Confidi da riformare, non da affossare. Un sistema da finanziare subito

Un sistema che in Sicilia  ha macinato per oltre  812 milioni  di euro proprio nel pieno del credit crunch bancario.  Una nebulosa di ben 30 confidi che negli ultimi anni ha portato 7 consorzi fidi a fare un salto qualitativo diventando art. 107 (e cioè vigilati Banca di Italia). Eppure questa cinghia di trasmissione dalle banche all’imprese ha incominciato ad allentarsi portando il sistema a registrare 7,7 milioni di perdite nello scorso anno. Un dato che non è sfuggito all’assessore regionale all’Economia Luca Bianchi che recentemente ha stigmatizzato l ‘attività dei confidi che, a suo dire, in Sicilia non funzionano.

www.economiasilia.com ha girato le perplessità di Bianchi a Vito Rinaudo amministratore delegato di Fideo Confcommercio Sud, uno dei sette confidi art.107 .

E’ vero che il sistema non funziona?

“Assolutamente no. Il sistema dei confidi ha dato risposte a migliaia di imprese siciliane consentendo loro di continuare a ricevere credito pur in presenza di una crisi perdurante e in assenza di una politica del credito da parte della Regione”.

Eppure il sistema dei confidi ha totalizzato l’anno scorso ben 7,7 milioni di perdite. Come mai?

“Perché i confidi si sono ritrovati da soli  ad affrontare una crisi tremenda, costretti a fare corposi accantonamenti in considerazione delle garanzie prestate  alle loro imprese e potendo contare esclusivamente sulle risorse proprie senza aiuto pubblico, contrariamente a quanto accaduto in altre regioni d’Italia”.

Eppure l’assessore Bianchi sostiene che l’intervento pubblico non c’è stato per la scarsa domanda e per l’incapacità dei confidi di offrire giuste garanzie.

“L’Assessore è stato informato male. Non si tratta di incapacità dei confidi ma della incapacità della pubblica amministrazione a proporre misure utili alla concessione del credito a favore dell’imprese. Da anni i confidi Siciliani non sono finanziati in maniera adeguata e addirittura non hanno potuto utilizzare risorse pubbliche perché le complicate e cervellotiche procedure operative le rendevano inutilizzabili. Vedi l’impossibilità ad utilizzare fondi regionali per offrire nuove garanzie a favore delle imprese. E’ vero però che, come dice l’assessore, alcune somme appostate non sono state utilizzate. E questo è un vero paradosso. Ed è la Regione ce lo deve spiegare! Basti pensare che oggi nel sistema dei confidi vi è una somma di 8- 9 milioni di euro, inizialmente destinata alla copertura di perdite su crediti ma che alla fine del finanziamento all’imprese è rimasta inutilizzata nei bilanci dei confidi perché la Regione non ha mai pensato di indicare una destinazione diversa e produttiva. In pratica, le somme sono presso i confidi, non possono essere destinate a coprire nuovi finanziamenti, ma nello stesso tempo non possono essere restituite alla regione. Ecco servito un bel paradosso!! Sfido chiunque a sostenere che questo è un modo razionale di organizzare un settore strategico come il credito all’imprese!”.

Eppure l’assessore dice una cosa condivisibile a proposito dell’alto numero di confidi in Sicilia. Che ne pensa?

“Che il sistema vada rivisitato mi trova pienamente d’accordo. Finora abbiamo operato con una legge concepita nel 2005 e man mano revisionata che non trova più rispondenza nel mercato. Ma non è possibile che in un modo o nell’altro la Regione trovi sempre delle scuse per non finanziare i confidi. Prima per la farraginosità delle procedure e ora perché ritenuti inefficienti. Morale della favole, i confidi non ricevono finanziamenti e devono farcela soli. E’ opportuno che vi sia una rivisitazione ma non a parole, bisogna mettersi all’opera”.

In che direzione?

“In quella dell’efficienza, fino alla drastica riduzione degli attori attualmente presenti. Ma attenzione, il modello non può essere la Puglia o altre regioni. In Sicilia in questi anni si è manifestato un fenomeno che non ha rispondenza in tutta Italia. E spiace che il sistema politico non lo comprenda. Ciò che nel resto di Italia è stato fatto grazie al sostegno pubblico ( fondi UE fino a sfidare i divieti per aiuto di stato) in Sicilia è stato fatto in prevalenza con il solo apporto delle imprese. Oggi forse i confidi siciliani avranno meno patrimonio rispetto agli altri, ma sicuramente sono molto più efficienti”.

La Regione che dovrebbe fare?

“I confidi auspicano un tavolo di confronto per una riforma complessiva. Un tavolo necessario anche per evitare errori come quello sull’utilizzo delle risorse sui fondi Jeremie. Tali fondi  giacciono praticamente inutilizzati a fronte delle grandi aspettative che avevano generato nel sistema delle imprese. Anche in questo caso la Regione ha dimostrato incapacità a fare entrare in sintonia i fondi disponibili con le reali esigenze delle aziende e del mercato”.

Andrea Naselli

Autore: Andrea Naselli

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