Aziende confiscate alla mafia, necessario un monitoraggio e un celere intervento del legislatore

“Beni sottratti alle mafie e riforma dei mercati”, questo il tema di un convegno svoltosi venerdì scorso presso la sede di Confindustria Sicilia. Un convegno per addetti ai lavori? Per giudici, imprenditori , avvocati e commercialisti? Apparentemente si ma la realtà è di gran lunga diversa. Il tema, una piccola palla di neve degli anni scorsi, è ormai diventata una valanga. Il patrimonio sequestrato e confiscato alle mafie è rilevantissimo. Stupisce come sia ancora confinato nel dibattito per addetti ai lavori e non irrompa prepotentemente nel dibattito politico. Stupisce ancora di più come su questo settore non vi siano ancora dati certi su cui ragionare, non vi sia uniformità di comportamenti tra i diversi tribunali.

Qualche dato. In Italia ammonta a svariati miliardi il patrimonio immobiliare ormai rientrato nella disponibilità irrevocabile dello Stato e che lo Stato assegna ad enti e associazioni senza fini di lucro. Ma vi sono anche ben 1400 aziende confiscate che impiegano un numero elevatissimo di lavoratori. Si tratta di una delle prime realtà produttive del Bel Paese. Per esse si fa una stima molto approssimativa oscillante tra i 40 e gli 80 miliardi di fatturato. di queste 1400 aziende la maggior parte, ben 500, si trovano in Sicilia. Anche in questo caso solo stime approssimative sul fatturato complessivo e sul numero di dipendenti. Ogni tribunale con le sue sezioni di Misure di Prevenzione possiede i dati della propria giurisdizione ma non è dato conoscere i dati complessivi a livello regionale. Di queste 500 aziende la stima del numero dei dipendenti è di diverse migliaia di unità. Solo 500 addetti sono ascrivibili a un solo gruppo della grande distribuzione.

Ma non sarebbe il caso, sia a livello regionale che nazionale fare un monitoraggio preciso e puntuale di quello che  ormai è uno dei più importanti settori dell’economia italiana? Conoscere non è un punto di partenza per potere bene operare? Ed in questo settore di azioni da fare, viste anche le aspri critiche che ricadono spesso sulla gestione di queste aziende confiscate, ve ne sono molte. A partire dalla uniformità degli interventi dei vari tribunali a livello nazionale (di cui si è discusso nel corso del convegno di Confindustria) ma anche della managerialità da impegnare nella gestione delle aziende per farle continuare a vivere e mantenere saldi i tanti posti di lavoro. Tantissimi i nodi da sciogliere su cui il legislatore dovrebbe intervenire al più presto.

Andrea Naselli

Autore: Andrea Naselli

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