Il Rosatellum Bis è legge, passa al Senato con larga maggioranza

Via libera definitivo dall’Aula del Senato al Rosatellum bis. La riforma della legge elettorale è stata approvata con 214 voti favorevoli, 61 contrari e 2 astenuti. Il provvedimento era stato già approvato dalla Camera e diventa così legge.

Unica legge per Camera e Senato con un sistema misto proporzionale/maggioritario, in cui un terzo circa dei parlamentari è eletto in collegi uninominali (un solo candidato per coalizione, il più votato è eletto) e i restanti due terzi sono eletti con un sistema proporzionale di lista. Ecco i punti salienti del nuovo sistema.

La distribuzione dei seggi
Alla Camera 232 saranno assegnati in collegi uninominali, 386 ripartiti su base nazionale in piccoli collegi plurinominali, 12 nella circoscrizione estero. Al Senato 116 saranno assegnati in collegi uninominali, 193 ripartiti su base regionale in piccoli collegi plurinominali, 6 nella circoscrizione estero. I vincenti in ogni collegio uninominale ottengono direttamente il proprio seggio.

Le coalizioni
Una lista presenta i propri candidati (da 2 a 4) nel collegio plurinominale per la parte proporzionale. Una lista o un gruppo di liste sostengono un candidato nel collegio uninominale.

La soglia di sbarramento
Per le liste nella quota proporzionale la soglia di sbarramento è fissata al 3% su base nazionale, con l’eccezione delle liste relative alle minoranze linguistiche per le quali la soglia è al 20% nella regione di riferimento. Soglia del 10% per le coalizioni (all’interno del quale però almeno una lista deve aver superato il 3%).

Listini corti e bloccati per la parte proporzionale
Il territorio nazionale sarà diviso in collegi plurinominali che saranno definiti con un decreto legislativo dal Governo. La legge prevede che i collegi plurinominali siano formati con l’accorpamento di collegi uninominali. Nei singoli collegi plurinominali le liste sono bloccate e corte, ma i collegi piccoli garantiscono la riconoscibilità dell’eletto, perché i nomi dei candidati sono tutti scritti sulla scheda elettorale.

Un’unica scheda, niente voto disgiunto
Il voto sarà espresso su una sola scheda e sarà vietato il voto disgiunto, cioè la possibilità di votare un candidato nel collegio uninominale e una lista a lui non collegata nella parte proporzionale.

La scheda e il voto
La scheda prevista è unica (una per la Camera e una per il Senato, molto simili). L’elettore esprime il voto sia per la parte maggioritaria che per la quota proporzionale. Sotto ad ogni candidato nel maggioritario ci saranno i simboli delle liste a lui collegate nel proporzionale e accanto al simbolo delle liste saranno stampati i nomi dei candidati del corrispondente listino bloccato.
Si potrà votare o con un segno su una lista (che vale anche per il candidato corrispondente nell’uninominale) o con un segno sul nome di un candidato nell’uninominale (se il candidato è sostenuto da più liste, il voto viene distribuito tra le liste che lo sostengono, in proporzione ai risultati ottenuti dalle liste in quello stesso collegio uninominale).

Pluricandidature
È previsto che un candidato possa presentarsi in un collegio uninominale e in più collegi plurinominali, fino a un massimo di cinque. In caso di elezione in più collegi se eletto con l’uninominale e con il proporzionale, ‘vincerà’ il seggio uninominale; se eletto in più di un collegio plurinominale, otterrà il seggio corrispondente al collegio in cui la lista ha preso una percentuale minore di voti.

Autore: Economia Sicilia

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