Pir, un fiume finanziario corre verso le pmi. Già a 3 mld la raccolta

Secondo gli ultimi dati di Assogestioni nel primo trimestre di quest’anno il patrimonio dei Pir ammontava a 1,9 miliardi di euro. Ma  secondo  alcune anticipazioni fornite dai principali gruppi finanziari la raccolta dovrebbe essere  già salita a 3 miliardi. Ma secondo alcune proiezioni già a fine anno la raccolta complessiva potrebbe sfiorare i 10 miliardi di euro. Per il nuovo strumento di raccolta di risparmio (letteralmente Piani individuali di risparmio) e di investimento nelle imprese di piccola dimensione, il futuro è ormai roseo. Nati appena pochi mesi fa con la legge di bilancio 2017, i Pir stanno già mobilitando il fior fiore dei gestori italiani ed esteri   stimolati ad entrare in un mercato dalle enormi potenzialità. Al momento sono una trentina i nuovi prodotti lanciati sul mercato dalle società di gestione ma presto ne arriveranno altri ed ancora nuovi soggetti che entreranno nel business. Ma cosa sono i Pir ed in che modo essi possono essere un vantaggio per il risparmiatore ed un aiuto per le imprese?

Il maggiore vantaggio per il risparmiatore è costituito dall’aspetto fiscale. Infatti, chi acquista quote di Pir è esentato dalla tassazione sui redditi da capitale e sui redditi diversi. Unica condizione è mantenere l’investimento bloccato per 5 anni e che almeno il 70% della somma sia investita in titoli emessi da imprese italiane o con stabile organizzazione in Italia. Altro paletto è che il 21% dell’investimento sia destinato ad azioni o obbligazioni emesse da aziende non quotate. Non è possibile investire più del 10% in uno stesso emittente titoli e stesso limite del 10% per liquidità in conto corrente detenuta dai gestori in attesa di investimenti. In pratica un vero collettore finanziario verso le pmi. Sul versante del risparmiatore una persona fisica non può essere titolare di più pir e il suo investimento massimo è di 150 mila euro in 5 anni con al massimo 30 mila euro l’anno. Quindi vantaggio fiscale per il risparmiatore, sia pure con doverosi paletti, e risorse finanziarie da convogliare verso le pmi per favorire l’allargamento del capitale di rischio ed il finanziamento al di fuori dei canali bancari. Due punti che sono il vero tallone d’Achille delle pmi italiane in genere. M c’è da scommettere che anche questa occasione di canalizzazione di risorse finanziarie sarà presa al volo quasi esclusivamente dalle pmi del Centro-Nord sicuramente più attrezzate in termini di patrimonio e di reddito per catturare l’attenzione dei gestori dei Pir. Ed il sud? E la Sicilia? Come al solito resteranno ai margini di un flusso finanziario enorme che potrà portare linfa vitale nei bilanci e nella operatività delle piccole e medie aziende.

Andrea Naselli

Autore: Andrea Naselli

Condividi questo articolo su
WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com