Ecco il testo integrale della lettera aperta

Illustrissimo Sig. Presidente della Repubblica,

Illustrissimo Sig. Presidente del Consiglio,

10 miliardi di euro di fondi europei assegnati alle infrastrutture della Sicilia per il periodo 2007-2013 giacciono inutilizzati perché, se la Regione siciliana svincolasse la propria quota di cofinanziamento obbligatoria, violerebbe il Patto di stabilità.

Tali ingenti risorse, se non saranno spese entro il prossimo anno, dovranno essere restituite all’Europa, facendo perdere all’Isola l’ultima possibilità di ridurre quel gap di modernità col resto del Paese e con l’Europa che costituisce un primato negativo in tutto il Mediterraneo.

E’ il segno del fallimento della politica.

Di una intera classe politica che ha provocato questa drammatica condizione finanziaria perché, piuttosto che sostenere le attività produttive, gli investimenti, lo sviluppo e tutto ciò che crea valore aggiunto e quindi versamento di tributi all’erario, ha preferito impegnare quasi tutto il bilancio della Regione per foraggiare nell’ultimo decennio centinaia di migliaia di soggetti improduttivi, ossia i bacini di voti utili a riconquistare sempre quelle poltrone che garantiscono stipendi e privilegi da nababbi.

Dopo avere sostenuto da soli, come Ance Sicilia e Ance nazionale, nell’interesse dell’intera economia siciliana, la battaglia per ottenere da parte del Governo centrale l’esenzione dei fondi Fas, di Protezione civile e del trasporto locale dal Patto di stabilità, siamo rimasti assai delusi e amareggiati nell’apprendere che venerdì scorso la Giunta regionale, in prossimità delle elezioni, si è affrettata ad assegnare da quel budget le risorse agli stipendi dei forestali e dei formatori, mentre i settori produttivi, che attendono da anni il pagamento delle loro fatture, non sanno ancora se potranno percepire qualcosa.

Nel solo settore edile, le pubbliche amministrazioni devono alle imprese 1,5 miliardi di euro per opere eseguite o in corso di realizzazione, e non hanno più fondi per investire sulle nuove infrastrutture, sulle manutenzioni, sulla sicurezza degli edifici e del territorio.

In questo contesto le banche non ritengono più affidabile questo mercato. Dunque, sono già fallite 475 imprese, hanno perso il lavoro 76mila operai, nel periodo aprile-maggio 2012 c’è stata un’impennata della cassa integrazione (+250%) che ha posto la Sicilia in testa alle regioni italiane, con picchi di +476% a Siracusa.

La prospettiva per il 2013, secondo quanto ci informa la Regione, è di una ulteriore contrazione di 1 miliardo di euro negli investimenti in opere pubbliche. Poiché ciascuno di noi ha esaurito le riserve, non esistono più le condizioni per andare avanti se non interviene subito un profondo cambiamento.

Ma la svolta non può venire da qui. Un bilancio regionale quasi tutto vincolato a spese correnti sta disseminando a grappolo il rischio default: la metà dei Comuni è costretta a ridurre i servizi essenziali andando incontro al dissesto strutturale di gestione; i trasporti pubblici si vanno fermando; la scuola e la sanità pubbliche sono ridotte al lumicino; i servizi sociali e per gli anziani sono abbandonati.

Tutto questo mentre i politici continuano nella loro difesa corporativa di privilegi e clientele, come se non vedessero che attorno a loro la Sicilia sta crollando.

Ciò ci fa temere, Illustrissimi Presidenti, che il quadro politico che uscirà dalle elezioni regionali del 28 ottobre sarà assai frammentato e non metterà il nuovo governo nelle condizioni di adottare decisioni forti e necessarie per cambiare volto alla Sicilia, ma neppure di approvare il bilancio entro il prossimo mese di aprile. A quel punto, lo Statuto prevede lo scioglimento dell’Ars e la nomina di un commissario da parte del Governo centrale.

La nostra economia e le nostre aziende, però, non possono aspettare così tanti mesi quel cambiamento strutturale che serve a evitare un fallimento generale e che può venire solo da una gestione cosciente, etica e morale, modello che la nostra classe politica non sa più esprimere.

Per questo Vi chiediamo di intervenire immediatamente in maniera sostitutiva, prima che sia troppo tardi.

Non importa in che modo, se con un commissario ad acta per i fondi europei, o se con una task force interistituzionale sul modello di quella voluta dal ministro Barca con Rfi che è già riuscita a sboccare importanti opere al Sud e in Sicilia.

L’assemblea straordinaria di Ance Sicilia, col supporto e l’approvazione del presidente nazionale dell’Ance, Paolo Buzzetti, ha deciso di avviare una class action per il recupero dei crediti e per il risarcimento dei danni e ha programmato una serrata di tutti i cantieri e una manifestazione nazionale a Roma.

Sono azioni estreme di disperati che non sanno più  come sopravvivere.

A Voi chiediamo invece, dall’alto della Vostra credibilità e autorevolezza istituzionale, di ridare speranza alla Sicilia e di porre fine ad uno scandaloso misto di arroganza e di incapacità che offende il senso delle istituzioni e il credo nella democrazia che ci accomunano tutti.

I costruttori edili dell’Ance Sicilia

Autore: Economia Sicilia

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