Ficodindia, 10, 100, tanti prodotti

Si va dalla marmellata del Maghreb e del Sudamerica, alle foglie sottaceto del Nordafrica, dai biscotti alla polpa disidratata, perfino alle chips e al succo di foglia. Notevoli le applicazioni in erboristeria e farmacia. In simbiosi con la pianta vive la cocciniglia, dalla quale si ottiene un colorante naturale, il carminio, impiegato per tingere tessuti e i più comuni rossetti. Alla facoltà di Agraria di Palermo, per il congresso mondiale sulò ficodindia, una rassegna di cento prodotti da tutto il pianeta.

Paese che vai usanze che trovi. Con il ficodindia si può fare di tutto. E’ quanto emerge dall’ International Congress on Cactus Pear and Cochineal, il congress mondiale sul ficodindia e la cocciniglia che per la prima volta si tiene in Europa, alla facoltà di Agraria dell’Università di Palermo (edificio 4, viale delle Scienze), dove sino al 31 ottobre 150 studiosi di tutto il mondo si confrontano sui temi della ricerca, della genetica, dell’alimentazione legati alla preziosa pianta cactacea. Le foglie del ficodindia infatti possono essere utilizzate fresche per l’alimentazione umana. Spellate, passate nell’uovo e impanate e poi fritte nell’olio bollente sono delle perfette cotolette in Sudamerica che prendono il nome di nopale o nopalitos, alternative alla più blasonata cotoletta alla milanese.

Nel Maghreb le stesse foglie, lessate e tagliate, si vendono sottaceto. In Sicilia le foglie invece vengono impiegate per l’alimentazione del bestiame. Alla facoltà di Agraria sono esposti quasi cento prodotti realizzati con il ficodindia, provenienti dalle aree più disparate del pianeta. Si va dalla marmellata del Maghreb e del Sudamerica, alle foglie sottaceto del Nordafrica, dai biscotti alla polpa disidratata, perfino alle chips e al succo di foglia. Notevoli le applicazioni in erboristeria e farmacia. In simbiosi con la pianta vive la cocciniglia, dalla quale si ottiene un colorante naturale, il carminio, impiegato per tingere tessuti e i più comuni rossetti. Pur connotando in maniera evidente il paesaggio siciliano, il ficodindia è una specie esotica. E’ infatti originario del Messico, ma nell’Isola è ormai da 500 anni e si può inserire a pieno titolo nella flora stabile.

“La Sicilia  – spiega il professore Paolo Inglese, della facoltà di Agraria e organizzatore del congresso – si può senz’altro definire la seconda patria del ficodindia, siamo tra i maggiori produttori ed esportatori di ficodindia, ma per il momento ci siamo limitati alla produzione dei frutti o, al massimo, alla produzione di liquori e prodotti per l’erboristeria. Quest’incontro internazionale ci dimostra che esistono mille altre applicazioni, a partire dalla foglia, che ancora oggi viene impiegata come foraggio in certe aree rurali dell’Isola”. Eppure, proprio un’azienda catanese sta vagliando l’ipotesi di mettere sul mercato il succo di ficodindia verde. Ieri è stato distribuito in anteprima agli studiosi in una curiosa fico-mobile e ha riscosso grande apprezzamento.

Autore: Economia Sicilia

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