Centri commerciali domenica e festivi aperti a turno come le farmacie

E’ l’unica donna segretario generale di una categoria all’interno della Uil Sicilia. Marianna Flauto, 44 anni, è anche la più giovane tra tutti i segretari regionali della Uil in Italia. Arrivata solo da un paio di settimane alla guida di una delle più importanti catagorie sindacali che ingloba il commercio ed il turismo, Marianna Flauto si è trovata sul tavolo una catasta di emergenze occupazionali sparse in tutta l’isola. Un momento difficilissimo che vede la scomparsa di importanti reti distributive, il ridimensionamento di altre e di crisi profonda del sistema alberghiero da far tremare i polsi a chi deve gestire contrattazioni difficili. A Marianna Flauto www.economiasicilia.com chiede come ci si sente, da donna, in questo settore strategico.

“Carica di parecchia responsabilità. Per una che è dentro il sindacato da 25 anui e che negli anni ’90 ha gestito i contratti per nuove aperture, questo è indubbiamente un momento difficle”.

Questi ultimi per il commercio sono stati anni terribili. In particolare per la Sicilia. L’espulsione dal mercato del lavoro procede speditamente. Quali sono ora le strategie del sindacato?

“In realtà non esiste una strategia ma solo lo sforzo di trovare la soluzione migliore rispetto ai problemi che affrontiamo quotidianamente. Finora gli unici accordi sono stati quelli per abbassare il costo del lavoro (ammortizzatori, Cassa integrazione, solidarietà). La leva del costo del lavoro è, forse, in questo momento l’unica che l’azienda del commercio può adoperare per recuperare competitività ma ci sono dei limiti al di sotto dei quali non si può andare. Ciò che chiediamo a gran voce allo Stato è il mantenimento del lavoratore all’interno dell’azienda abbassando il costo del lavoro. Inoltre riteniamo che è ormai indifferibile una riforma sostanziale degli ammortizzatori sociali. E’ impensabile che i lavoratori siano pagati per stare a casa. Se l’azienda è in crisi, i soldi devono andare all’azienda per mantenere il lavoratore al suo posto e reggere l’attività”.

Abbiamo visto che nel commercio le politiche di liberalizzazione non hanno portato all’aumento dei consumi. Il sempre aperto non paga più. Bisogna fare marcia indietro?

“Questa è una battaglia che ormai facciamo da 10-12 anni e a livello nazionale la Uil ha aderito alla campagna Ue “Libera la domenica”. Questa impostazione, oltre a procurare dei disastri dal punto di vista sociale e della scala dei valori, non ha portato vantaggi economici. I centri commerciali hanno dettato legge. A questo punto pensare di farli chiudere la domenica e i giorni festivi non è pensabile. La nostra proposta è di organizzare l’apertura delle domeniche e dei festivi come per le farmacie: con turni. Ciò comporterebbe una riorganizzazione aziendale e l’assunzione con contratti week-end.

L’avvento dei centri commerciail in Sicilia ha prodotto la desertificazione dei centri storici. Che fare adesso?

“L’apertura domenicale e festiva era stata pensata in funzione di eventi turistici e culturali. Ma di questi ultimi nelle città non si è visto nulla. Ciò ha danneggiato i piccoli negozi e nei centri storici il proliferare del lavoro in nero. Si dovrebbe legare l’apertura all’organizzazione di eventi”.

Quali le emergenze occupazionali più importanti in questo momento in Sicilia?

“Sicuramente i 1.600 lavoratori Aligrup, i 350 di Migilore, i 200 di Livolsi. Ma le situazioni di crisi sono tante altre”.

E nel turismo?

“Il turismo è alla disperazione. E’ il peggior momento da 20 anni. Le strutture stagionali aprono al massimo 6 mesi l’anno quando va bene. Stiamo gestendo la crisi della Valtur e di ben 3 villaggi vacanze nel ragusano. Senza contare che il club Med, che ha annunciato ormai da tempo la ristrutturazione del villaggio di Cefalù, ancora è fermo”.

Andrea Naselli

Autore: Andrea Naselli

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