Lo Stato non abbandoni chi crea ricchezza e lavoro. Ai giovani occorre dare speranza

“Hanno vinto le cosche, lascio l’Italia”. E’ con questo grido lanciato dall’imprenditore antiracket agrigentino Ignazio Cutrò che arriva una pugnalata dritta al cuore di tutti i siciliani che vogliono sperare che è possibile continuare a vivere in questa terra e che è possibile continuare a fare impresa. Cutrò ha tentato di alzare la testa e difendere la sua dignità di imprenditore. Alla fine si è dovuto arrendere. Si è sentito lasciato solo; è stato lasciato solo. Alla fine non ce l’ha fatta. Un bruttissimo segnale che va in controtendenza con i grandi passi avanti fatti dal ceto imprenditoriale con le battaglie antimafia di Confindustria e altre associazioni imprenditoriali. Eppure noi sappiamo che il pessimismo di Cutrò non è senza fondamento. Il racket attanaglia ancora l’impresa e per molti giovani con voglia di intraprendere costituisce ancora un deterrente per la creazione di nuove attività imprenditoriale. Pochi giorni fa ho assistito a una conversazione tra un gruppo di giovani pronti ad aprire una piccola attività in franchising. Gente che pur di non stare con le mani in mano ha deciso di scommettere su una idea imprenditoriale raggranellando pochi soldi a livello familiare. Eppure la prima paura che ho percepito all’interno del gruppo è stata quella del pizzo: “E se poi vengono quelli la noi che facciamo?. Bell’interrogativo. Questi non sono più i ragazzi di 30-40 anni fa che considerano il pizzo un tassa ambientale da pagare assieme a tutte le altre. Questi sono i ragazzi cresciuti nella cultura dell’antimafia e per loro pagare il pizzo sarebbe, giustamente, un disonore. Ma per sfidare il racket spesso si entra in un tunnel che ti scompagina le fila della vita. E Cutrò ne è un esempio. Chi sceglie di fare l’imprenditore non necessariamente sceglie di fare l’eroe. Ma come si può parlare di sviluppo di questa Sicilia se ancora siamo di fronte a questo problema? Lo Stato, quello con la S maiuscola, non può lasciare soli quanti già creano ricchezza e quanti la vorrebbero creare. Ai giovani abbiamo il dovere di dare speranze e invece in questa Sicilia non c’è più spazio per il posto di lavoro ma neanche per l’impresa. Un bel vicolo cieco per un ragazzo di vent’anni che, invece, avrebbe voglia di spaccare il mondo. Ecco la valigia o la depressione. Allora il caso di un imprenditore che si è ribellato e che non si è sentito garantito dallo Stato fa solo venire un attacco di vomito.

Andrea Naselli

Autore: Andrea Naselli

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