Pil Sicilia a Picco nel 2013. Per CongiunturaRes -3,8%

La recessione in atto nell’economia siciliana presenta sintomi più marcati di quanto espresso dai precedenti scenari di previsione. La flessione del PIL nel 2013 potrebbe essere nell’ordine del 3,8% e quella della domanda delle famiglie del 3,2%, mentre gli investimenti in macchinari e attrezzature potrebbero diminuire del 4,5%. Il tasso di disoccupazione potrebbe raggiungere un nuovo massimo storico al 20,4%.

È quanto emerge dalla presentazione dell’ottavo numero di CongiunturaRes | Analisi e Previsioni, pubblicazione dell’Osservatorio Congiunturale della Fondazione Res.

Lo scenario di previsione presenta anche un Focus dedicato al bilancio della Regione Siciliana, con un’analisi delle criticità e della dinamica della spesa in conto capitale.

Il Rapporto è stato presentato ieri presso la sede della Fondazione Sicilia alla presenza di Giovanni Puglisi, presidente della Fondazione Sicilia; Adam Asmundo, responsabile delle Analisi Economiche della Fondazione Res e di CongiunturaRes; Giuseppe Arrica, direttore della Banca d’Italia, Palermo; Roberto Helg, presidente della Camera di Commercio, Palermo; Fabio Mazzola, preside della Facoltà di Economia dell’Università di Palermo. Ha coordinato Nino Amadore, de Il Sole 24 Ore. I lavori sono stati conclusi dal Ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia.

“Le nostre stime configurano una recessione senza precedenti, più grave di quanto atteso. Abbiamo probabilmente raggiunto il punto di minimo della crisi che investe l’economia siciliana dal 2007 – ha spiegato Adam Asmundo, responsabile del modello di previsione dell’economia siciliana –. Tutto appare drammaticamente sotto pressione: il reddito disponibile, le

condizioni economiche delle famiglie e delle imprese, il mercato del credito, la capacità stessa del sistema economico regionale e della componente pubblica dell’economia di reagire alla crisi”.

“Sono fortemente colpiti i settori e le imprese tradizionali, dall’edilizia al commercio e all’artigianato, che rappresentano l’ossatura storica e identitaria dell’economia siciliana. Tuttavia – prosegue Asmundo – è in corso una lenta e importante trasformazione: tra le forze di lavoro cresce la pressione di nuove leve disposte a mettersi in gioco in un mercato che tende a privilegiare le scelte più innovative e coraggiose. Nuove conferme in questo senso sono date dai risultati di successo di imprese innovative che operano in comparti tradizionali e dalla capacità competitiva e di mercato delle imprese che scelgono di esportare. I limiti dell’intervento pubblico regionale e nazionale, inoltre, indicano che un ruolo determinante per l’uscita dalla crisi dovrà essere assunto in prima istanza dall’iniziativa privata.”

Lo scenario di previsione è accompagnato da un approfondimento dedicato all’analisi del bilancio della Regione siciliana, con particolare riguardo alla spesa di investimento. “Si tratta di una variabile di estrema importanza per le prospettive di sviluppo strutturale dell’Isola – ha sottolineato Asmundo – che appare ancora ampiamente sottoutilizzata”.

“Per curare l’economia siciliana malata occorre anzitutto mettere in campo le risorse che abbiamo in funzione anticiclica che contrastino la recessione in atto”, ha affermato il Ministro per la Coesione Territoriale, Carlo Trigilia. “Con quali risorse? Da una parte potranno esserci dei fondi nazionali derivanti dalla decisione della commissione Ue di sottrarre il cofinanziamento nazionale dal calcolo del parametro deficit/pil e cioè una cifra fra i 6 e i 15 miliardi. Dall’altra ci sono i fondi europei che vanno sottratti dal rischio di essere perduti. Esistono risorse a rischio in varie regioni meridionali non inferiori a 4-5 miliardi di euro che si possono utilizzare per l’occupazione, per le imprese e per lo stimolo delle economie locali. E’ una strada che anche la Regione Sicilia si è impegnata a prendere seriamente in considerazione per evitare il rischio di perdere fondi che non riesce a spendere. Ma tutto questo non basta dopo cicli insufficienti; bisogna mettere mano al sistema del governo dei fondi e intervenire sull’incapacità di spendere.

Dall’altra parte bisogna impostare in modo nuovo il ciclo 14-20. Per questo dobbiamo mettere in campo una strategia chiara resistendo alle spinte a frammentare i centri di spesa, concentrando le risorse su pochi obiettivi. Una strategia di forte concentrazione delle risorse che integri gli interventi antirecessione. Per la Sicilia la strategia potrebbe essere quella di puntare sulla valorizzazione delle risorse locali come il turismo, l’agricoltura, l’agroindustria, le città, e le risorse di conoscenza specializzata delle università”.

Autore: Andrea Naselli

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