Bertola: “La legalità qui è di casa”

Quando il 30 agosto di 5 anni fa è arrivato in Sicilia da Saluzzo in Piemonte con alle spalle una lunga esperienza bancaria, molti hanno gridato: “mamma arrivano i piemontesi”. Roberto Bertola alla guida del Banco di Sicilia come direttore generale e amministratore delegato e successivamente come responsabile territoriale UniCredit, la Sicilia l’ha masticata, compresa, vissuta senza puzza sotto il naso o preconcetti ma con l’umiltà di chi cerca di capire. E, forse, è stata questa la ricetta giusta che gli ha consentito di traghettare la banca più importante dell’isola verso una integrazione difficile e non senza sacrifici, all’interno della struttura di UniCredit.  All’ormai siculo-piemontese Bertola che a 65 anni lascia la guida dell’area siciliana di UniCredit, con ancora il marchio Banco di Sicilia nelle filiali, a Giovanni Chelo (vedi articolo a parte ndr) www.economisicilia.com ha chiesto di tracciare un breve bilancio di questa sua esperienza alla guida della banca siciliana in un quinquennio così delicato per lo stesso Banco di Sicilia e per l’economia dell’isola.

“Il marchio Banco di Sicilia, dal 2007 ad oggi nella regione, grazie all’apporto di UniCredit e al netto delle filiali cedute per disposizione dell’Antitrust, ha aumentato sensibilmente gli impieghi alla clientela; l’incremento è stato di sei miliardi di euro e la nostra quota di mercato è oggi pari a circa il 24%. Siamo cresciuti anche nella raccolta diretta, con un incremento di circa un miliardo di euro.

Una riaffermazione del ruolo del Banco di Sicilia-UniCredit che, in questo momento di incertezza, è avvenuta anche grazie al ruolo dei confidi. Strutture con cui la banca da lei diretta ha avviato numero collaborazioni. Come vede il futuro dei confidi in Sicilia?

“Il ruolo dei confidi è stato ed è ora ancora più determinante per almeno due fattori: il primo che oggi le imprese fanno pochi nuovi investimenti e che le famiglie non comprano più case come una volta; il secondo è che non c’è più liquidità abbondante in circolazione. Pensi che in Sicilia vi sono più impieghi che raccolta. In un momento in cui la liquidità è scarsa e la rischiosità alta è importante che vi siano più attori che garantiscano che il denaro vada nelle mani giuste. Ma, con il tempo, l’impegno dei confidi sul versante delle garanzie, fa si che il loro patrimonio viene progressivamente a non essere sufficiente. Il problema dell’adeguatezza del patrimonio le banche in Italia e in Europa lo hanno risolto chiedendo nuove risorse ai propri azionisti o, ultimamente, anche attraverso il ricorso a fondi pubblici. Parallelamente è necessario che anche i confidi si ricapitalizzino. Nel piano industriale della nostra banca affrontiamo questo tema con la predisposizione di uno strumento ad hoc che punta a liberare alcune garanzie offerte dai confidi”.

L’accusa che viene mossa da più parti al sistema bancario, e a quello siciliano in particolare, è la chiusura dei rubinetti provocando un credit crunch fatale per l’economia dell’isola. Quanta è la responsabilità della più importante banca siciliana?

“Le cito i dati dell’ABI. Nel 2011 l’incremento degli impieghi erogati dal sistema bancario in Sicilia è sensibilmente superiore a quello registrato nel Mezzogiorno e in Italia (Sicilia + 6,9%; Mezzogiorno +4,4%; Italia + 1,7%). Nel primo quadrimestre 2012 il sistema bancario siciliano continua a registrare un incremento degli impieghi rispetto al dato nazionale, anche se in misura più ridotta (Sicilia +2%; Mezzogiorno +0,6%; Italia + 0,6%).”

Quali sono stati i passaggi più difficili del suo quinquennio siciliano?

“L’inizio è stato abbastanza difficile per disaccordi sul ruolo e la mission che la banca doveva svolgere sul territorio siciliano ma poi, nel 2008, le contrapposizioni sono state ricomposte e si è potuto lavorare ad un riposizionamento strategico della banca con evidenti risultati positivi sia all’interno che per la nostra clientela”.

E all’interno del processo di riorganizzazione quali difficoltà ha dovuto affrontare?

“Non molte perché ho avuto l’opportunità di lavorare con una rete compatta e coerente”.

Al suo successore che banca lascia?

“Senza dubbio una banca che ha fatto la scelta di campo della trasparenza e della legalità. Abbiamo ritenuto di dare un contributo per la valorizzazione dell’economia sana sia con la collaborazione svolta con l’Agenzia nazionale dei beni confiscati (abbiamo liberato dall’ipoteca, tra l’altro, il fondo Verbumcaudo) che con aiuti economici dati alle iniziative imprenditoriali nate proprio dai beni confiscati. Inoltre, oggi siamo una banca che ha voluto fare il proprio piano industriale partendo dai territori e con un coinvolgimento effettivo delle agenzie e di tutti i dipendenti. Oggi siamo la prima banca in 8 province siciliane e abbiamo redatto ben 45 piani di sviluppo locale e 8 piani regionali. Questi piani li consegno al mio successore perché essi vanno monitorati e seguiti nel loro percorso sino alla loro piena attuazione”.

Nel passato tra la politica ed il vecchio Banco di Sicilia vi è stato un abbraccio soffocante. E nel suo quinquennio?

“Ho sempre cercato dei punti di contatto positivi per la crescita dell’economia dell’isola scartando in partenza le ingerenze illegittime. Non si può dire che nella politica sia tutto da buttare. Noi, ad esempio, abbiamo realizzato alcuni accordi con la Regione come i mutui per i centri storici, il microcredito e altro, che hanno dato buoni risultati”.

E’ tempo di commiati. A chi la gratitudine e a chi i sassolini dalla scarpa.

“La gratitudine prima di tutto ai siciliani. Qui ho imparato cosa significa rispetto delle regole e della legalità. Altrove è facile ma qui perseguire questo obiettivo è certamente un impegno a cui molti si votano. Un grazie a chi, tra i colleghi, mi ha accolto con simpatia  ed infine a mia moglie che mi ha aiutato a stare bene in Sicilia e ad amare questa terra. Il sassolino dalla scarpa me lo tolgo per quelle persone che all’inizio dei miei 5 anni in Sicilia, all’interno della banca, portavano avanti alcuni propositi con i quali stavano pensando solo a se stessi e non all’interesse dell’azienda”.

Andrea Naselli

Autore: Andrea Naselli

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