Banca Intesa: Risultati finali dell’8a edizione dei “Luoghi del cuore”. Tonnara di San Vito prima tra i siti siciliani

RISULTATI FINALI

DELLA 8ª EDIZIONE DE “I LUOGHI DEL CUORE”

CLASSIFICA DEI LUOGHI PIU’ VOTATI IN SICILIA*

*luoghi che hanno ottenuto almeno 1.500 voti

 

 

Posizione nella classifica nazionale  

VOTI

 

LUOGO DEL CUORE

28.373 Tonnara di San Vito Lo Capo (TP)
31° 9.535 Piazza Verga e fontana, Catania
40° 7.758 Convitto Cutelli (corte e aula magna), Catania
43° 7.206 Tomba di Antonello da Messina, Messina
45° 6.749 Giardino pubblico comunale Vittorio Emanuele, Caltagirone (CT)
66° 4.971 Fontana del Milite Ignoto, Augusta (SR)
78° 4.119 Castello di Sperlinga (EN)
82° 3.911 Giardino botanico, Agrigento
83° 3.831 Chiesa rupestre del Crocifisso, Lentini (SR)
88° 3.544 Montagna di Ganzaria, San Michele di Ganzaria (CT)
91° 3.424 Chiesa di S. Maria Maddalena – La Matrice, Ciminna (PA)
108° 2.976 Santuario Maria SS. di Gulfi, Chiaramonte Gulfi (RG)
139° 2.114 Chiesa Madre Santa Venera, Santa Venerina (CT)
149° 1.987 Torre Bagari, Lascari (PA)
155° 1.924 Castello Pentefur, Savoca (ME)
159° 1.819 Spiaggia Randello, Ragusa
161° 1.806 Fiume Oreto, Palermo
165° 1.792 Bastione degli Infetti, Catania
188° 1.573 Quartiere Arabite, San Pietro Patti (ME)
192° 1.536 Riserva dello Zingaro, San Vito Lo Capo (TP)

 

 

Tra i luoghi più votati a Trapani e provincia

 

Al 7° posto con 28.373 voti, la Tonnara di San Vito Lo Capo, nota anche come Tonnara del Secco perché in prossimità di una zona marina dal fondale basso, entrò in funzione nel 1412 in seguito all’autorizzazione alla pesca del tonno da parte di Ferdinando di Borbone. Nel 1872 fu acquistata da Vito Foderà, proprietario anche della Tonnara Magazzinazzi di Castellammare del Golfo. Nello stesso anno il complesso venne ingrandito e iniziò la costruzione dello stabilimento per la lavorazione dei tonni, che consentì l’incremento dell’attività. Dopo la sua morte la tonnara visse un periodo di declino, passò in mano ad alcuni affittuari e venne poi acquistata dai fratelli Plaja nel 1929. I Plaja furono costretti a chiudere nel 1965 in seguito a un calo nella produzione e vendettero la proprietà all’azienda turistica Valtur. Oggi la tonnara – che si configura come un complesso di bassi edifici in pietra, estesi in lunghezza sulla spiaggia – è un bene vincolato per la sua notevole valenza, ma è abbandonata, non visitabile e pericolante e, in seguito al fallimento della Valtur, è soggetta a liquidazione. La comunità locale ma non solo, visto che il bene è molto conosciuto in Sicilia e a livello nazionale anche per essere stato set di serie tv come Il Commissario Montalbano e Cefalonia, è molto affezionata a questo luogo che vorrebbe vedere recuperato e valorizzato, destinandolo ad attività culturali.

 

Tra i luoghi più votati a Catania e provincia

 

Al 31° posto della classifica nazionale con 9.535 voti, piazza Verga e fontana a Catania, di forma quadrata, è un importante luogo della tradizione civica catanese, al cui centro si trova la monumentale Fontana dei Malavoglia. In precedenza la piazza, del tutto periferica rispetto alla città, era un vero e proprio campo di addestramento militare e portava il generico nome di piazza d’Armi. Venne scelta per allestirvi l’importante Esposizione agricola siciliana del 1907. Nel 1956 venne bandito un concorso da parte del Comune di Catania per la costruzione di un monumento dedicato a Giovanni Verga da inserire nella piazza. Dopo lunghi lavori, nel 1975 al centro della parte sud della piazza la Fontana dei Malavoglia, un complesso scultoreo di grande impatto emotivo, una delle ultime opere dello scultore catanese Carmelo Mendola, che rappresenta il naufragio della Provvidenza, scena chiave del racconto verista verghiano I Malavoglia. Il comitato di cittadini si è attivato per la raccolta di voti al censimento  per denunciare lo stato di degrado della fontana, dovuto alla mancanza di manutenzione e al sistema idrico ormai obsoleto.

