Distretto agrumi di Sicilia in attesa del rinnovo del riconoscimento regionale da giugno 2017

La Regione dica cosa vuole fare con i Distretti produttivi. Se li ritiene una risorsa per lo sviluppo di questa terra o se ha deciso di mollarli. Non è pensabile continuare ad operare in una sorta di limbo, attenendo il riconoscimento ormai da 8 mesi. E’ questo il grido d’allarme lanciato nel corso della seduta del 18 aprile scorso dal consiglio d’amministrazione del Distretto Agrumi di Sicilia, al quale siedono i presidenti dei Consorzi di Tutela delle produzioni Dop e Igp e gli esponenti di alcune delle più importanti imprese della filiera agrumicola e delle associazioni di categoria, in rappresentanza di una ampia platea di aziende e OP che aderiscono al Distretto e che rappresentano la maggior parte del comparto agrumicolo siciliano.

«Al presidente Musumeci abbiamo chiesto un incontro diversi mesi fa, perché sui Distretti si faccia chiarezza una volta per tutte – aggiunge Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia -. Comprendiamo che sia stato necessario un tempo tecnico, dopo le elezioni dello scorso novembre e l’insediamento del nuovo governo, ma adesso bisogna fare in fretta. Il Distretto Agrumi di Sicilia, che comunque non ha mai interrotto le proprie attività, ha presentato istanza per il rinnovo del riconoscimento nel giugno 2017 e ancora non ha ricevuto risposta. E nella stessa situazione si trovano gli altri Distretti produttivi. Finalmente abbiamo ricevuto una convocazione per le vie brevi per incontrare il presidente Musumeci ai primi di maggio, aspettiamo l’invito ufficiale e ci auguriamo che in questa occasione la Regione possa finalmente darci delle certezze. Soprattutto alla luce delle sue ultime dichiarazioni sulla necessità di fare squadra. Chi può fare squadra più delle imprese che da anni si sono spese nella direzione dei distretti produttivi?».

«Il governo deve fare delle scelte strategiche – continua Argentati -. Deve decidere se puntare sui Distretti come ampiamente previsto in tanti documenti ufficiali della programmazione regionale, dalla “Strategia regionale dell’innovazione per la specializzazione intelligente” al “Print Sicilia 2014-2020” sino al “PSR Sicilia” che li indicano come strumenti strategici per lo sviluppo delle filiere produttive, agroalimentari in particolare. Se è questa la volontà è quanto mai urgente avviare e rafforzare l’Ufficio Distretti, coordinare gli assessorati Attività Produttive e Agricoltura, accelerare sui riconoscimenti, consentire agli organismi distrettuali con personalità giuridica di partecipare pienamente ai bandi Po-Fesr e Psr e prevedere punteggi di vantaggio per le imprese distrettuali, creare linee di finanziamento specifiche. Se invece non è questa la volontà del governo regionale e si vuole abbandonare un lavoro di anni fatto sul territorio e anche in campo internazionale – continua Argentati – lo si dica con chiarezza in modo da evitare il prolungarsi di un lavoro estenuante e il dispendio di energie di tante realtà, consorzi di tutela, organizzazioni di categoria, produttori, commercianti, industriali, che hanno creduto e credono in questo strumento e ci si assuma la responsabilità di aver interrotto un percorso virtuoso capace di generare sviluppo».

Nel 2005 la Regione siciliana emana un decreto che istituisce i Distretti Produttivi. L’idea, vincente, evidentemente frutto di una politica illuminata, è quella di integrare le filiere con marchi di qualità, presenti sul territorio e appartenenti al mondo dell’agroalimentare, del commercio, dell’industria. Gli attori della filiera, mettendo nero su bianco una programmazione almeno triennale all’interno di un “Patto di Sviluppo” sottoscritto da almeno 50 aziende con codice Ateco corrispondente alla filiera e con un partenariato rappresentativo, potranno essere riconosciute come Distretto produttivo dalla Regione.

L’intento di base è far lavorare le filiere per sistemi integrati in grado di darsi una programmazione a livello territoriale incentivandoli con specifici fondi (in cofinanziamento) e/o comunque con una  premialità nella partecipazione a bandi.

Il decreto del 2005 prevede la costituzione di una Consulta (costituita dai rappresentanti legali dei Distretti) e una validità del riconoscimento della durata di tre anni. Trascorsi quali i Distretti riconosciuti devono andare al rinnovo (partendo dal presupposto che in tre anni si attui il Patto di Sviluppo e che poi se ne faccia un altro).

Bisogna però aspettare fino al 2008 affinché 23 delle circa 50 proposte pervenute dai territori siano riconosciute. Tra queste il Distretto Arancia Rossa. Molti altri Distretti si perdono per strada. Intanto il Distretto Arancia Rossa cresce, coinvolgendo tutti i territori di produzione di qualità e nel 2011 diventa Distretto Agrumi di Sicilia e a fine 2016, in base alla nuova normativa (D.A. n. 1937/2 del 28/06/2016), porta a riconoscimento la società consortile Distretto Agrumi di Sicilia con 52 fra aziende, tra le quali 10 OP, imprese del commercio, della trasformazione, della logistica ed imballaggi e chiudendo un patto di sviluppo per la filiera agrumicola sottoscritto da numerosi partner (UniCt e UniPA, Osservatorio per le Malattie delle Piante, Cia, Confagricoltura e Confcooperative Sicilia e tanti altri strumenti di sviluppo territoriale ed enti locali). Presenta l’istanza di rinnovo il 5 giugno del 2017, ma ad oggi non si hanno notizie del riconoscimento.
I Distretti appartenenti alle filiera agricole, otto compreso il Distretto della Pesca, in questi anni si sono anche organizzati con un coordinamento regionale finalizzato a armonizzarne le attività e fare sistema tra diversi comparti isolani. «Ma nel frattempo – aggiunge ancora Argentati – la Regione sembra avere abbandonato i Distretti e in particolar modo quelli dell’agroalimentare da sempre penalizzati da una dicotomia tra Assessorato Agricoltura e Assessorato Attività Produttive come organismi istituzionali a cui fare riferimento, dando vita a politiche sconnesse alle esigenze delle imprese affiliate. Si parla sempre di “reti d’impresa”, di Ats e Ati che possono accedere ai bandi europei, ma cosa sono i Distretti se non delle reti stabili di imprese? Possono essere penalizzati dalla programmazione regionale nella ricerca di risorse? Si può immaginare che possano finanziare attività e progetti solo con i contributi degli associati? I Distretti non hanno bisogno di prebende o di finanziamenti a pioggia, ma di opportunità al pari degli altri. Non possiamo più attendere e adesso è arrivato il momento di conoscere con chiarezza quale futuro aspetta questi strumenti dalle grandissime potenzialità, come dimostrano le attività messe in campo sino ad oggi dal Distretto Agrumi di Sicilia con grande abnegazione e voglia di valorizzare le nostre produzioni e con una attenzione, dall’esterno, che in Sicilia non si è mai riusciti ad avere».

Autore: Economia Sicilia

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