Primo piano. Presentata Carta di Milano: diritto a cibo e no a disuguaglianze

Un impegno per combattere ogni forma di violazione di diritto al cibo e abolire le disuguaglianze nell’accesso alle risorse del pianeta: tutto questo è la Carta di Milano, eredità dell’Esposizione universale del 2015. Il documento, che sviluppa il tema di Expo “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, è stato letto per la prima volta a 3 giorni dal via di Expo nell’aula magna dell’Università Statale di Milano: c’erano il sindaco Giuliano Pisapia, il commissario unico per Expo, Giuseppe Sala, il ministro per le Politiche Agricole, Maurizio Martina e il coordinatore scientifico di Laboratorio Expo della Fondazione Feltrinelli, Salvatore Veca.

“Sottoscrivendo la Carta si prendono impegni che riguardano ciascuno di noi come cittadini, come membro di una associazione della società civile e come impresa. Questi tre gruppi chiedono con forza ai governi e alle istituzioni di rendere vincolanti gli obiettivi della Carta per una riduzione se non estinzione dei paradossi che toccano cibo, qualità di vita e dignità delle persone nel mondo”.

Nel mondo 800 milioni di persone soffrono di fame cronica, più di due miliardi sono malnutrite, un miliardo e 300 milioni di tonnellate è il cibo sprecato. L’obiettivo di nutrire una popolazione in costante crescita e urbanizzata, senza danneggiare in modo permanente le risorse del pianeta, è una delle sfide maggiori per il futuro. “C’è un punto fondamentale: la difesa del reddito degli agricoltori, degli allevatori e dei pescatori” ha detto il ministro Martina.

Per rendere queste pratiche cogenti, sostiene il professor Veca, servono accordi e legislazioni nazionali ed europee e l’impegno dell’Onu: la Fao è stata interlocutrice costante dei lavori. “Ban Ki-Moon sarà a Expo il 16 ottobre e gli sarà consegnata la Carta con tutti gli allegati che abbiamo sino ad oggi, contributi di tutti coloro che hanno partecipato al processo di redazione, e con tutti quelli che si aggiungeranno dal Primo maggio al 16 ottobre”.

Autore: Economia Sicilia

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