Messina: crisi comune e partecipate, Cisl “citta’ in ginocchio”

A Messina si allarga la protesta dei lavoratori delle partecipate e dei dipendenti comunali, che sono senza stipendio perche’ le casse del comune sono al verde. Palazzo Zanca e’ stato circondato da circa 500 lavoratori. Mentre, intanto, hanno accusato un malore le due dipendenti dell’azienda trasporti Atm che ieri avevano iniziato lo sciopero della fame. “La drammaticita’ della crisi del Comune di Messina sta determinando una condizione di grave difficolta’ per tutta la comunita’”, dice Tonino Genovese, segretario generale della Cisl di Messina, che evidenzia il rischio di una pesante ricaduta su tutta l’economia cittadina. “Il mancato pagamento degli stipendi ai dipendenti del comune, delle partecipate e dei servizi pubblici – aggiunge – sta mettendo in ginocchio l’intera comunita’”. “A soffrire direttamente sono gli interessati, che non percepiscono gli stipendi, ma – sottolinea Genovese – la mancata circolazione di denaro sta producendo un livello di crisi indiretto non meno preoccupante e pericoloso su tutti gli altri settori del tessuto sociale economico e produttivo cittadino, scaricandosi su piccole e medie aziende e soprattutto su lavoratori deboli e in moti casi privi di tutele. Uno stato di cose che necessita ancora di piu’ una pubblica e generale assunzione di responsabilita’. La citta’ tutta si deve sentire chiamata in causa e deve concorrere con consapevolezza alla ricerca delle soluzioni per uscire da questo circolo vizioso che rischia di compromettere definitivamente le sorti dell’intera comunita’. E’ preoccupante – attacca il segretario generale della Cisl – il silenzio di tante, troppe, voci che pur ricoprendo incarichi di responsabilita’ continuano a defilarsi”. Genovese invoca una doppia azione per affrontare l’emergenza della crisi attuale: “Intanto – dice – ricercare ogni possibile utile soluzione per affrontare, risolvere o almeno tamponare la crisi di liquidita’ in modo da superare l’emergenza. Poi – propone – un Patto sociale attraverso il quale riorganizzare, ristrutturare e riportare l’impianto di governo amministrativo e dei servizi su base sostenibile e funzionale. La proposta, gia’ formulata, di ricorrere al Fondo di rotazione previsto dall’articolo 4 del Decreto Legge 174 rischia di essere vanificata da ulteriori titubanze o ritardi perche’, ad oggi, ancorche’ in attesa del DM interpretativo e della conversione in legge, sono state presentate al Ministero competente oltre 150 domande da comuni che intendono affrontare le loro emergenze attraverso i 530 milioni di euro stanziati per l’anno in corso”. (ITALPRESS).

Autore: Economia Sicilia

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