Giorgio Pace il “risanator”: “Orchestra Sinfonica siciliana in 3 anni fuori dalla crisi. Ristrutturazione debito, investimento su artisti e pianeta giovani le ricette

A conquistarsi la fama di “risanator” ci ha messo qualche anno ma ora Giorgio Pace, 67 anni di Modica, viene tirato per la giacca un po’ da tutti con quel bel po’ di bilanci da mettere a posto in enti e fondazioni teatrali e musicali dell’isola. Dopo aver passato una ventina d’anni al Teatro Massimo di Palermo e avere dato la sua impronta al piano di risanamento del teatro palermitano il manager siciliano è stato protagonista, dal 2009 al 2012, della creazione di un modello di struttura organizzativa privatistica del Teatro Garibaldi di Modica, sua città natale e si è tuffato nella “mission impossible” nel risanamento dei conti del Teatro Stabile di Catania, in qualità di commissario straordinario nominato dalla Regione, e della Foss, la Fondazione Orchestra Sinfonica siciliana, in qualità di sovrintendente. “Se i bilanci non hanno buchi da 12 milioni di euro”, ama dire scherzando, “non mi chiamano nemmeno”. Ed infatti le due ultime “rogne” che gli sono state affidate, Stabile di Catania e Foss hanno entrambe 12 milioni di debiti sul groppone. Ma è sulla situazione dell’Orchestra sinfonica siciliana che Pace, a distanza di quasi 9 mesi dal suo incarico avvenuto il primo aprile scorso, ha accettato di fare il punto della situazione economica con www.economiasicilia.com.

Dott. Pace, a che punto è il risanamento della Foss?

“Premetto che il rischio di ogni teatro indebitato, e in Italia sono diversi, è quello della chiusura se non si agisce con forza ed efficienza. Questo rischio, ovviamente, è presente anche per l’orchestra sinfonica Siciliana. Sull’attività di questa istituzione musicale vi sono enormi responsabilità da parte di tutti gli attori che si sono mossi attorno all’orchestra in questi ultimi anni: la politica, i sindacati e quant’altro. Quando sono arrivato io, ad esempio, ho trovato ben 10 mila euro al mese di straordinari. Oggi gli straordinari sono pari a zero ma non a scapito della produzione musicale”.

Come ha affrontato la gravissima situazione finanziaria della Fondazione visto che dentro c’era un po’ di tutto compreso contributi Inps non versati e cartelle esattoriali a go-go?

“La prima cosa che ho fatto è stata la ristrutturazione del debito con Inps e Agenzia delle Entrate. Al primo paghiamo ora una rata mensile di 35 mila euro e all’Agenzia una rata 85 mila. Questo accordo ci ha portato un sospiro di sollievo poiché solo dopo è stato possibile ottenere il Durc, documento indispensabile per accedere ai finanziamenti regionali e nazionali”.

A quanto ammontano?

“Su 11 milioni di bilancio noi possiamo contare su un finanziamento regionale pari a 9 milioni, più altri 1,3 milioni circa dallo Stato ed il resto dalle attività, proprie, dell’ente”.

Insomma, dalla biglietteria viene fuori non più del 5%. Non è poco?

“Indubbiamente, ma contiamo con una accorta politica di marketing di arrivare al 10% entro poco tempo”.

Ritorniamo al debito che nonostante la rateizzazione a Inps e Agenzia Entrate è ancora molto corposo. Come pensa di aggredirlo?

“Noi, con un piano di risanamento di 120 pagine presentato alla Regione, siamo in pole position per l’accesso al RIS, il fondo di rotazione regionale istituito per i teatri siciliani. Il mio progetto prevede di racchiudere in una ristrutturazione buona parte del debito, con l’accesso ad un finanziamento a lungo termine di 7-8 milioni, per il quale dovrà essere pagato un importo annuale di circa 400 mila euro a una banca, ottenendo così annualmente un minor carico finanziario rispetto ad oggi di circa 1 milione e ducentomila euro. Inoltre, otterremo un consistente vantaggio con il provvedimento di rottamazione cartelle esattoriali che ci farà risparmiare circa 2 milioni di euro di interessi e sanzioni varie”.

Un progetto interessante. Ma come la mettiamo con i fornitori e gfli artisti che ancora devono essere pagati?

“Con i fornitori a poco a poco troveremo un accordo. Ma il problema numero uno che dobbiamo affrontare è quello del recupero della credibilità economica nel panorama musicale italiano. Quando si hanno ben 2 milioni di arretrati di cachet da pagare ad artisti alcuni dei quali aspettano da anni, ben difficilmente si può fare una stagione allettante. Eppure, noi ci siamo riusciti. Da quando ci sono io tutti gli artisti vengono pagati regolarmente e siamo riusciti ad avere un direttore stabile dell’orchestra del calibro di  Simone Bernardini”.

Dice un proverbio siciliano: “Senza sordi un si nni  canta missa” e quindi per avere artisti importanti in grado di richiamare pubblico occorre investire. Quanto investe la Foss negli artisti?

“All’inizio del mio incarico ho trovato un risicato investimento di appena 300 mila euro. Io l’ho portato a 700 mila, contiamo di aumentarlo a breve ad almeno 1 milione di euro. Ma è chiaro che una orchestra che funzioni deve investire negli artisti extra non meno del 20% del proprio budget. Attualmente noi spendiamo circa il 68% in personale e questa percentuale deve scendere al 60%. Devono calare anche le spese di gestione e i costi finanziari al 20% dall’attuale 22-24%. Il tutto, ovviamente, a vantaggio della produzione musicale di grande qualità”.

Questa orchestra ha fama di essere molto sindacalizzata e nel passato le manifestazioni in piazza sono state tante. Come pensa di governarla?

“Con la sicurezza dello stipendio. Da quando ci sono io lo stipendio è stato regolare e non si sono creati pericolosi arretrati. Quando sono arrivato ho trovato un contratto integrativo risalente all’89 con numerosi clausole che comportavano una rigidità di gestione. Basti pensare che l’orario di lavoro era previsto di mattina e quindi la sera, in occasione dei concerti, si pagavano gli straordinari. Oggi con il nuovo contratto integrativo firmato il 2 agosto scorso l’orchestra, attraverso una funzionale organizzazione, viene utilizzata a tempo pieno e si realizzano anche dei risparmi. Oggi i costi del personale sono sotto controllo”.

Che tempi si è dato per potere dire che l’Orchestra sinfonica siciliana è salva?

“Il mio arco temporale è di 3 anni. In questo tempo la vera rivoluzione sarà riportare l’attività alla normalità facendo comprendere che il rispetto delle regole è un bene per tutti. Occorre ristrutturare il debito, contenere i costi e aumentare i ricavi propri”.

Come?

Mettendo a reddito il Politeama con affitto di sale, con affitto del teatro per convegni, la realizzazione di una caffetteria , visite guidate che già in pochi giorni hanno raggiunto i 1000 ingressi e altre iniziative di marketing ma anche azioni per avvicinare i giovani alla musica e non solo classica”.

A cosa si riferisce?

“Indubbiamente alla creazione dell’Orchestra giovanile che dopo una ampia selezione che ha coinvolto licei musicali e conservatori di tutta la Sicilia, che in qualche modo abbiamo messo a rete, ha messo assieme 110 ragazzi che debutteranno il 18 dicembre prossimo al Politeama. E non vi può essere concerto più beneaugurante per la Sicilia e per l’Orchestra sinfonica siciliana”.

Andrea Naselli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore: Andrea Naselli

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