Regioni: Corte Conti “hanno contribuito a 34% manovre su spesa pubblica

A fronte di una spesa regionale corrispondente a circa il 22% della spesa delle Amministrazioni pubbliche, le Regioni sono state chiamate a concorrere al contenimento della spesa pubblica, nel quinquennio 2010-2014, per il 34% del complesso delle manovre correttive adottate per l’intero settore pubblico. E’ quanto emerge dalla Relazione della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria delle Regioni negli esercizi 2011-2012. “I saldi del conto consolidato di cassa presentano un netto peggioramento. Tale risultato, conseguente agli effetti della riduzione dei trasferimenti statali di 21,89 miliardi di euro nel quadriennio 2009-2012 (-20,2%), risulta parzialmente bilanciato dall’incremento degli incassi tributari, che registrano ritmi superiori al 10% annuo – spiegano i magistrati contabili -. A copertura delle ulteriori esigenze di cassa le Regioni hanno fatto largo ricorso alle anticipazioni di tesoreria, mentre rimane sostanzialmente stabile la consistenza complessiva del debito. Sul piano finanziario, emerge come il contestuale ricorso ad aggravi di imposte a livello sia centrale che locale contrasti con il principio ispiratore del federalismo fiscale, che richiede l’invarianza della pressione fiscale complessiva sul cittadino. Anche per l’esercizio 2012, tutte le Regioni hanno adempiuto agli obiettivi del patto di stabilita’ interno, alleggerito dall’esclusione di spese per oltre 2 miliardi di euro. In compenso, con il ricorso al patto regionale verticale, le Regioni hanno diffusamente ceduto, ai fini di un aumento dei pagamenti in conto capitale, parte dei propri spazi finanziari a beneficio della maggior flessibilita’ degli obiettivi degli enti locali. Il contenimento della spesa finale netta, oltre ad essere l’effetto del maggior peso delle componenti escluse, e’ anche il prodotto della marcata riduzione della spesa per investimenti (-12,4%), la cui tendenza declinante non accenna ad arrestarsi in tutte le aree geografiche del Paese, ponendo limiti ad una seria programmazione delle opere infrastrutturali”.

“La propensione all’evasione fiscale e’ particolarmente diffusa nel Mezzogiorno (con livelli di incidenza superiori al 40% per l’ IVA ed al 30% per l’ IRAP), a fronte di livelli pressoche’ dimezzati nel Nord del Paese. Gli scostamenti si invertono, tuttavia, se si osserva il fenomeno in valori assoluti, in quanto, per effetto del maggior volume d’affari realizzato al Nord, la quota di reddito imponibile ‘evasa’ al Sud e nelle Isole risulta relativamente piu’ modesta. Considerando il carico fiscale e contributivo sostenuto dalle imprese nelle diverse Regioni italiane, la sottrazione di base imponibile IVA, relativamente all’anno 2011, ammonterebbe a circa 250 miliardi di euro, con una conseguente perdita annua di gettito dell’ordine di circa 46 miliardi (pari al 28% del gettito potenziale d’imposta). Analogamente, la sottrazione di base imponibile IRAP ammonterebbe, nella media del triennio 2008-2010, a circa 227 miliardi l’anno, con conseguente perdita annua di gettito regionale (prendendo a riferimento l’aliquota di base del 3,9%) dell’ordine di circa 9 miliardi (pari al 20% circa del gettito potenziale d’imposta). “I dati pervenuti relativi agli strumenti di finanza derivata registrano il medesimo trend riduttivo, evidenziando come l’uso di tali strumenti finanziari da parte degli Enti pubblici si stia man mano ridimensionando”, sottolinea la Corte dei Conti. L’analisi della spesa delle Regioni risente della disomogeneita’ dei sistemi contabili regionali. La consistenza degli stanziamenti conferma la tendenza delle Regioni a sottostimare le proprie esigenze di spesa, con particolare riferimento alla spesa in conto capitale, sicche’ soltanto alcuni Enti dimostrano un’efficace capacita’ di programmazione. La capacita’ di impegno (cioe’ il rapporto tra impegni e stanziamenti definitivi) risulta complessivamente superiore al 70%, con valori percentuali particolarmente alti nell’Area Nord e nelle Regioni a Statuto speciale del settentrione; inoltre, tale rapporto e’ piu’ elevato con riferimento alla spesa corrente, mentre tende a ridursi per la spesa per rimborso prestiti e, soprattutto, per quella in conto capitale.

Nell’esercizio 2012, i pagamenti in conto competenza raggiungono, a livello nazionale, il 77% circa della quota impegnata, e costituiscono l’83% di quelli complessivi. Con riferimento alla problematica dei debiti pregressi, la somma dei residui in conto competenza e di quelli relativi agli esercizi precedenti raggiunge, nel 2012, i 79,245 miliardi di euro, di cui 40,299 miliardi sono residui in conto competenza, mentre 38,946 miliardi sono i residui relativi agli anni precedenti, al netto dei debiti cancellati dal bilancio, con un aumento dell’11% rispetto all’esercizio precedente. Dall’esame dell’andamento dei primi tre titoli di spesa (corrente, in conto capitale e per rimborso di prestiti) nel triennio 2010-2012, si registra una sostanziale stabilita’ (-0,28%), dal lato degli impegni, a livello nazionale. Con riferimento alla parte corrente, si osserva che la variazione di -0,27% nelle Regioni a Statuto ordinario, per il 2012 rispetto al 2010, e’ trascinata dalla contrazione del 5,63% della spesa corrente non sanitaria (che rappresenta il 17,27% del totale corrente). Ma e’ la spesa in conto capitale, sempre nelle Regioni a Statuto ordinario, a mostrare una diffusa e significativa riduzione (-13,87% nel triennio), secondo una tendenza confermata anche nelle RSS. L’entita’ dei residui passivi complessivi, nel triennio, con riferimento alle Regioni a Statuto ordinario, segna un incremento (+9,75%), che risulta ancora maggiore nelle Regioni a Statuto speciale (+14,53%).

Le riscossioni totali, al netto delle anticipazioni di tesoreria, nel 2012 sono state pari 122,9 miliardi (+3,62% rispetto al 2011) . Le entrate correnti nette (entrate correnti al netto dei movimenti imputabili esclusivamente all’interno del sistema Regioni) assommano a 118,2 miliardi di euro nel 2012, con un peso sul totale delle entrate nette pari al 96,2%. Le entrate in conto capitale nel 2012 ammontano a 2,4 miliardi di euro. Sul versante dei pagamenti, al netto dei rimborsi per anticipazioni di cassa, nel 2012 si registrano uscite complessive per 122,9 miliardi. I pagamenti di parte corrente al netto dei movimenti imputabili esclusivamente all’interno del sistema Regioni, rappresentano circa il 96% del totale dei pagamenti netti. La maggior voce di spesa corrente e’ costituita dagli acquisti di servizi, seguita dalla spesa per il personale e dalla spesa per acquisto di beni. I pagamenti in conto capitale ammontano nel 2012 a 2,5 miliardi di euro, pari al 2,01% del totale dei pagamenti. (ITALPRESS)

Autore: Economia Sicilia

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