Catania. Imprese: Confindustria Catania “area industriale ancora nel degrado”

“Nei giorni scorsi le segreterie provinciali delle Organizzazioni sindacali dei lavoratori hanno lanciato l’ennesimo allarme sulle condizioni in cui versa la zona industriale di Catania ed in particolare l’agglomerato di Pantano d’Arci, quello in cui piu’ alta e’ la concentrazione di imprese e lavoratori (circa 10.000) e in cui insistono le imprese a capitale multinazionale che per effetto di positive opportunita’, negli anni passati, hanno scelto di insediarsi a Catania”. Cosi’ in una nota il presidente di Confindustria Catania, Domenico Bonaccorsi di Reburdone, che ribadisce come “abbiamo piu’ volte denunciato l’intollerabile situazione di degrado in cui e’ tenuta questa vasta porzione di territorio che, invece, dovrebbe rappresentare il fiore all’occhiello della citta’”. “Da oltre dieci anni Confindustria Catania – aggiunge – indica come indispensabile un cambiamento di approccio ai problemi delle aree industriali. Abbiamo incessantemente chiesto una legge di riforma che trasformasse le Asi da meri luoghi di gestione burocratica e amministrativa (con risorse appena sufficienti al pagamento degli stipendi dei dipendenti), in strumenti propulsori con competenze gestionali attive. Organismi capaci quindi di deliberare in tempi rapidi le richieste relative a nuovi insediamenti; con poteri decisionali svincolati dai Prg dei Comuni; con un assetto gestionale tale da affrontare la piu’ elementare delle necessita’, e cioe’ la manutenzione ordinaria del territorio”.

“In questi anni – prosegue Domenico Bonaccorsi di Reburdone – abbiamo presentato le nostre proposte ai Prefetti ed ai Questori che si sono avvicendati a Catania, per quanto di loro competenza. Altrettanto e’ stato fatto con la Regione, con i Comuni interessati (ben tredici, quelli facenti parte dell’Asi) per le problematiche legate in primo luogo alla Tarsu e al funzionamento dei servizi comunali. Tutto cio’, evidentemente, con risultati poco apprezzabili. Eppure, avevamo salutato con grande aspettativa la legge regionale che sciogliendo le Asi, non solo realizzava un consistente taglio ai costi di gestione, eliminando inutili poltrone di sottogoverno, ma dava anche vita ad un soggetto unico, l’Istituto regionale per lo sviluppo delle attivita’ produttive (Irsap), dotato, nelle intenzioni del legislatore, di una rapida capacita’ di azione. Purtroppo, ad oltre un anno dal varo della legge, siamo ancora fermi al nastro di partenza. Per questo condividiamo l’appello da ultimo lanciato dalle Organizzazioni sindacali dei lavoratori e le invitiamo a partecipare ad un incontro che chiederemo al commissario straordinario dell’Irsap e all’assessore regionale alle Attivita’ produttive, gia’ nei prossimi giorni, non appena dalla lettura del bilancio della Regione saremo in condizione di capire quali siano le risorse disponibili. Il documento finanziario ancora in discussione all’Ars, infatti, incide pesantemente anche sull’Irsap, come su molte altre voci, riducendo di conseguenza la possibilita’ di concreta realizzazione di aspettative legittime, da troppo tempo disattese”. (ITALPRESS).

Autore: Economia Sicilia

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