Quattro mesi di morti bianche: 137 le persone che hanno perso la vita al lavoro. una vittima al giorno. fine settimana compresi

Vacanze di Pasqua, Festa della liberazione, non hanno rallentato il bilancio delle morti bianche nel mese di aprile. Sono state 29 le vittime registrate dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering. E salgono così a 137 i decessi censiti nei primi quattro mesi del 2012. Un infortunio tragico per ogni giorno della settimana dal lunedì alla domenica. Unico dato positivo è che rispetto allo stesso periodo del 2011 è stata rilevata una flessione della mortalità pari al 13,3 per cento. Ma i decrementi non cancellano l’emergenza né i lutti che rimangono appunto parte della quotidianità del nostro Paese.

Specie quando si osservano i dati relativi alla Lombardia dove, da gennaio ad aprile, sono state registrate 23 morti bianche. Seconda è la Toscana (20), terza l’Emilia Romagna (15). Seguono: Piemonte (10), Veneto (9), Campania (8), Sicilia e Lazio (7).

Un record significativamente negativo nella mappatura di Vega Engineering è quello della Basilicata che primeggia nella graduatoria delle vittime rispetto alla popolazione lavorativa. Per la Lucania, infatti, l’indice è pari 16,2 contro una media nazionale pari a 6. Sul podio stanno anche la Toscana (12,9), l’Abruzzo (10,1); quarto il Molise (9,2), quinto il Trentino Alto Adige (8,5), sesta l’Umbria (8,2). Sopra la media nazionale anche i valori di Friuli Venezia Giulia (7,9), Emilia Romagna (7,7), Marche (7,6) e Liguria (6,3).

Indici inferiori a 6 invece vengono registrati in regioni come Veneto, Lombardia e Lazio che pure numericamente sono in cima alla classifica nazionale delle morti sul lavoro.

Analizzando la situazione per macroaree, poi, è il Centro della Penisola a contare il maggior numero di decessi (56), seguito dal Nordovest (37), dal Sud (18), dal Nordest (17) e dalle Isole (9). Rispetto alla popolazione lavorativa, però, lo scenario delle posizioni cambia, anche se la maglia nera per indice di incidenza spetta sempre al Centro del Paese (7,6). Seguono infatti il Nordest (5,5), il Nordovest (5,4), il Sud (5) e le Isole (4.4).

Muovendo l’indagine verso la classifica provinciale sono Grosseto e Brescia a primeggiare nella tragedia con 7 decessi. Al secondo posto c’è Torino (6) e terze sono Livorno, Ancona, Bergamo (4). E Grosseto mantiene il primo posto anche nella classifica provinciale delle morti bianche rispetto alla popolazione lavorativa con un indice di incidenza di 72,8, seguita da Matera (31,8), Livorno (30,3), Massa Carrara (25), Agrigento (24,8), Avellino (20,7), Ancona (20,1), Rovigo (19,4), Oristano (18).

La principale causa di morte registrata dall’Osservatorio è quella provocata da una caduta dall’alto (25,5 per cento delle morti), seguita dallo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti dall’alto (22,6 per cento); al terzo posto il ribaltamento di un veicolo/mezzo in movimento (15,3 per cento); al quarto il contatto con organi lavoratori in movimento (7,3 per cento). Seguono le morti dovute a cause elettriche dirette ed indirette (5,9 per cento), il decesso dovuto all’investimento da mezzo semovente (3,6 per cento) e il seppellimento o sprofondamento (2,9 per cento). Il 2,2 per cento dei morti è stato vittima di un letale contatto con oggetti/mezzi in movimento. E ancora l’1,5 per cento sono i decessi dovuti a: esplosione; incendio; soffocamento o intossicazione da gas; annegamento.

L’agricoltura protagonista della tragedia è il settore economico più a rischio con il 37,5 per cento dei casi di morti bianche di tutto il Paese, seguito dal settore delle costruzioni (22,1 per cento). L’8,1 per cento degli eventi mortali, invece, è stato registrato nei trasporti, magazzinaggi e comunicazioni; e ben il 9,6 per cento dei lavoratori ha perso la vita nel commercio e nelle attività artigianali; il 3,7 per cento nei servizi così come nella produzione e distribuzione/manutenzione di energia elettrica, gas acqua e nelle industrie alimentari. Il 2,2 per cento nella fabbricazione di macchine e apparecchi meccanici. L’1,5 per cento nelle industrie estrattive, nell’estrazione minerale, nello smaltimento rifiuti e nelle forze dell’ordine, militari, vigili del fuoco.

Il dettagliato studio dell’emergenza condotto dagli esperti dell’Osservatorio Vega Engineering (tutti i dati sono disponibili sul sito www.vegaengineering.com) continua quindi con la nazionalità delle vittime. Si scopre dunque che gli stranieri deceduti sul lavoro sono il 12,7 per cento del totale. Mentre le fasce d’età più coinvolte nel dramma sono quelle che vanno dai 45 ai 54 anni (36 vittime), quella degli ultrasessantacinquenni (29) e quella tra i 55 e i 64 anni alla pari con i 35 – 44enni (24 morti). Rispetto alla popolazione lavorativa l’indice di incidenza più preoccupante è proprio quello degli ‘over 65’ (77,2); segue l’8,9 della fascia 55-64 e il 5,7 dei 45-54.

Ultimo grafico elaborato dagli esperti dell’Osservatorio di Vega Engineering è quello relativo ai giorni della settimana in cui gli episodi mortali sono stati più frequenti. Si scopre così che il venerdì continua ad essere il giorno più luttuoso della settimana: tra gennaio e aprile è deceduto il 19 per cento di tutte le vittime del lavoro.

Autore: Economia Sicilia

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