Racket: collaborazione Confindustria Sicilia-inquirenti, 2 arresti

Due arresti a Palermo nell’ambito di una indagine su una estorsione ai danni di una ditta che si occupa di pulizie ospedalieri resa possibile da una stretta collaborazione tra Confindustria Sicilia e gli inquirenti. La polizia e i carabinieri, coordinati dalla DDA, hanno eseguito un provvedimento nei confronti di Giovan Battista Barone, di 49 anni, e di Emilio Pizzurro, di 54. “L’operazione – spiega la Questura del capoluogo siciliano – e’ l’ennesimo risultato di un consolidato rapporto di sistema tra Forze dell’Ordine e societa’ civile che, nel tempo, sta facendo registrare ragguardevoli successi nella lotta alla criminalita’ organizzata; nella circostanza va sottolineato il ruolo svolto da Confindustria, l’associazione di categoria cui l’imprenditore, vittima di costanti e minacciose pressioni estorsive, si era rivolto. Confindustria Sicilia e Squadra Mobile di Palermo hanno intrapreso un cammino comune all’insegna della legalita’ suggellato dall’importante contributo economico che l’associazione ha fornito, consentendo la realizzazione di moderni uffici di polizia in quello che un tempo era il convento di Santa Elisabetta e che ora accoglie gli uffici della sezione Criminalita’ Organizzata della Squadra Mobile di Palermo, inaugurati lo scorso 11 giugno dal Capo della Polizia, Antonio Manganelli”.

I due indagati sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale di Palermo, Marina Petruzzella. Emilio Pizzurro dovra’ rispondere solo del reato di tentata estorsione, in concorso ed aggravata dalle modalita’ mafiose, mentre a Barone e’ stato contestato anche il reato di associazione mafiosa. L’imprenditore che Cosa nostra avrebbe voluto taglieggiare, di concerto con i vertici regionali di Confindustria, si e’ rivolto alla Squadra mobile di Palermo, consentendo di ricostruire il tentativo estorsivo. I due arrestati, secondo quanto ricostruito dalla polizia, avrebbero avvicinato alcuni esponenti della ditta avanzando una richiesta di “messa a posto” pari a 500 mila euro, ritenuta “trattabile” fino ai 200 mila. Ad avanzare la richiesta sarebbe stato Giovan Battista Barone, che si sarebbe accreditato quale esponente del mandamento mafioso di “Palermo Centro”. Al rifiuto opposto dalla vittima non si sono fatti attendere episodi di vendetta in puro stile mafioso: telefonate anonime e minatorie, l’incendio dell’auto di un esponente della ditta e addirittura l’incendio dei locali di un esercizio commerciale riconducibile al parente di uno dei responsabili dell’impresa. Giovan Battista Barone, gia’ condannato per mafia nel 2003, all’indomani della sua scarcerazione avvenuta nel 2009, sarebbe tornato ad operare per conto di Cosa nostra. Indicato come affiliato alla cosca mafiosa dei “Pagliarelli” avrebbe svolto un ruolo di cerniera con i mandamenti della “Noce” e di “Palermo-centro”. Ed in nome e per conto di quest’ultimo mandamento, per esempio, avrebbe agito nel corso di quest’ultimo episodio estorsivo. (ITALPRESS).

Autore: Economia Sicilia

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