Al 40° posto della classifica nazionale con 7.758 voti, il Convitto Cutelli (corte e aula magna) a Catania fu edificato per volere del conte Mario Cutelli, giureconsulto attivo nella prima metà del Seicento, che aveva preposto un lascito finalizzato alla costruzione di un collegio per giovani nobili, futura classe dirigente virtuosa e laica. Benché il testamento del conte risalisse al 1654, il collegio fu ultimato solo nel 1779 per mano degli architetti Giovan Battista Vaccarini (allievo del Vanvitelli) e Francesco Battaglia e per questo rappresenta dal punto vista architettonico uno degli esempi più belli del Settecento a Catania. L’edificio si struttura su due piani: superato l’ingresso si entra nell’ampia corte centrale, a pianta circolare, contornata da sedici pilastri che reggono altrettanti archi a tutto sesto. La firma del Vaccarini si ritrova soprattutto nel pavimento della corte, che presenta una decorazione a raggiera di pietra bianca e lava. Di fronte all’ingresso si trova l’imponente scalone d’onore che porta al primo piano dove si apre l’aula magna, decorata con affreschi raffiguranti storici, studiosi e scienziati siciliani e dove nel 1837 vennero condannati gli insorti contro i Borboni. Attualmente il convitto, di proprietà statale, è sede di una scuola primaria, una secondaria e un liceo classico europeo. Data l’importanza dell’edificio e della sua storia di istituzione scolastica d’eccellenza, un comitato di cittadini si è attivato per segnalarlo al censimento, coadiuvato dagli studenti del liceo che hanno scritto una lettera aperta ai cittadini invitandoli al voto.

Al 45° posto della classifica nazionale con 6.749 voti, il Giardino pubblico comunale Vittorio Emanuele a Caltagirone (CT) costituisce la principale area verde della città e venne realizzato a partire dalla metà dell’Ottocento. Nel 1851 fu chiamato a lavorarvi l’architetto Giovan Battista Filippo Basile: a lui si deve la tripartizione del giardino in un parterre geometrico nella zona inferiore, una collina con sentieri e un palchetto in stile moresco e una terrazza panoramica con motivi decorativi in terracotta. Furono attuate alcune modifiche negli anni ’80 dell’Ottocento, quando nella parte superiore fu realizzato un trottoir per il passaggio delle carrozze, abbattendo la grande e folta pineta dell’altopiano. L’area, che si estende per dieci ettari, dispone ancora oggi di una grande varietà di specie arboree, oltre che di numerosi elementi decorativi, come la fontana, i vasi in terracotta e la balconata in terracotta in stile floreale della fabbrica di Enrico Vella, noto ceramista di Caltagirone. La bellezza del luogo e le numerose specie arboree fanno del giardino un’oasi verde nella quale si intrecciano arte e natura. Un comitato cittadino locale si è mobilitato per raccogliere voti al censimento per un’adeguata cura e valorizzazione del bene.

 

 

Tra i luoghi più votati a Messina e provincia

 

Al 43° posto della classifica nazionale con 7.206 voti, la Tomba di Antonello da Messina a Messina è stata riconosciuta tra i resti del Convento di Santa Maria del Gesù, i più antico convento carmelitano in Europa. Le vestigia del convento, costruito molto probabilmente sopra un monastero del 1166, sono state casualmente individuate nel 1989 durante i lavori per la costruzione di una strada. Sulla sepoltura del grande pittore c’è un dibattito aperto tra gli storici : tra chi dice che la tomba sia a Venezia e che dice che sia proprio questa identificata a Messina. Negli ultimi anni è stata attivata una raccolta di fondi per il recupero dell’area e dei resti del convento con l’annessa cripta, di proprietà della Curia. Il comitato cittadino che si è attivato al censimento è composto da un gruppo di volontari che dal 2011 si prende cura del sito archeologico e si occupa delle visite guidate. È molto significativa questa segnalazione poiché si tratta di un bene ancora in fase di studio e di scavi, che insieme ai resti del convento, necessita ancora di molti interventi.

