Presentato il piano industriale dell’aeroporto Magliocco di Comiso

Alla Regione Sicilia approda nuovamente la questione dell’aeroporto di Comiso. Il presidente Francesco Cascio ha inserito l’argomento all’ordine del giorno della seduta del 22 maggio dopo una sollecitazione giunta dall’onorevole Pippo Digiacomo del Pd. La questione di Comiso torna quindi alla ribalta visto che, con qualche mese di ritardo, la società Ernst e Young ha concluso e consegnato la redazione del piano industriale dell’infrastruttura che le era stato commissionato da parte della Soaco (la società di gestione dello scalo). Ernst e Young aveva già ultimato lo studio ad aprile, ma ha deciso di integrare ulteriori dati al lavoro dopo la conferma dell’acquisizione della compagnia low cost Wind Jet da parte di Alitalia. Ma un sostegno per l’apertura dello scalo è giunta anche dall’Europa. Giovanni La Via, europarlamentare Pdl, a margine del voto sulla risoluzione che prevede il sostegno da parte dell’Unione europea allo sviluppo degli aeroporti regionali aveva infatti dichiarato come l’apertura dell’aeroporto di Comiso rappresenterebbe “una fondamentale boccata d’ossigeno per l’economia del ragusano e di tutta la Sicilia sud-orientale e aiuterebbe a decongestionare lo scalo di Catania”. La risoluzione approvata dal Parlamento europeo è tesa ad abbattere le barriere economiche tra i vari territori e a limitare alcune pratiche commerciali delle compagnie low-cost come le tasse di prenotazione eccessive e le restrizioni sul bagaglio a mano.

“Comiso – dichiara Digiacomo –  è l’unico nuovo aeroporto in Italia ed è stato realizzato con una convenzione di 45  milioni di euro a valere sui fondi comunitari”. L’apertura di uno degli aeroporti più moderni del Mediterraneo si è però bloccata a causa della questione del costo dei servizi di assistenza al volo. “Il governo regionale – continua Digiacomo – ha messo a disposizione 4,5 milioni di euro per garantire la copertura di questi costi per i prossimi quattro anni. Nonostante tutto l’ENAV, che pretende un pagamento di 2,6 milioni l’anno, ora vorrebbe anche una fideussione sine die in modo da garantire la copertura dei costi anche per gli anni a venire. È una richiesta che non ha alcun senso perché in tutti gli altri aeroporti italiani compreso Crotone, dove si fa un volo alla settimana, e Albenga, che fino a qualche tempo fa serviva solo per i voli di Stato di un ministro, i costi in questione sono sostenuti dallo Stato italiano. Oggi invece, mentre si fanno le pulci sui costi di gestione dello scalo ipparino, il governo sta già pagando 60 vigili del fuoco destinati a Comiso e chiusi da un anno in caserma a Ragusa”.

Stefano Alicata

Autore: Stefano Alicata

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