Sindacati e imprese mettono in mora Regione e Ars

Sindacati e imprese mettono in mora governo della Regione e Ars, affinché “con un cronoprogramma sulle cose da fare” si diano risposte concrete e in tempi certi alla sofferenza sociale e alla crisi che strozza l’economia della regione. Perché “siamo in un’economia di guerra” tra recessione, indebitamento, caduta dei consumi e degli investimenti, e “non è più tempo di slogan e riforme annunciate”, hanno concordato le forze economiche e sociali regionali riunite stamani attorno a un tavolo per un forum sulla situazione dell’economia e della politica nell’Isola, dal centro Pio la Torre, di Palermo. Il prossimo 19 Cgil Cisl Uil siciliane organizzeranno un faccia a faccia tra assessori regionali con deleghe economiche, capigruppo dell’Ars e vertici confederali e di categoria delle tre organizzazioni. Sul tappeto, i temi economici e sociali già al centro della mobilitazione generale minacciata un paio di settimane fa quando i confederali sollecitarono governo regionale e Ars a un piano anti-crisi condiviso con forze sociali e Anci. Sulle tante emergenze, affermarono. E per sciogliere i nodi strutturali che ipotecano lo sviluppo produttivo dell’Isola.

Intanto, sindacati, Confindustria e associazioni artigiane metteranno a punto, nei prossimi giorni, un documento sulla crisi nell’Isola e sulle mancate risposte di governo e politica regionali. Una sintesi propositiva che intendono portare a Roma, all’attenzione del governo nazionale. Perché “la Sicilia ha bisogno di soluzioni drastiche”, hanno ripetuto all’unisono Maurizio Bernava (Cisl), Michele Pagliaro (Cgil), Claudio Barone (Uil), Maurizio Merlino (Cna) e Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia che ha parlato anche a nome del Tavolo regionale delle imprese. A coordinare i lavori, Vito Lo Monaco, presidente del centro La Torre.

A sottolineare le priorità che l’agenda di governo regionale e Ars dovrebbe avere, Bernava per il quale servono interventi per il rilancio dell’economia produttiva: “da anni chiediamo uno Sblocca-Sicilia”, un provvedimento sul sistema Regione, dagli enti locali a quelli collegati alle società partecipate, capace di “movimentare risorse per promuovere investimenti e occupazione e assicurare alla Regione più entrate fiscali”. Ma per il segretario Cisl, servono anche il taglio strutturale delle spese improduttive e una politica di riqualificazione della spesa. Un’azione seria sull’evasione fiscale e contributiva. Una “programmazione unica, non frammentata ma con pochi obiettivi”, dei fondi Ue, “come stanno facendo efficacemente Vendola in Puglia e Caldoro in Campania”. E a monte, “la consapevolezza che la crisi richiede tempestività e competenze”.

Bernava ha anche ricordato la mobilitazione che l’1 marzo 2012 portò in piazza assieme, per la prima volta a Palermo, sindacati e imprese, contro l’immobilismo dell’allora governo Lombardo. Una mobilitazione congiunta che ha fatto capolino pure nell’intervento di Montante che ha rimarcato la “necessità di un piano industriale per l’Isola e di scelte immediate”. A partire dal taglio delle spese fisse improduttive che ingessano il bilancio della Regione. Ma se non se ne esce neppure in forze dell’intervento del governo nazionale, che non può defilarsi, allora “non resterà che andare a votare”, ha rilevato il presidente riecheggiano le parole di Lo Monaco che in apertura della discussione aveva invitato governo e Ars a mettersi d’accordo “o se ne vadano a casa”. E “se serve – ha aggiunto Montante – gli imprenditori torneranno in piazza con il mondo del lavoro”. “Il nostro – ha spiegato – è un richiamo alla responsabilità di tutta la classe politica”.

Pagliaro ha ricordato i 160 mila posti di lavoro persi in Sicilia dal 2009 e sostenuto che “il risanamento della Regione si fa con una visione strategica, che manca”. Barone ha segnalato che “ieri al ministero dell’Economia si è tenuta una riunione su un piano di investimento dell’Eni, da 700 milioni. Ma la Regione non si è presentata”.

Autore: Economia Sicilia

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