Tra i luoghi più votati a Siracusa e provincia

 

 

Al 66° posto della classifica nazionale con 4.971 voti, la Fontana del Milite Ignoto ad Augusta (SR) fu costruita nel 1924 e dedicata ai caduti della Grande Guerra. È composta da una grande scalinata centrale e da vasche laterali di marmo bianco con getti d’acqua, affiancate da due grandi aiuole e al centro, rivolta verso sud, la statua in bronzo del Milite Ignoto. Alcuni elementi decorativi presenti in passato sulla fontana, come un’aquila ad ali spiegate e una pergamena con in nomi dei caduti in battaglia, sono ora conservati al Museo della Piazzaforte di Augusta, mentre dal 2008 è stato inserito un nuovo elemento: un leggio bronzeo in cui sono scolpiti i nomi dei soldati augustani caduti vittime della guerra. La fontana, rovinata dal degrado e dall’incuria, priva di acqua, è segnalata per il grande valore affettivo che riveste per la città. I cittadini avevano segnalato la Fontana già nel 2014 e si sono riattivati nuovamente al censimento 2016 raccogliendo i voti durante varie iniziative, tra cui una serie di aperitivi di quartiere e il festival degli artisti di strada Augusta burskers night. La fontana è stata recentemente ripulita, tuttavia i cittadini segnalano che ha ancora bisogno di un’opera di manutenzione straordinaria. È già stilato un progetto di recupero funzionale delle strutture, degli impianti e della riqualificazione dell’area, che necessita di fondi per la realizzazione.

All’83° posto della classifica nazionale con 3.831 voti, la Chiesa rupestre del Crocifisso a Lentini (SR) è situata nelle vicinanze dell’area archeologica di Lentini, Si tratta di una vera e propria grotta composta da due ambienti simmetrici che comunicano attraverso un varco: il vano di destra, che presenta un’abside scavata a destra dell’ingresso est, appare proprio come una vera chiesa. Invece il vano di sinistra, con un ingresso indipendente che in origine era una finestra, si deve far risalire alla ricostruzione settecentesca che la trasformò in una chiesa  Ad esclusione della data 1764 riportata sulla porta d’ingresso al vano, le notizie riguardanti la chiesa rupestre sono davvero scarse; probabilmente nel XVI secolo il vano era un sepolcreto e a tale periodo dobbiamo i lavori di ristrutturazione dello spazio attraverso l’apertura di due varchi tra i due vani principali e del listello di roccia che divide l’ambiente dedicato al culto e l’escavazione di un nuovo ambiente per dare maggiore profondità. Elemento distintivo di questa chiesa rupestre è l’apparato iconografico, definito uno dei più complessi della Sicilia rupestre: sono presenti almeno cinque fasi decorative che fanno pensare ad un vero programma pittorico portato avanti nel tempo. Risalerebbero ad una prima fase di utilizzo della grotta, le piccole tracce di affreschi risalenti al XII secolo posti lungo la parete sud del vano principale che riprendendo un tema diffuso nel mondo medievale, scene del Giudizio Universale. Al XIII secolo, organizzati in pannelli singoli nella parete e nella conca absidale, troviamo scene della Crocifissione e il Pantocrator, che richiamano l’arte bizantina tipica della pittura insulare. L’apparato pittorico si arricchisce nei secoli dal XIV al XVII con santi occidentali e legati al mondo francescano. Un affresco cinquecentesco della Vergine, posto sull’altare di fronte all’ingresso, e la decorazione della parete nord dedicata al culto marinano, spiegano la dedica della grotta alla Madonna.  Le grotte sono visitabili su prenotazione e l’apertura viene gestita dal Museo archeologico di Lentini: attualmente le infiltrazioni di acqua piovana e la formazione di licheni stanno compromettendo il sito. Per questo i cittadini di Lentini si sono uniti in un comitato spontaneo che con la segnalazione all’ultimo censimento vuole portare l’attenzione su questo importante bene e renderlo fruibile alla collettività.

 

Tra i luoghi più votati a Enna e provincia

 

