Agroalimentare, raccolto castagne crolla al minimo storico

Il raccolto di castagne Made in Italy scende quest’anno al minimo storico con una produzione nazionale ben al di sotto dei 18 milioni di chili registrati lo scorso anno e pari ad appena 1/3 di quella di 10 anni fa. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti sul crollo produttivo dell’alimento che Giovanni Pascoli chiamava “l’italico albero del pane” che rischia di sparire dalla realta’ nazionale dopo essere stato il simbolo dell’autunno per molteplici generazioni di giovani scolari. Per le castagne la riduzione e’ dovuta all’andamento climatico sfavorevole con l’eccesso di precipitazioni, ma anche alla strage provocata dagli attacchi dell’insetto killer “Cinipide galligeno del castagno” arrivato in Italia dalla Cina e che da alcuni anni sta decimando i raccolti. Un duro colpo per un alimento che nel 1911 aveva raggiunto addirittura una produzione record di 829 milioni di chili. Il castagno, inoltre, e’ importante in molte aree collinari e montane del nostro Paese, non solo per la produzione di frutti e legno, ma anche per il presidio del territorio e per la salvaguardia dell’assetto ambientale e idrogeologico. La bellezza dei boschi, con castagni spesso centenari, rende fruibili tali luoghi anche per scopi turistici e di svago con l’habitat che risulta fondamentale per la selvaggina, per la produzione del caratteristico miele e per la raccolta dei funghi e dei piccoli frutti.

Il taglio dei raccolti italiani ha favorito – continua la Coldiretti – le importazioni che sono quasi raddoppiate, passando dai 38,7 milioni di euro del 2012 ai 67,8 milioni di euro del 2013. Nonostante la grande mobilitazione per la lotta biologica al cinipide attraverso i lanci del suo nemico naturale, il parassitoide Torymus sinesi, e i segnali positivi in alcune regioni, serviranno anni per ritornare ad un livello produttivo degno della tradizione nazionale. Per queste motivazioni, sostiene la Coldiretti, “e’ necessario che le istituzioni, oltre a continuare le attivita’ di lotta al cinipide, mettano in campo azioni determinanti per il rilancio del settore, tra cui sicuramente piu’ controlli sull’origine delle castagne messe in vendita in Italia. Se dal punto di vista quantitativo la situazione e’ preoccupante, il primato italiano sul piano qualitativo e’ confermato dalla presenza di ben dodici tipi di castagne che hanno ottenuto il riconoscimento europeo. Quattro – precisa la Coldiretti – si trovano in Toscana e sono il Marrone del Mugello Igp, il Marrone di Caprese Michelangelo Dop, la Castagna del Monte Amiata Igp e la Farina di Neccio della Garfagnana Dop, mentre in Campania sono riconosciute la Castagna di Montella Igp e il Marrone di Roccadaspide Igp; in Emilia Romagna il Marrone di Castel del Rio Igp, in Veneto il Marrone di San Zeno Dop e i Marroni del Monfenera Igp. In Piemonte la Castagna Cuneo Igp e il Marrone della Valle di Susa Igp, e, infine, nel Lazio la Castagna di Vallerano Dop”.

Le castagne, delle quali si conoscono oltre cento varieta’, sono rimaste nelle tradizioni alimentari autunnali degli italiani da consumare – ricorda la Coldiretti – in diversi modi: arrosto (dopo averle incise sul lato bombato metterle in una padella di ferro con il fondo forato e cuocerle o sul fuoco vivo o in forno per circa 30 minuti, dopo la cottura si consiglia di avvolgerle in un canovaccio umido); lesse (dopo averle lavate accuratamente, cuocerle in abbondante acqua salata per circa 40 minuti); cotte in latte e zucchero; usate per particolari ripieni, nella preparazione di primi piatti o elaborati secondi a base di carne. (ITALPRESS)

Autore: Economia Sicilia

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