La tragedia delle morti bianche continua: sono 445 le vittime registrate in Italia dall’inizio dell’anno alla fine di ottobre

A fine settembre erano 392, al 31 ottobre invece sono tragicamente aumentati arrivando a 445. Questi i numeri che definiscono la morte sul lavoro in Italia nei primi 10 mesi dell’anno. Tante, infatti, sono le vittime rilevate dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering di Mestre dall’inizio del 2012. Una strage senza fine e senza neppure una tregua. Perché si continua a morire di lavoro ogni giorno e più volte al giorno come testimoniano tristemente le statistiche: 53 i decessi registrati anche nel mese di ottobre da Nord a Sud del Paese. Ma nello scenario a dir poco sconfortante emerge un dato positivo, anche se non sufficiente ad arginare significativamente il dramma, ovvero il decremento degli infortuni rispetto allo scorso anno e pari al 3,8 per cento. Sempre l’agricoltura il luogo maggiormente ‘votato’ agli incidenti mortali, seguito dall’edilizia; mentre le fasce d’età più colpite sono quella dei cinquantenni e degli ultrasessantacinquenni. Come se l’esperienza fosse sinonimo di sottovalutazione del rischio. E una delle immagini più drammatiche giunge dalla Lombardia, dove solo nel mese di ottobre si sono registrate otto morti bianche, portando il bilancio regionale delle vittime sul lavoro a quota 60 dall’inizio dell’anno. Seguono: l’’Emilia Romagna (55), la Toscana (38), la Sicilia e il Veneto (35), la Campania (31) e l’Abruzzo (25). Ed è proprio l’Abruzzo ad indossare la maglia nera nel Paese quando l’Osservatorio Vega Engineering analizza l’incidenza delle vittime rispetto alla popolazione lavorativa. Rispetto ad una media nazionale pari a 19,5, fa registrare un indice di 50,7 (più del doppio della media della Penisola). Secondo il Trentino Alto Adige (38,3), terza la Valle D’Aosta (35,1), quarta la Calabria (33,1), quinta l’Emilia Romagna (28,4). Tra le province italiane sono Modena e Brescia a far rilevare il maggior numero di vittime sul lavoro con 17 decessi da gennaio a ottobre . Seconda è Torino (12), terze Salerno, Bolzano e Roma (11); 10 le vittime a Bergamo. Mentre il più alto rischio di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa viene registrato a Grosseto (93,5). Seguono: Benevento (80), Oristano (72,1), Crotone (69,1), Pescara (68), Avellino (62,1), Chieti (57,3) e Modena (55,9). Al centro della tragedia con il maggior numero di morti bianche c’è l’agricoltura in cui si conta il 36,5 per cento del totale delle vittime sul lavoro; ma altrettanto grave è la situazione nel settore delle costruzioni dove è deceduto il 24,5 per cento dei lavoratori. Il 7,9 per cento degli eventi mortali, invece, ha coinvolto gli operatori del commercio e delle attività artigianali; mentre arriva al 5,6 per cento la mortalità nei trasporti, magazzinaggi e comunicazioni. La più frequente causa di mortalità è la caduta dall’alto nel 24 per cento dei casi, seguita dal ribaltamento di un veicolo o un mezzo in movimento (19,8 per cento) e dallo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti dall’alto (16,6 per cento) Il dettagliato studio dell’emergenza condotto dagli esperti dell’Osservatorio Vega Engineering (tutti i dati sono disponibili sul sito www.vegaengineering.com) continua quindi con la nazionalità delle vittime. Si scopre così che gli stranieri deceduti sul lavoro sono l’11,1 per cento del totale. E il 57,1 per cento delle vittime straniere è stato registrato nel Centro del Paese. I rumeni, sono gli stranieri più coinvolti in infortuni mortali. Mentre le fasce d’età maggiormente colpite in Italia sono quelle che vanno dai 45 ai 54 anni (111 vittime) e degli ultrasessantacinquenni (99). Rispetto alla popolazione lavorativa l’indice di incidenza più preoccupante è proprio quello degli ‘over 65’ (263,4); segue il 31,1 della fascia 55-64 e il 17,7 dei 45-54.

Autore: Economia Sicilia

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