Report Sud: migliora economia ma resta divario. Pil +1,2% ma ancora ai livelli del ’97

Migliora l’economia del Mezzogiorno, anche se resta immutato il divario con il centronord. E’ questo il quadro che emerge dal Report Sud presentato oggi all’Universita’ Lumsa di Roma. Nel 2016 l’occupazione del Sud e’ aumentata di 100 mila unita’, pari ad un +1,7% contro un +1,3% medio nazionale. In corso d’anno e’ emersa pero’ un’inversione di tendenza peggiorativa. “Dai dati emerge un mercato del lavoro che anche se cresce, lo fa a ritmi lontanissimi dalle esigenze che riguardano le aree del Sud. Per andare a regime queste aree avrebbero bisogno di un saldo occupazionale pari a 3.500.000 di posti di lavoro. Si e’ ricominciato a crescere ma i ritmi devono essere altri”, ha commentato Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella. Il recupero della domanda di lavoro non ha consentito una contrazione dell’offerta, perche’ si sono affacciati sul mercato del lavoro quelli che per lungo tempo erano rimasti soggetti inattivi, spinti dall’urgenza d’integrare i magri introiti familiari. Il tasso di disoccupazione e’ salito al 19,6% (11,7% la media nazionale), mentre resta eccessivo il tasso di disoccupazione giovanile, malgrado il ribasso del 2016 al 51,7%, quasi venti punti in piu’ del 2007, anno pre-crisi. Il consuntivo macroeconomico stimato dal Diste segnala un incremento del prodotto interno lordo dell’1,2%, piu’ robusto della dinamica del Pil nazionale (+0,9%).

Ma indica anche che il pil, malgrado i risultati dell’ultimo biennio, e’ tuttora al livello in cui si trovava nel 1997. “L’unico progetto per il sud – afferma Alessandro La Monica, presidente del Diste – sembra essere quello dello spopolamento. E’ questo quello che emerge dai dati, dal 2007 a oggi gli occupati sono diminuiti di 610.000 unita’ e il Pil, nonostante gli incrementi piu’ recenti, e’ sui livelli del 1997”. I consumi delle famiglie crescono in misura piu’ contenuta (+1,2% contro +1,4% nazionale) della progressione del potere d’acquisto dovuta all’aumento dell’occupazione e all’inflazione che cresce molto lentamente. Cio’ si e’ riflesso in un lieve innalzamento della propensione al risparmio. I consumi rimangono piu’ bassi dell’11% rispetto a nove anni prima. La debolezza dei consumi e le incertezze sulle prospettive hanno frenato l’attivita’ d’investimento, che si ferma sul +2,8%, nonostante la moltiplicazione degli incentivi fiscali. La spesa d’investimento in costruzioni resta piu’ bassa del 40% rispetto al 2007, quella in beni strumentali al di sotto del 25%. “Il Report mette in risalto un quadro in chiaro-scuro dell’economia del Sud in cui la recente inversione di tendenza positiva nella dinamica del Pil e del mercato del lavoro mostra un improvviso raffreddamento legato ad una incertezza di fondo che ancora contraddistingue il comportamento degli operatori economici.

Le misure di politica economica in via di definizione avranno bisogno di una maggiore intensita’ e continuita’ per poter riportare l’economia del Sud ai livelli pre-crisi”, ha sottolineato Fabio Mazzola, prorettore vicario dell’Universita’ di Palermo. Dal lato della produzione il consuntivo meno lusinghiero appartiene al ramo delle costruzioni, con il valore aggiunto che registra un +0,6% grazie ai lavori di riqualificazione abitativa, il cui sostegno e’ stato quasi del tutto neutralizzato dalla titubante ripartenza dei lavori pubblici, e dallo stallo della nuova edilizia e del non residenziale privato. L’agricoltura, dopo l’ottima performance del 2015, rallenta allo 0,9%. L’industria e i servizi consolidano la fase di recupero gia’ in atto, registrando incrementi rispettivamente del 2,1% (+1,3% l’intera industria italiana) e dello 0,9% (+0,6% su scala nazionale). Tuttavia, mentre il ramo industriale resta su un livello di attivita’ ancora al di sotto del 30% dai valori di nove anni prima, per i servizi il differenziale e’ piu’ ridotto e pari al 5%. Le proiezioni per il 2017 indicano la prosecuzione della fase di lento recupero dell’economia, con tassi ancora piu’ contenuti di quelli dell’anno passato. Quest’anno il prodotto interno lordo dovrebbe crescere dello 0,7%, in un quadro connotato da un arresto della ripresa dell’occupazione.

Quest’ultima tornerebbe su una dinamica contenuta (+0,2%), le cui avvisaglie erano gia’ emerse dalla fine della scorsa estate. La creazione netta di posti di lavoro si ridurrebbe a non piu’ di 10 mila unita’, dopo i 100 mila del 2016. Previsto un aumento delle persone alla ricerca di un impiego e con un ampliamento del tasso di disoccupazione al 20,3%. La spesa di consumo delle famiglie risentira’ dell’ampliamento della disoccupazione e del ritorno graduale dell’inflazione, decelerando a un +0,4%. La spesa in conto capitale continuera’ a essere dominata dal contrasto tra la cautela suggerita dall’eccesso di capacita’ e dalle aspettative poco favorevoli e lo sprone proveniente dalle agevolazioni. Gli investimenti fissi aumenteranno dell’1,5%, frutto di una progressione dei beni strumentali e di un blocco quasi totale delle costruzioni. Tra i rami di produzione che concorrono alla formazione del prodotto interno lordo, la performance migliore sarebbe quella dell’agricoltura, con un incremento del valore aggiunto prossimo a 1,8%. In seconda posizione si porra’ il ramo dei servizi (+0,7%) lievemente inferiore a quello del 2016. Nell’industria la dinamica della produzione dovrebbe assumere un ritmo piu’ dimesso di quello dell’anno precedente, di riflesso alla perdurante debolezza dei consumi e alla modesta progressione della domanda di beni d’investimento. Le proiezioni sul valore aggiunto scontano un incremento dello 0,5%. (ITALPRESS)

Autore: Economia Sicilia

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