Confcommercio, ecco le priorità anticrisi

Il 2013 sarà ancora un anno difficile per la nostra economia, per le famiglie, per le imprese. Un anno in cui, purtroppo, registreremo una consistente caduta del Pil e dei consumi che, secondo le nostre previsioni, faranno segnare un calo, rispettivamente, dell’1,7% e del 2,4%. E in questa situazione a soffrire particolarmente sono le imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti che stanno vivendo drammaticamente sulla propria pelle gli effetti di questa crisi. Molte attività chiudono perché i consumi sono in caduta libera da tanto tempo, la pressione fiscale è a livelli record, il credito è sempre meno accessibile e la liquidità scarseggia perché lo Stato non onora i suoi debiti nei confronti delle imprese. Da tempo Confcommercio denuncia la drammaticità di questa situazione sollecitandoil Governo, il Parlamento e la politica ad agire immediatamente con misure concrete a sostegno dell’economia reale e, in particolare, delle imprese del terziario di mercato e dei servizi. E’ indispensabile, infatti, passare dal tempo del rigore e dell’austerità a quello della crescita perché solo così è possibile assicurare anche la tenuta dei conti pubblici. In questo contesto, va nella giusta direzione il percorso indicato dalla relazione programmatica del presidente del Consiglio, Enrico Letta, soprattutto in riferimento alla necessità di dare risposte alle tre grandi emergenze del Paese sul piano istituzionale, economico e sociale. Così come l’aver impostato l’avvio della nuova legislatura aprendo una nuova stagione di dialogo e di riforme per modernizzare il paese e mettere il sistema di piccole e medie imprese al centro del programma di Governo per consentire all’economia reale di ripartire al più presto e dare prospettive di crescita e di occupazione durature al paese.

Tra le priorità, bene, dunque, l’impegno per la riforma elettorale, per la riduzione del costo del lavoro, per la sospensione dell’IMU a giugno, per scongiurare l’ipotesi dell’aumento dell’Iva. Ma sono impegni, questi, che devono necessariamente tradursi nel più breve tempo possibile in misure concrete ed efficaci perché occorre ridare fiducia e speranza agli imprenditori e alle famiglie che da troppo tempo soffrono del perdurare della crisi. E soprattutto occorre che il nuovo Governo ascolti le istanze delle piccole e medie imprese e del sistema di impresa diffusa che rappresenta proprio la parte più vitale del Paese e in grado di assorbire disoccupazione e dare lavoro.

Per questo motivo Confcommercio ha organizzato un Roadshow con l’obiettivo di raccogliere dal territorio e dalla viva voce degli imprenditori la testimonianza della sofferenza di questo sistema di imprese ma soprattutto di recepirele loro istanze e le aspettative per portarle all’attenzione del governo, della politica e delle istituzioni in occasione dell’Assemblea generale del 12 giugno.

Un Roadshow,articolato in sei tappe (Milano, Messina, Torino, Venezia, Bologna, Bari), che prevede lo svolgimento di Assemblee territoriali e che già nel titolo – “Impresa diretta con il territorio” –mette bene in evidenza quanto sia forte la connessione tra imprese e territori e quanto il contributo delle imprese del territorio sia importante per la crescita, lo sviluppo e la coesione del Paese. In particolare quelle dei servizi di mercato che rappresentano larga parte dell’economia reale, con un contributo di oltre il 40% al Pil e all’occupazione del Paese, e che si pongono come un vero e proprio soggetto di integrazione, con capacità di ascolto e di proposta, pronto a cogliere e interpretare i cambiamenti e le trasformazioni sui territori.

In questo contesto è necessario, dunque, il confronto con gli amministratori e i rappresentanti politici locali che consentirà di completare il quadro di analisi e definire meglio l’entità di questa crisi, dare risposte alle imprese e individuare misure di intervento per tornare a crescere il prima possibile.

A questo proposito, le misureprioritarie secondo Confcommercio sono:

 – cancellare il previsto ulteriore aumento dell’Iva da luglio prossimo;
– ridurre la pressione fiscale e semplificare un barocco sistema fiscale;
– proseguire con più determinazione e coraggio nel taglio della spesa pubblica improduttiva;
– una burocrazia più semplice e meno onerosa;
– allentare la stretta creditizia;
– rendere più flessibile e meno oneroso l’ingresso nel mercato del lavoro;
– puntare su un deciso processo di dismissione del patrimonio pubblico a vantaggio dell’abbattimento dello stock del debito.

Autore: Economia Sicilia

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