Al 78° posto della classifica nazionale con 4.119 voti, il Castello di Sperlinga (EN) è una suggestiva costruzione in parte scavata, in parte arroccata sulla maestosa rupe di arenaria che sovrasta l’abitato di Sperlinga.  Deriva dal greco spelaion latinizzato in spelunca, che si traduce in grotta. Il nucleo rupestre del Castello risale alle popolazioni indigene sicule mentre la prima menzione documentaria certa è di origine medievale e risale al 1081. Il Castello fu particolarmente importante nel 1282, durante la guerra dei Vespri Siciliani, che vide gli abitanti della regione ribellarsi alla dominazione angioina. Fu infatti l’unica roccaforte nella quale gli angioini trovarono riparo dai siciliani in rivolta, arrivati ad assediare il Castello. A memoria del fatto rimane un’epigrafe sull’architrave d’ingresso della rocca, che recita: “Quod Siculis placuit sola Sperlinga negavit – Ciò che piacque ai Siciliani fu negato dalla sola Sperlinga”. Nel corso dei secoli diverse famiglie si succedettero alla guida del castello fino al 1973 quando i proprietari  lo cedettero, con atto notarile, al Comune perché fosse valorizzato e reso fruibile. Il complesso è molto articolato e comprende diversi edifici: vi si accede tramite un ponte levatoio a mezza costa sulla rupe e si prosegue incontrando un grande ambiente, probabilmente di rappresentanza, detto Sala del Principe; da qui si può accedere al nucleo originario del castello dove si sviluppa un lungo corridoio utilizzato come abitazioni, scuderie e zona di lavoro, sono ancora visibili la fucina e la “posterla”, la porta segreta che conduce fuori dal castello. Inoltre il complesso contiene anche una chiesa e una serie di silos per il deposito delle granaglie. Una scala intagliata nella pietra porta al punto più alto della rupe, nel quale è stata installata una torre di guardia. Ancora oggi è possibile rilevare all’interno del castello delle escavazioni progettate per funzioni astronomiche. Dal primo gennaio 2015 il Castello non è più accessibile a causa di una frana che ne impedisce l’accesso; il comitato locale si sta battendo per ripristinare la sicurezza strutturale del Castello e la sua fruibilità, motivo per cui è stato votato al censimento.

 

Tra i luoghi più votati ad Agrigento e provincia

 

All’82° posto della classifica nazionale con 3.911 voti, il Giardino botanico ad Agrigento si estende su un’area di sette ettari: cinque di superficie coltivata e due di edifici e percorsi turistici, un vero scrigno che racchiude circa 20.000 piante riferibili ad oltre 300 colture ed essenze della macchia mediterranea. Questo luogo dalla vegetazione così notevole si trova a poca distanza dalla Valle dei Templi e rappresenta una sorta di “museo a cielo aperto”, infatti racchiude al suo interno anche diverse testimonianze archeologiche quali ipogei, caverne visitabili e testimonianze fossili. Il giardino è percorso da una serie di vialetti tra i quali si può passeggiare per ammirare le varie specie arboree, tutte classificate e illustrate grazie a un’apposita segnaletica. È anche possibile sostare sulle varie terrazze che sorgono su banchi di tufo, dalle quali si gode una bella vista sulla Valle dei Templi, oppure visitare il ricco erbario che custodisce numerosissimi esemplari di piante essiccate. A cavallo tra 2015 e 2016 il Giardino è stato soggetto a una ristrutturazione che, oltre ad altri interventi, ha visto la rimozione di un costone di roccia arenaria pericolante, da marzo 2016 è di nuovo aperto al pubblico. L’origine del Giardino è curiosa: era in passato la colonia agricola degli ospiti dell’ospedale psichiatrico e lo fu fino a quando la Provincia regionale, proprietaria del terreno, decise di bonificarla per trasformarla in orto botanico. Oggi il giardino è fruibile grazie all’opportunità delle visite guidate e all’organizzazione di alcuni eventi che periodicamente hanno luogo all’interno del sito: ogni anno viene effettuata la raccolta delle olive e l’olio prodotto viene donato alla mensa della solidarietà di Agrigento, inoltre gli stessi visitatori del giardino hanno la possibilità di gustare i prodotti del giardino. Nonostante tutta la sua ricchezza e la sua importanza, il Giardino è ancora poco noto persino agli stessi agrigentini, motivo per cui è stato oggi votato al censimento.

 

Tra i luoghi più votati a Palermo e provincia

 

