Banca Nuova: Tribunale di Palermo “Vendita azioni Bpv, si a class action”

Arriva dal Tribunale di Palermo, Sezione Specializzata per le Imprese, un provvedimento a favore di sei risparmiatori, assistiti dall’avvocato Alessandro Palmigiano, che si inserisce nel caso della vendita di azioni della Banca Popolare di Vicenza, acquistate a 62,50 euro e crollate in pochi mesi a 0,10 centesimi. In Sicilia la vendita delle azioni era affidata all’istituto di credito del gruppo Banca Nuova. L’Antitrust, dopo un’indagine approfondita, ha emesso un provvedimento sanzionatorio per pratica commerciale scorretta, con condanna della Banca Popolare di Vicenza al versamento di 4.5 milioni di euro, dando il via a migliaia di contenziosi per il recupero delle somme. E nell’ambito di una delle prime cause pilota, i clienti hanno chiamato in causa Banca Nuova che, nel frattempo, e’ passata sotto il controllo di Banca Intesa, per ottenere il risarcimento. Il giudice, Rachele Monfredi, nell’ordinanza appena resa nota, fa sapere l’avvocato Alessandro Palmigiano, “si e’ espressa su due questioni preliminari sollevate dalla banca: la prima riguarda la possibilita’ di chiamare in causa Banca Nuova; la seconda, la possibilita’ di riunire i risparmiatori in una sorta di ‘class action.

“Nel primo caso – si legge in una nota -, il giudice ha rigettato l’eccezione con cui la banca sosteneva che i danni subiti dagli investitori per la vendita di azioni di Banca Popolare di Vicenza andassero rivolte verso quest’ultima e non ne suoi confronti (ovviamente quindi con pochissime possibilita’ di recupero da parte degli investitori, visto il fallimento del gruppo vicentino), stabilendo che ‘l’eccezione di difetto di legittimazione passiva e’ del pari infondata con riferimento alle domande di nullita’, annullamento e risoluzione dei contratti di acquisto delle azioni'”. “Anche la seconda eccezione della banca, di proporre un’azione ‘collettiva’, al fine di risparmiare i costi di giudizio, trattandosi di cause simili – sottolinea la nota -, e’ stata superata dal Tribunale, ritenendo che ‘sussistono gli estremi del litisconsorzio facoltativo previsto dall’articolo 103, comma 1 secondo cpv c.p.c., rispetto al quale ogni valutazione in merito alla necessita’ di separazione va rinviata all’esito della fase di trattazione, nel rispetto del dettato dell’articolo 103, comma 2 c.p.c, che attribuisce al giudice il potere di separare le cause nel corso dell’istruzione o nella decisione”. (ITALPRESS)

Autore: Economia Sicilia

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