Cultura: in Sicilia spesa familiare del 5.8% su totale consumi

Nell’ultimo anno la crisi che colpisce ormai indiscriminatamente tutti i settori ha raggiunto anche la cultura, che aveva invece mostrato di resistere meglio di altri ambiti alla recessione in atto. Ora si registrano numerosi segnali negativi: le famiglie in difficolta’ contraggono i loro consumi, anche quelli culturali, e diminuisce la partecipazione alle attivita’ della cultura. Un fenomeno registrato sia a livello nazionale che locale: nel 2012 la fruizione culturale, ad esempio, crolla in tutti i settori e gli italiani rinunciano al teatro, -8,2%, al cinema, -7,3%, ai concerti, -8,7%. Allo stesso modo diminuiscono i siciliani che vanno ai concerti, -14%, che visitano i monumenti, -5%, o che seguono gli spettacoli sportivi, -16,5%. In controtendenza, pero’, nella regione i dati relativi ai residenti che vanno a teatro, +4,8%, alle mostre +1% e al cinema,+2%. E’ quanto emerge dal Rapporto Annuale Federculture 2013 “Una strategia per la Cultura. Una strategia per il Paese”, edito da 24oreCultura, presentato nel pomeriggio alla GAM, Galleria d’Arte Moderna. Secondo il rapporto il calo e’ ancora piu’ evidente se si analizzano i dati relativi alla spesa. Quella effettuata dal pubblico delle attivita’ di spettacolo in Sicilia nel 2012, pur a fronte di un incremento complessivo dell’8,7%, diminuisce del 10% per i concerti, del 20% per il cinema, del 34% per lo sport e addirittura del 44% per le mostre. Proprio sul fronte della spesa culturale nella regione i dati dimostrano un certo ritardo rispetto al resto del Paese. La Sicilia, in base agli ultimi dati regionali disponibili (2010), si colloca ben al di sotto della media nazionale (7,3%) con una spesa familiare per cultura e ricreazione del 5,8% su quella totale e molto distante dalla regione italiana i cui abitanti spendono di piu’, il Piemonte con l’8,8%. Un dato, quello siciliano, analogo ai valori di tutto il Mezzogiorno dove il valore medio di spesa delle famiglie per la cultura e’ del 5,7%, con punte negative del 5,3% della Calabria e del 5,5% della Campania.

L’Italia e in particolare il Mezzogiorno, sempre secondo il Rapporto, vive un assurdo paradosso: possiede una ricchezza culturale pressoche’ unica al mondo, fatta non solo di musei e monumenti ma anche di mille iniziative che animano i territori, ma non riesce a valorizzarla e svilupparla come meriterebbe. La Sicilia con 111 siti culturali, tra monumenti, musei e aree archeologiche, detiene il 26,4% del patrimonio culturale nazionale (con riferimento ai siti statali), ma attrae solo il 9,2% dei visitatori di questi beni, e incassa il 10,6% degli introiti totali. Inoltre il trend di visitatori e incassi e’ in diminuzione: nel 2012 i primi sono scesi del 3,2% mentre gli incassi hanno segnato un – 6,3% rispetto all’anno precedente, pure in presenza di una crescita del turismo internazionale del 7,4%. Inoltre, nella regione non mancano casi di musei e siti visitati da una manciata di persone in un anno e con incassi di poche centinaia di euro. E’ il caso, per citare un esempio, del Museo Civico di Polizzi Generosa, in provincia di Palermo, che con i suoi 1.023 visitatori annui di cui 159 paganti ha visto entrare nelle sue casse solo 280 euro. Eppure i casi di buona gestione non mancano. Dalla ricerca condotta anche quest’anno da Federculture sui bilanci delle principali aziende culturali italiane (Triennale di Milano, Fondazione Musei Civici di Venezia, Fondazione Barumini, Azienda Speciale Palaexpo tra le altre), contenuta nel Rapporto, emerge come, seppure realta’ grandi e piccole abbiano visto ridursi significativamente i contributi pubblici (-8,5%) e crollare quelli privati (-27,2%), sono state in grado di incrementare le entrate autogenerate (+49,5% in cinque anni), aumentando nel complesso del 15% la capacita di autofinanziarsi e facendo crescere i visitatori anche fino al 50%. Non solo, queste realta’ hanno creato negli anni della crisi addirittura nuova occupazione dipendente (+10% dal 2008).

Secondo il Rapporto con la crisi in atto la situazione si e’ ulteriormente aggravata: dal 2008 ad oggi il settore culturale ha perso circa 1,3 miliardi di euro di risorse per effetto della crollo della finanza pubblica, statale e locale, e della contrazione degli investimenti privati. Nella crisi generale sono naturalmente coinvolte anche le amministrazioni locali. In base ai dati raccolti da Federculture nel Rapporto nei grandi Comuni (Roma, Milano, Torino, Firenze, Genova, Bologna, Palermo) l’incidenza della spesa per la cultura nei bilanci dell’amministrazione e’ scesa nel 2012 al 2,6%, sfiorava il 3% nel 2008, mentre nelle piccole citta’ crolla dal 5% al 3,6%. In questo contesto il Comune di Palermo, con riferimento al 2011 (dati piu’ recenti disponibili), si colloca decisamente al di sotto della media nazionale con una spesa nel settore culturale pari all’1,65% del bilancio totale ed un stanziamento per abitante pari a 20,6 euro. “L’assenza, negli ultimi decenni, di politiche per il settore – sottolinea Roberto Grossi, Presidente di Federculture – ha relegato l’intervento pubblico a mera e sempre piu’ insufficiente gestione delle risorse, oppure a inseguire l’emergenza rinunciando a ogni programmazione. E’ un quadro sconfortante e impietoso. Ma occorre reagire. Sostenere la produzione culturale, favorire l’accesso alla cultura in tutte le sue espressioni, realizzare una vera democrazia delle opportunita’ e aiutare i giovani di talento deve essere il primo punto di una strategia di rilancio del Paese. La cultura puo’ essere, inoltre, un bacino di nuova e qualificata occupazione e per la nascita di nuove imprese culturali e creative, anche e soprattutto nel Mezzogiorno. L’alternativa e’ la fuga dei giovani e delle imprese all’estero e l’impoverimento delle comunita’, dei luoghi, delle famiglie. Immaginiamo invece un futuro diverso, nel quale due forze – il lavoro e la cultura – possano aprire una prospettiva nuova. Ma per tutto questo serve una strategia per la cultura, una strategia per il Paese”. (ITALPRESS)

Autore: Economia Sicilia

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