Al 91° posto della classifica nazionale con 3.424 voti, la Chiesa di Santa Maria Maddalena a Ciminna (PA) si trova nella parte superiore del paese, in prossimità dell’antico castello. L’edificio ha fondamenta duecentesche, mentre l’aspetto odierno data al Cinquecento, come si evince già dalla rossa facciata che presenta delle volute e un timpano marcatamente barocchi. Anche l’interno, a navata unica e con pavimento in maiolica, si mostra nel suo stile barocco, soprattutto nell’ampia parte absidale, occupata da un coro ligneo cinquecentesco riccamente intagliato e da una tribuna a stucco datata al Seicento. In essa le figure parzialmente dorate di Dio Padre, degli angeli e dei santi aggettano fortemente verso l’esterno tanto che sembrano quasi muoversi nello spazio.  Il coro ligneo, invece, fu utilizzato da Luchino Visconti come set per la scena del Te Deum ne Il Gattopardo. La chiesa conserva anche altre opere d’arte importanti, tra cui un grande polittico rinascimentale, lo Spasimo di Simone Wobreck, copia di quello di Raffaello, e il “trono papale”, uno scranno utilizzato durante le visite del pontefice in Sicilia. A tutt’oggi la chiesa, proprietà del Curia di Palermo, è in piena attività e vi vengono regolarmente officiate le funzioni. La comunità locale è molto legata a questo importante pezzo di storia locale, che ha portato Ciminna alla ribalta internazionale grazie a Il Gattopardo; per questo si è impegnata a far votare la chiesa, nella speranza di valorizzarla maggiormente e far restaurare gli stucchi della grande tribuna secentesca, che i votanti dicono essere in pericolo a causa dell’umidità e di alcune infiltrazioni d’acqua.

Al 149° posto della classifica nazionale con 1.987 voti, Torre Bagari a Lascari (PA), ai piedi dell’anfiteatro naturale della Covaria, è una delle dodici torri d’avvistamento della zona, risalente presumibilmente ai secoli XV e XVI e utilizzata con funzioni di controllo e difesa del territorio in caso di incursioni. Nonostante i crolli, la torre conserva la sua struttura originaria composta da ciottoli alluvionali e fluviali; ha una base quadrata di 5,40 x 5,80 metri e su tutti e quattro i prospetti sono presenti piccole feritoie. Rispetta la tipica struttura delle torri, caratterizzata da tre elevazioni: il piano terra costituito dal magazzino e la zona giorno, il primo piano caratterizzato da una zona notte e infine il secondo piano che presenta una terrazza, in cui venivano effettuate le osservazioni. Il portale d’accesso, ormai diroccato, è costituito da un unico ambiente coperto da una volta a crociera e la botola che porta ai successivi piani. Non ci sono più tracce del solaio di copertura, rimangono solo le pareti perimetrali che una violenta tromba d’aria nel 2010 ha compromesso, causando un parziale crollo. Di questa torre, appartenuta alla famiglia Ventimiglia, non si hanno notizie storiche certe ma un atto notarile di Cefalù del 27 giugno 1927 ci informa che a partire dalla seconda metà dell’800 Torre Bagari fu di proprietà della famiglia D’Alcrones. Abbandonata all’incuria e all’indifferenza, nonostante dal 2011 l’Amministrazione Comunale ne abbia acquisito la proprietà, torre Bagari versa in uno stato di grave degrado. I cittadini di Lascari hanno scelto di segnalare la torre all’ultima edizione del censimento per accendere l’attenzione su questo bene e innescarne il recupero.

 

Tra i luoghi più votati a Ragusa e provincia

 

Al 108° posto della classifica nazionale con 2.976 voti, il Santuario Maria Santissima di Gulfi a Chiaramonte Gulfi (RG) è un luogo di devozione mariana molto amato, costruito tra i secoli IV e VI d. C. Nella chiesa è custodita e si venera la grande immagine della Madonna col Bambino, secondo la leggenda approdata in una cassa sulla spiaggia fra Scoglitti e Santa Croce Camerina dopo essere sfuggita alle persecuzioni iconoclaste a Costantinopoli. Oggi la chiesa presenta campanile e facciata del Settecento, secolo in cui vennero eseguiti numerosi lavori di ristrutturazione della chiesa. A questo periodo risalgono l’ampliamento della navata unica e la realizzazione della maestosa tribuna in legno e pietra, opera di Benedetto Cultraro, che custodisce la sacra effige della Madonna con Bambino, mentre le tele lungo la navata risalgono al XIX secolo. La parte più antica sopravvissuta dell’edificio è la piccola Grotta della Natività, una nicchia di pietra a sinistra dell’altare nella quale è stato posto un presepe in legno e cartapesta realizzato nel XIX secolo. Ogni anno, durante la domenica in Albis (prima domenica dopo Pasqua) i cittadini portano in spalla la statua della Vergine dal Santuario alla Chiesa Madre del paese durante una processione effettuata in velocità, quasi di corsa. I sostenitori del santuario nel censimento del FAI vorrebbero che fosse valorizzato e più conosciuto.

 

Per la classifica completa consultare il sito: www.iluoghidelcuore.it

Autore: Economia Sicilia

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