio i livelli variano tra il massimo di Bologna (37,5%) e il minimo di Imperia (14,0%). Le province del Nord-est hanno valori piu’ elevati e piu’ omogenei rispetto al Nord-ovest, dove agli alti livelli di Milano, Monza e Brianza, Como, Biella, e Genova, si contrappongono le basse quote di Cuneo e La Spezia, che insieme alla gia’ citata Imperia si collocano in coda alla distribuzione nazionale. Il profilo del Centro Italia e’ articolato, principalmente per le disuguaglianze territoriali interne a Toscana e Lazio. Nel primo caso l’indicatore varia dal 37% di Firenze al 16,4% di Arezzo; nel Lazio invece emerge un dualismo tra Roma (31%) e le altre province laziali, ultima Latina (19,6%). Le province del Mezzogiorno risultano ampiamente al di sotto della media nazionale. Eccezioni positive sono L’Aquila (32,2%) e Pescara (25,8%), insieme alle due province calabresi di Cosenza (27,1%) e Vibo Valentia (25,6%), a Campobasso e Isernia in Molise (26,1%; 32,2%), a Benevento (24,8%) e a Potenza (25,9%). Nel tempo il divario territoriale e’ aumentato: le province con i livelli di partenza piu’ bassi hanno conseguito i progressi piu’ contenuti. Nella partecipazione alla formazione continua il Nord e il Centro sono piu’ vicini tra loro e su posizioni piu’ elevate rispetto al Mezzogiorno. I territori trainanti sono alcune province lombarde – Milano, Biella, Monza e Brianza – insieme a Trento e Bolzano, Trieste, Udine e Pordenone in Friuli-Venezia Giulia, Bologna e Parma in Emilia-Romagna, Massa Carrara, Firenze e Pisa in Toscana. In coda si trovano invece tutte le province siciliane, con valori compresi tra il 4% di Trapani e il 6% circa di Catania, oltre a Napoli e Caserta, Cosenza, Crotone e Reggio Calabria.

La distanza tra Mezzogiorno e resto del Paese si e’ accentuata negli anni: i maggiori livelli attuali di formazione continua del Nord e del Centro Italia risultano anche da una crescita costante tra il 2004 e il 2016 che e’ stata intensa e diffusa al Nord, rilevante al Centro, molto contenuta nel Mezzogiorno e solo in alcune province. Nel 2016, in media il 24,3% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non ha lavorato ne’ studiato. I Neet sono il 17% al Nord, il 20,4% al Centro e il 34,2% nel Mezzogiorno, con evidenti differenze tra le province di tutte le aree geografiche. Il gruppo dei territori meno svantaggiati si concentra tra il Nord-ovest e il Nord-est ma include anche alcune province del Centro, come Pisa, Siena, Ancona. I valori variano dal minimo di Bologna (11,8%) ai massimi di Roma (21,8%) e Torino (21,3%). All’opposto, il gruppo delle province e citta’ metropolitane con piu’ Neet comprende parte di Campania e Puglia, tutta la Calabria, la quasi totalita’ dei territori siciliani e la costa occidentale della Sardegna, raggiungendo valori tra i piu’ elevati nelle citta’ metropolitane di Palermo (41,5%) Catania (40,1%), Messina (38,5%), Napoli (37,7%) e Reggio Calabria (36,8%). Tra il 2004 e il 2016 il fenomeno ha avuto un andamento generalmente crescente, piu’ intenso al Nord (+44%), con punte elevate in alcune province del Piemonte (Vercelli, Asti, Alessandria) dove i Neet sono raddoppiati, in parte della Lombardia (Varese e Mantova) e a Rovigo. Le province meridionali, invece, hanno generalmente ridotto la distanza dal resto d’Italia come risultato di una crescita piu’ contenuta dei gia’ elevati livelli di esclusione dei propri giovani dal lavoro e dall’istruzione. (ITALPRESS)

Autore: Economia Sicilia

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