Auchan: sciopero generale, in Sicilia 267 posti rischio

Tre ipermercati Auchan a distanza di pochi chilometri a Catania, quattro a Bari, sei a Napoli. E poi “politiche commerciali quanto meno discutibili e uno sviluppo della propria rete di vendita cervellotico”. Insomma, secondo la Uiltucs non mancano responsabilita’ dirette dell’azienda francese nella crisi che l’ha colpita costringendola ad avviare la mobilita’ per 1.500 dipendenti. L’azienda occupa 11.422 dipendenti e ha 51 sedi in Italia. I sindacati hanno proclamato per il 9 maggio una giornata di sciopero in tutta Italia. Intanto proseguono le manovra e livello nazionale per garantire i livelli occupazionali. Solo in Sicilia Auchan conta 1.137 dipendenti in sei punti vendita a Palermo, Carini, Melilli in provincia di Siracusa e tre in provincia di Catania. Nell’Isola i posti di lavoro a rischio sono 267. Nei giorni scorsi si e’ svolta un’audizione presso la commissione Lavoro del Senato in ordine alla procedura di mobilita’ aperta da Auchan il 24 aprile passato. La segreteria nazionale della UILTuCS, rappresentata da Marco Marroni, ha consegnato una nota informativa alla commissione e pubblicata sul sito della UILTuCS nazionale. Su richiesta di alcuni senatori presenti, il presidente della commissione, Maurizio Sacconi, ha assicurato che procedera’ alla segnalazione della vicenda al ministero per lo Sviluppo economico, auspicando che il confronto che si avviera’ tra le parti nei prossimi giorni possa portare ad una soluzione positiva della vertenza di cui ha sottolineato la delicatezza e gravita’.

La Sicilia e’ tra le regioni piu’ colpite dalla crisi di Auchan. Marianna Flauto, segretario generale della Uiltucs nell’Isola, ha spiegato pero’ che “le perdite registrate da Auchan non possono essere scaricate tutte sui lavoratori anche perche’ il calo di fatturato e’ anche colpa di politiche aziendali sbagliate. L’azienda ha denunciato pratiche di concorrenza sleale, soprattutto al Sud, dove molti non applicano i contratti collettivi di categoria nazionale, ma in questo caso devono essere potenziati i controlli, non possono essere i lavoratori pagare il conto”. (ITALPRESS)

Autore: Economia Sicilia

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