Pesca siciliana, nel 2012 la marineria ha perso 86 battelli e quasi 5 mila tonnellate di stazza

Una flotta ormai vecchia, in numerosi casi insicura e sempre più  costretta allo smantellamento. Il prezzo del gasolio marino triplicato rispetto a 10 anni fa e tendente ancora al rincaro (dalla fine del 2012 ai primi 15 giorni del 2013 l’aumento del prezzo medio è stato del 2,4%, attestandosi adesso intorno ai 75 centesimi al litro). E, per allargare lo scenario, la consueta stasi della progettualità  sul fronte delle infrastrutture portuali, le difficoltà delle imprese del settore nell’ottenere prestiti dalle banche e l’impoverimento delle risorse ittiche del Mediterraneo. Si stringe il morso della crisi economica sulla pesca siciliana, entrata nel nuovo anno con stime inquietanti. Sono quelle che emergono dal Rapporto 2012 sulla pesca e l’acquacoltura in Sicilia, stilato annualmente dall’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo, struttura di ricerca attiva da 5 anni all’interno del Cosvap,  il Distretto Produttivo della Pesca di Mazara del Vallo.

La bozza del rapporto, che compendia le analisi di 16 istituti di ricerca, è stata discussa venerdì all’Assemblea Regionale, nel corso di un meeting servito anche a inaugurare il “Foro per l’Africa ed il Medio Oriente Allargato”: nuovo corso del dialogo e della cooperazione internazionale a partire dalla pesca, che sulle basi gettate negli anni precedenti dai Forum per il Mediterraneo promossi dal distretto mazarese, amplia oggi lo spettro delle partnership imprenditoriali anche a alcuni paesi dell’Africa sub-sahariana (Guinea Equatoriale, Congo, Mauritania, Costa d’Avorio, Mozambico) e a altre realtà del vicino Oriente, come  Yemen e Oman.

Stando ai dati già elaborati dallo studio, che verrà completato nei prossimi mesi, nel 2012 le marinerie siciliane hanno perso altri 86 battelli (dai 3.035 del 2011 si è passati a 2.949 di fine 2012), con una riduzione della stazza lorda da poco meno di 56mila tonnellate alle attuali 51.708. in questo quadro, la flotta più grande rimane quella di Mazara del vallo, con un totale di 244 motopesca, metà dei quali con licenza di pesca a strascico.

A aumentare, di contro, è la vetustà dei motopescherecci siciliani: dieci anni fa l’età media era di 28 anni, oggi supera i 33, con il conseguente peggioramento delle condizioni di vita per gli equipaggi a bordo e la loro esposizione a incidenti. La politica delle dismissioni ha determinato – solo nell’ultimo anno – un’ ulteriore perdita di 1.200 lavoratori della pesca, tra attività primarie e settori dell’indotto. La fotografia del settore fornita dal Rapporto mostra anche altri dati preoccupanti. Come quello dell’incidenza di pesca e acquacoltura sull’intera economia siciliana: solo lo 0,58%. Un rapporto che rimpicciolisce rispetto alle economie delle altre regioni del Mezzogiorno a ‘obiettivo convergenza’, appena lo 0,17% e si riduce al lumicino nel confronto con l’economia del resto dell’Italia: lo 0,08 per cento.

Economisti e addetti del settore lo paventano da tempo, ma oggi ancora di più:  di questo passo la pesca siciliana rischia l’estinzione. “Siamo ormai a oltre 6mila posti di lavoro bruciati nell’ultimo quinquennio – considera Giuseppe Pernice, coordinatore dell’Osservatorio.

In questa prospettiva così oscura, occorre insistere sull’attuazione di interventi urgenti da parte dell’Unione Europea per rafforzare la cooperazione tra paesi frontalieri finalizzati a una gestione sostenibile delle risorse ittiche e all’ammodernamento delle barche per mezzo di materiali ecocompatibili e motori meno energivori”.

“La politica della rottamazione dei pescherecci, favorita dall’Unione Europea, significa di fatto rottamazione di uomini in condizione di lavorare: una tendenza immorale, uno scempio” , afferma il presidente del Cosvap Giovanni Tumbiolo. La nuova politica comunitaria della pesca, approvata qualche giorno fa, conferma quanto Bruxelles sia distante dagli interessi e dalle prerogative della pesca e delle marinerie mediterranee. L’Europa è una grande opportunità per i cittadini dei paesi membri, ma la burocrazia comunitaria è un ostacolo allo sviluppo e al dialogo anche a livello locale”. Ragion per cui, dice Tumbiolo, si deve ripartire con idee e progetti validi soprattutto su obiettivi come l’internazionalizzazione, l’innovazione e il trasferimento tecnologico. Questi obiettivi devono essere concepiti dal basso, per poi arrivare in sede comunitaria con una maggiore capacità di fare pressione”.

Autore: Antonio Schembri

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