Pesca: flotta diminuita di 450 unità in 9 anni

Tra il 2008 ed il 2017 la consistenza della flotta peschereccia siciliana e’ diminuita di 450 unita’. La stazza lorda, nello stesso periodo, e’ diminuita di 15.297 GT e la potenza dei motori di 45.668 kw. A livello di percentuale, la consistenza numerica della flotta siciliana, rispetto a quella nazionale, e’ passata dal 23,57% al 22,62% e in potenza dal 24,29% al 23,75%. La decrescita della flotta siciliana e’ stata costante, come quella nazionale. E soltanto a partire dal 2015 la decrescita si e’ stabilizzata. E’ quanto emerge dal Rapporto 2017 sulla Pesca e sull’Acquacoltura in Sicilia, presentato alla sala “Pio La Torre” di Palazzo dei Normanni, a Palermo. Il documento e’ stato curato dall’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo, coordinato da Giuseppe Pernice. Presenti al tavolo dei relatori il vice presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Giancarlo Cancelleri; l’assessore regionale all’Agricoltura e alla pesca, Edy Bandiera; il presidente del distretto Pesca e Crescita Blu Sicilia, Giovanni Tumbiolo; il coordinatore dell’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo, Giuseppe Pernice; il biologo della pesca del CNR di Mazara del Vallo, Fabio Fiorentino.

“La Sicilia ha rispettato in pieno la politica europea e nazionale di demolizione del naviglio per ricostruire gli stock ittici – ha spiegato Giuseppe Pernice, coordinatore dell’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo -. Il problema e’ che le aree della flotta peschereccia siciliana sono spesso in comune con le flotte dei paesi nord africani e le flotte pescherecce tunisine, algerine, libiche, egiziane che in questi anni hanno aumentato in modo notevole la loro consistenza”. Pernice ha fornito alcuni dati: “La sola flotta egiziana e’ crescita del 40 per cento nel periodo 1997-2015 e oggi ha quasi cinquemila natanti, dei quali oltre il 62 per cento pesca nel Mediterraneo, nelle stesse aree della pesca a strascico delle barche siciliane”. E allora come superare la crisi della pesca nell’Isola? “E’ necessario affrontare immediatamente una politica di cooperazione euromediterranea all’insegna della Blue economy”, ha sottolineato Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto Pesca e Crescita Blu della Sicilia, che ha aggiunto: “la Blue economy e’ la strada obbligatoria contro la crisi: cura dei nostri mari”. Tumbiolo ha fatto l’esempio dell’uso degli scarti della pesca in altri processi produttivi, come in acquacoltura; ma anche dell’utilizzo di pescherecci destinati alla rottamazione quali sedi-strumenti per la formazione professionale, luoghi di fruizione turistica e culturale. “E’ uno spreco, un sacrilegio, distruggere natanti in attivita’ – ha sottolineato -. Occorre sviluppare pescaturismo e ittiturismo. Inoltre, auspico che la Regione faccia una concreta attuazione di politica transfrontaliera nell’ambito del bacino del Mediterraneo”. Secondo Dario Cartabellotta, dirigente Generale del Dipartimento Pesca Mediterranea della Regione siciliana, “l’Ue ha mortificato la pesca d’altura siciliana. Il prossimo fondo europeo della pesca va aperto all’ammodernamento dei pescherecci, la cui eta’ media oggi e’ di circa 40 anni”.

“Gli operatori del settore non chiedono risorse, chiedono di pescare – ha dichiarato all’ITALPRESS, a margine della conferenza, l’assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca, Edy Bandiera -. La pesca siciliana e’ in difficolta’ a causa di politiche scellerate che hanno portato alla rottamazione delle barche e al deposito delle licenze. Oggi per fortuna, l’assottigliamento della flotta peschereccia siciliana si e’ arrestato. La Regione e’ intervenuta con bandi di sostegno alla pesca e all’inserimento dei giovani nel comparto. Vogliamo ‘regionalizzare’ le scelte del mondo della pesca e lavorare sulle regole uniche del Mediterraneo. Non e’ pensabile che l’Italia importi ogni anno quattro miliardi di pesci d’acquacultura e la Sicilia fattura solo 12 milioni di euro l’anno in questo comparto. Sul settore pesca presenteremo fra qualche settimana un Disegno di legge – ha anticipato l’assessore Bandiera – che punti a svilupppare un grande raccordo tra Unione Europea, fondi comunitari e produttori siciliani. Vogliamo pure rendere piu’ protagonisti i Comuni, perche’ gli stessi sindaci si occupino di portualita’ e mercati ittici”. (ITALPRESS).

Autore: Economia Sicilia

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