Autonomia siciliana? No grazie

Sull’autonomia della Regione siciliana si addensano pesanti nubi. La riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione all’esame del Parlamento è stata l’occasione per scoperchiare un verminaio. Al suo interno vi sono norme che mettono in un angolo lo Statuto autonomistico della Regione Sicilia. Apriti cielo!! Subito si è levato alto il grido di dolore della casta di Palazzo dei Normanni che grida all’attentato, che minaccia tuoni e fulmini, che promette battaglia. Si fa per dire, visto che al massimo da Palermo può partire una scombinata pattuglia di armigeri con le lance spuntate. Nessuna protesta si è invece levata dalla cosiddetta società civile. Nessun grido di dolore. Nessun allarme. Anzi al contrario, cominciano a balenare iniziative, come quella della Cisl, di cui riportiamo in cronaca, per la creazione di un movimento che punti all’abolizione dello Statuto autonomistico. Verrebbe da dire: chi semina vento raccoglie tempesta. E vento hanno seminato in questi lunghi decenni generazioni di politici arroganti, incompetenti e spesso corrotti che hanno fatto dell’autonomia uno strofinaccio per pulire la loro cristalleria di famiglia, uno strumento di arricchimento personale, una carta piegata al volere delle clientele e in qualche occasione anche degli interessi mafiosi. Tutto si è fatto, tranne sfruttare le enormi prerogative che avrebbero potuto dare alla Sicilia slancio e sviluppo economico.

Le varie consorterie hanno usato lo statuto, ad esempio, per legare gli stipendi dei deputati regionali (guai a chiamarli consiglieri come nelle altre regioni) e finanche dei commessi agli stipendi stratosferici del Senato della Repubblica. E’ stato usato lo Statuto per deturpare il territorio, sfregiarlo, riempirlo di cemento sino pochi centimetri dalla battigia. sono state sperperate risorse nell’avventura imprenditoriale della Regione, nella formazione, nella creazione di sacche di precariato improduttivo. Ormai da troppo tempo nei colloqui privati con imprenditori che si scontrano giorno per giorno con le pastoie burocratiche del moloch chiamato Regione, spesso viene detto a chiare lettere che lo Statuto autonomistico è stato un freno e non una molla per lo sviluppo di questa isola. E noi condividiamo questa posizione. Perfino nell’utilizzo dei fondi della Unione europea la Sicilia ha dato il peggio di sé. A tal punto da far assumere ad alcuni economisti l’invito a commissariare la Regione per le sue inadempienze. Forse ora è arrivato il momento della resa dei conti. Il premier Renzi tra le altre pentole sta scoperchiando anche questa. Non saranno certamente i cittadini comuni, che dallo statuto non hanno visto nessun beneficio, a difendere cose che ormai non sono più difendibili. In questa terra ormai da molti chiamata irredimibile si è arrivati alla cancrena. E in questi casi non bisogna avere paura di misure forti. Se è il caso anche tagliare.

Andrea Naselli

Autore: Andrea Naselli

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