L’intervista. Ribisi (Confartigianato)  “Tavolo tecnico per sbloccare pagamenti e aggiudicazione gare e rimpinguare fondo rotazione Crias”

Nei giorni scorsi ha lanciato una precisa accusa a tutti i candidati alla presidenza della governo regionale per l’assenza dei temi delle imprese e del lavoro dal dibattito elettorale. Ora dalle pagine di www.economiasicilia.com  il presidente di Confartigianato  Sicilia Filippo Ribisi, mette in fila gli argomenti che a pieno titolo dovrebbero entrare in modo preminente nei programma dei candidati alla Presidenza della Regione. Con 12.512 imprese associate, 30 categorie di mestieri, 45 sportelli comunali e 9 associazioni provinciali, la Confartigianato conta su una distribuzione territoriale capillare dalla quale arriva all’unisono una rivendicazione delle imprese: sbloccare i pagamenti della pubblica amministrazione e sveltire la spesa per investimenti già programmati. Presidente Ribisi qual è la prima cosa che dovrebbe fare il nuovo governo regionale per sbloccare i pagamenti verso le imprese?

“Un tavolo tecnico permanente con la partecipazione delle associazioni datoriali e del lavoro per monitorare l’Iter dell’assegnazione degli appalti e accelerare i tempi di aggiudicazione. Basti pensare che per ogni bando, a cui con la fame di lavoro che c’è attualmente partecipano sempre non meno di 200 imprese, dal momento della chiusura al momento dell’aggiudicazione passano non meno di 6-8 mesi e a volte anche più di un anno. Procedure complicate, cavilli nelle aggiudicazioni, pareri tecnici e legali possono rallentare anche di mesi l’aggiudicazione. Le commissioni dovrebbero essere potenziate e il loro lavoro dovrebbe avere delle accelerazioni”.

E i ritardi nei pagamenti?

“Quando le aziende riescono ad aggiudicarsi un lavoro poi cominciano le tribolazioni per i ritardi nei pagamenti. Una mole di decine di miliardi è il credito che le imprese siciliane vantano per le forniture verso la pubblica amministrazione. E i tempi di pagamento sono di gran lunga superiore alla media europea.  E poi vogliamo parlare delle somme per investimenti già assegnate e che giacciono nel limbo?”

Ad esempio?

“L’allora presidente del consiglio Matteo Renzi nei mesi scorsi ha battuto in lungo e largo la Sicilia firmando patti con la Regione e i comuni per investimenti complessivi pari a circa 14 miliardi. Che fine hanno fatto? E’ finito l’effetto annuncio? Tutti parlano di sviluppo della Sicilia ma lo sviluppo si ferma di fronte alla mancanza di progettazione esecutiva. “

Quale direttrice dovrebbe assumere secondo Confartigianato lo sviluppo in Sicilia?

“Noi pensiamo che il nostro asse portante debba essere il turismo integrato. No ai grandi insediamenti ma un turismo tutto l’anno che coinvolga i beni culturali, i prodotti tipici, il territorio e le imprese. Nello sviluppo di un turismo diffuso territorialmente la rete di piccole imprese potrebbe giocare un ruolo determinante.”

Come sta funzionando il sistema di incentivazione alle imprese?

“In questo momento si stanno sbloccando alcuni bandi europei mirati sulle start up e giovani. Giusto dare un canale preferenziale alle nuove iniziative imprenditoriali ma segnaliamo il rischio che molte imprese che esistono e resistono da tempo sul mercato possano soccombere perché non possono accedere al sistema di incentivi. Incentiviamo le nuove imprese ma non dimentichiamo le vecchie.”

A proposito di incentivi nel passato quelli per l’apprendistato hanno portato acqua nel sistema delle imprese artigiane. E ora?

“Tutto è confluito in quello che io considero il flop di Garanzia giovani. Una misura troppo generica che non ha dato frutti commisurati alle risorse impiegate. Quanti posti di lavoro ha creato garanzia giovani e quanti ne creavano gli incentivi per l’apprendistato?”

E il credito?

“Altra nota dolente da sempre. Lo spostamento dei centri decisionali di istituzioni bancarie dalla Sicilia ad altre aree del Paese ha creato, unitamente alle ulteriori restrizioni imposte dal sistema del rating, un grosso problema per le imprese artigiane. Negli ultimi tempi, nonostante il più basso costo del denaro, l’accesso al credito per le imprese artigiane si è ristretto ulteriormente. A ciò si aggiunga anche, per varie ragioni, il depotenziamento del ruolo dei confidi. Inoltre, per anni la Crias, che è la cassa di riferimento delle imprese artigiane, ha boccheggiato. Solo ora, dopo una lunga stagione di commissariamenti il rinnovo del vertice ha comportato una certa stabilizzazione. Ma gli arretrati sono enormi. Una pratica che prima si riusciva a definire in 12 mesi ora si riesce a farlo in 5 mesi. Ma il problema è il fondo di rotazione sia per il prestito d’esercizio che per gli investimenti. Le sue sorti sono una esemplificazione della scarsa attenzione verso il mondo imprenditoriale. Si è passati dai 50 milioni inizialmente promessi a 30 e successivamente ridotti a 10 per risorse dirottate verso i forestali. Per prima cosa la Regione dovrebbe mettere risorse sufficienti a far funzionare questo fondo”.

Andrea Naselli

Autore: Andrea Naselli

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