Per Bankitalia aeroporto Comiso motore sviluppo provincia Ragusa

di NINO SUNSERI MILANO (ITALPRESS) – Gli aeroporti sono un insostituibile motore di sviluppo economico: soprattutto nelle aree periferiche del Paese. Per dimostrarlo Francesco David e Giuseppe Saporito, ricercatori della Banca d’Italia di Palermo, hanno preso come esempio lo scalo di Comiso dimostrando che la sua apertura al traffico civile, avvenuta nel 2013, ha permesso di incrementare il reddito mensile della provincia di Ragusa di 434 mila euro generando un flusso aggiuntivo di turisti stranieri del 20% pari a 5.100 persone. Lo studio, come avvertono i due autori e’ il primo del suo genere in Italia. “Rappresenta, infatti, la sola stima disponibile sull’impatto di un nuovo aeroporto sui flussi turistici internazionali e intende fornire evidenza empirica al dibattito sul tema”. Trattandosi di caso specifico il valore della stima puo’ essere limitata e strettamente connessa alle caratteristiche della provincia di Ragusa. In particole bisogna tenere conto della scarsa efficienza dei collegamenti di terra che esalta il ruolo dell’aereo unito all’elevato potenziale turistico. Pur con tutte queste limitazioni le conclusioni dello studio rappresentano un utile contributo al dibattito. Soprattutto in Sicilia dove esiste l’idea dell’aeroporto delle Eolie da costruire fra Barcellona e Milazzo per non parlare del progetto dell’Aeroporto della Valle dei Templi da realizzare a Racalmuto. Ma vale la davvero la pena spendere tutti questi soldi per dotare la Sicilia di altri due scali da aggiungere a quelli esistenti (Punta Raisi, Fontanarossa e Comiso)?

Dipende dal territorio e la situazione di Ragusa era veramente disperata. La citta’ non e’ collegata alla rete autostradale e i collegamenti ferroviari sono scarsi: il tempo di percorrenza in treno tra Ragusa e Siracusa, il capoluogo di provincia piu’ vicino, e’ di 1 ora e 57 minuti (per 90 km di distanza). Occorrono oltre 4 ore (e il cambio tra treno e autobus) per raggiungere Catania (a circa 100 km di distanza) dove si trova quello che e’ stato per decenni l’aeroporto di riferimento della provincia. L’aeroporto di Comiso fu realizzato negli anni Trenta e sin dall’inizio ebbe un utilizzo prevalentemente militare. Lo scalo, ricostruito dopo i bombardamenti subiti nel corso della seconda guerra mondiale, venne notevolmente potenziato all’inizio degli anni 80 quando fu designato come base Nato nel Mediterraneo. Un ruolo che ebbe fino alla fine degli anni ’90. Nel 2004 furono avviati i lavori per la trasformazione in aeroporto civile. Il costo (47,4 milioni) e’ stato finanziato prevalentemente tramite i fondi strutturali. Il primo volo di linea e’ stato effettuato il 7 agosto del 2013 e nel 2016 il traffico passeggeri ha raggiunto le 460 mila unita’, con un’incidenza dei passeggeri su voli internazionali pari al 35,9% (27,3 la media regionale). Il traffico internazionale e’ costituito per la quasi totalita’ da voli di linea operati da Ryanair, e per la restante parte da voli charter spesso attivati di concerto con tour operator. “L’apertura del nuovo scalo -spiegano gli autori – e’ stata accolta positivamente dagli operatori economici e dall’opinione pubblica locali, che vedevano nell’aeroporto il mezzo per superare la marginalita’ geografica e sfruttare appieno il potenziale turistico dell’area”.

L’attrattivita’ della provincia e’ cresciuta nel tempo grazie al riconoscimento nel 2002 da parte dell’Unesco del sito delle “Citta’ tardo barocche del Val di Noto (sud-est della Sicilia)”, di cui fanno parte Ragusa, Modica e Scicli. Il ragusano ha inoltre beneficiato del ritorno di immagine connesso con il successo del “Commissario Montalbano” (la prima messa in onda risale al 1999), le cui riprese avvengono prevalentemente nella provincia. La serie e’ stata distribuita in Italia e in numerosi paesi, anche al di fuori dall’Europa. La maggiore visibilita’ dell’area e l’avvio del progetto di riconversione dell’aeroporto hanno favorito il rapido sviluppo dell’offerta turistica, gia’ prima dell’inizio dell’attivita’ di Comiso: tra il 2009 e il 2012 le strutture ricettive sono cresciute del 10,6 per cento in media all’anno (16,6 nel triennio successivo). Alla fine del 2015 il numero di posti letto rappresentava oltre il 10% del totale regionale, con un’incidenza per abitante superiore alla media siciliana. All’incremento dell’offerta non e’ tuttavia corrisposto un altrettanto favorevole andamento delle presenze di turisti, che nel 2015 rappresentavano circa il 6 per cento del totale regionale. Tra il 2009 e il 2015 le presenze di turisti in provincia di Ragusa si sono complessivamente ridotte (-0,4% in media all’anno; 0,9 in Sicilia): le presenze di stranieri, cresciute moderatamente fino al 2012, hanno accelerato dopo l’apertura di Comiso, a fronte di una continua riduzione delle presenze di italiani sia in Sicilia sia nel complesso del Mezzogiorno. Lo studio si conclude con un’avvertenza: le rilevazioni sono limitate ai turismo internazionale perche’ e’ l’unico realmente misurabile. I flussi nazionali, infatti sono troppo confusi. Difficile quindi quantificare i risultati. (ITALPRESS)

Autore: Economia Sicilia

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