Un Pil con l’industria nel motore

Invertire i rapporti di composizione del Pil siciliano in 10 anni. E’ questo l’obiettivo strategico che Confindustria Sicilia detta alla governo regionale e alla classe politica siciliana dal convegno sulla piccola impresa che si è svolto sabato scorso a Ragusa. E per farlo il presidente della pmi siciliane di Confindustria Sicilia cita alcuni dati macroscopici che schiacciano sempre di più la Sicilia verso il sottosviluppo: nell’isola l’agricoltura contribuisce al Pil per il 4%, l’industria per il 13%, i servizi per il 53% e la pubblica amministrazione per il 30%. Nella Lombardia la piramide è rovesciata: la pubblica amministrazione pesa il 12%, l’industria per il 30%. “E’ arrivato il momento di passare ai fatti. E’ mai possibile che la classe politica non riesca ad avere una visione strategica di questo tipo?”, tuona Cappello supportato dal presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante, dal presidente nazionale delle Pmi di Confindustria Alberto Baban, dai due vice presidenti nazionali Gabriele Lo Bello e Alessandro Laterza, oltre che dalle centinaia di imprenditori che hanno gremito i capannoni della LBG dove simbolicamente si è tenuto il convegno. Ed ecco i tre punti che costituiscono la ricetta di Confindustria per perseguire l’obiettivo di mettere il sistema produttivo siciliano al centro del sistema economico: rafforzare il manifatturiero; qualità della spesa dei fondi europei; snellimento burocratico. “Per rafforzare il manifatturiero”, sottolinea Cappello, “occorre puntare tutto sulle filiere produttive trasformando l’isola da terra di consumo a terra di produzione”. Sulla qualità della spesa Cappello va anche oltre: “E’ necessario realizzare una cabina di regia nazionale per il monitoraggio degli obiettivi di spesa, con potere di commissariamento di quelle amministrazioni incapaci di restare al passo”. Un passaggio impegnativo per mettere la Regione con le spalle al muro sul versante della tempistica e della qualità dell’utilizzo dei fondi europei ma anche un punto di dissenso dalla misura recentemente approvata dal governo nazionale e ribadita a Ragusa dal ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi che prevede la revoca del finanziamento in caso di inadempienza con relativo dirottamento ad altro territorio. Una misura, quella della revoca, che penalizzerebbe i cittadini per l’incapacità dei politici mentre con il commissariamento l’intervento lo realizzerebbe il commissario ad hoc ma sempre nello stesso territorio. E sul terzo punto, lo snellimento burocratico, Cappello si limita a citare alcuni dati: 233 giorni in media per un permesso di costruzione; 269 ore sprecate ogni 12 mesi per preparare documenti per pagamenti fiscali e contributivi; 93 procedure burocratiche. Ma anche alcuni casi eclatanti come quello della stessa azienda Cappello che ha impiegato ben 7 anni per ottenere una autorizzazione integrata ambientale.
Andrea Naselli

Autore: Andrea Naselli

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